DOPO UNA LUNGA PERMANENZA NELLO SPAZIO

Si fa presto a dire ‘salta l’ostacolo’

L'incidenza dell'ambiente spaziale, della microgravità, sul fisico di pur ben addestrati astronauti è rilevante dopo una lunga permanenza fuori dalla Terra. Alcuni degli effetti sono osteoporosi, nausea spaziale, perdita di massa ossea e muscolare, problemi cardiaci e perdita di cognizione visiva. Insomma se sulla Terra sembra facile scavalcare un ostacolo camminando, farlo dopo una lunga permanenza è tutto un altro problema

samantha rientraQuanto può durare un viaggio verso Marte? Più o meno sei mesi, tra i 180 e i 200 giorni. Samantha Cristoforetti è rimasta nello spazio, sulla Stazione Spaziale Internazionale, 211 giorni, un record europeo in una sola missione, mondiale se parliamo di astronaute. E quando è tornata sulla Terra, come per molti suoi compagni di avventura, sono servite delle braccia di sostegno perché l’incidenza dell’ambiente spaziale, della microgravità, sul fisico di pur ben addestrati astronauti è rilevante dopo una lunga permanenza fuori dalla Terra.

Alcuni degli effetti sono osteoporosi, nausea spaziale, perdita di massa ossea e muscolare, problemi cardiaci e perdita di cognizione visiva. Insomma se sulla Terra sembra facile scavalcare un ostacolo camminando, farlo dopo una lunga permanenza è tutto un altro problema. E immaginiamo che l’astronauta non debba atterrare sulla Terra dove, come detto, può trovare delle braccia a sostegno, ma che la sua missione sia atterrare su Marte. In questo caso si troverebbe di fronte ad un doppio problema: da una parte avere abbastanza forze da potersi muovere sul pianeta rosso non solo contando sul fatto che Marte ha una gravità che è il 65% di quella terrestre. Dall’altra proprio questa differente gravità imporrebbe al cervello di riconnettersi con i propri sensi e muscoli, un po’ come succede in microgravità, dopo essere stato “scosso” da una lunga permanenza nello spazio.

Per affrontare queste e altre questioni legate ad un lungo viaggio umano verso Marte, un ricercatore della NASA, Jacob Bloomberg, ha eseguito una serie di test sia su astronauti di ritorno da una lunga missione sulla Stazione Spaziale Internazionale che su volontari distesi a letto per oltre 70 giorni. In questo modo Bloomberg e il suo team hanno messo a punto il Task Functional Test (FTT), che identifica le criticità che possono influire sul movimento e le prestazioni degli astronauti dopo che hanno subito transizioni gravitazionali. Il FTT è composto da sette test funzionali e fisiologici.

Nei test compiuti sui volontari che si sono prestati a stare a letto distesi per oltre 70 giorni è risultato come il principale effetto riguardi la stabilità posturale, la difficoltà cioè di mantenere l’equilibrio. Grazie a questi risultati sarà possibile prevedere un addestramento mirato. Le contromisure saranno pensate sia per la fase precedente che durante il volo e il principale obiettivo di questo allenamento sarà «addestrare il cervello a diventare più adattabili», secondo Bloomberg.