MAI PRIMA D’ORA ATTORNO A UN PIANETA NANO

Dawn ha agganciato Cerere

L’inserimento nel campo gravitazionale è avvenuto, come previsto, alle 13:39 ora italiana, quando la navicella NASA si trovava a circa 61 mila km dal grande asteroide e a mezzo miliardo di km dalla Terra. Il segnale di conferma è giunto al centro di controllo circa un’ora dopo, alle 14:36

Cerre visto da Dawn il primo di marzo da una distanza di 40mila km. Crediti: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA

Cerere visto da Dawn il primo di marzo da una distanza di 40mila km. Crediti: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA

C’è sempre una prima volta. E per alcuni anche più d’una. È il caso della missione Dawn della NASA, che – complice i capricci degli astronomi nella catalogazione dei corpi celesti – è riuscita a infrangere ben due record: prima sonda in orbita attorno a un asteroide (nel 2011, con Vesta) e, da oggi, prima sonda entrata nel campo gravitazionale di un pianeta nano, Cerere.

Già, perché quanto a tassonomia celeste, la volubilità di Cerere ha ben pochi rivali. «Quando fu scoperto, nel 1801, era ritenuto un pianeta, poi è stato ritenuto un asteroide e infine un pianeta nano», ricorda infatti Marc Rayman, ingegnere capo al JPL e direttore della missione Dawn della NASA. «Ora, dopo un viaggio lungo 4.9 miliardi di km e durato sette anni e mezzo, Dawn può chiamare Cerere “casa”».

Oggi che è stato agganciato, l’ex-pianeta ed ex-asteroide Cerere Ferdinandea – come fu battezzato in origine dall’astronomo e religioso che lo scoprì, l’italiano Giuseppe Piazzi, il giorno di Capodanno del 1801 – appare come una luna crescente. Ma non temete, non si tratta dell’ennesima trasformazione: pianeta nano rimane, almeno per ora. È solo che Dawn, fanno sapere dal centro di controllo della missione, si accinge a sorvolare il lato non esposto al Sole. E sarà un sorvolo piuttosto lungo. Occorrerà infatti attendere fino a metà aprile prima che la sonda NASA si lasci alle spalle la faccia oscura di Cerere, cominciando così finalmente a inviarci le attesissime istantanee del suo volto da distanza sempre più ravvicinata, mano a mano che l’orbita si farà più stretta.

Intanto, il responsabile della missione, Chris Russell, può tirare un bel sospiro di sollievo. Certo il lavoro che attende lui e il suo team nel prossimo anno e mezzo – tanto dovrebbe rimanere operativa Dawn – è enorme, a partire dal dover dare una risposta circa la natura di quelle due strane macchie luminose viste all’interno di un cratere. Ma ora che la sonda è in orbita, le condizioni per raggiungere gli obiettivi scientifici prefissati ci sono tutte: insomma, lo strumento VIR (Visible and InfraRed mapping spectrometer) – lo spettrometro italiano a bordo della sonda, fornito da ASI e realizzato da Selex Galileo con la guida scientifica del’INAF – può iniziare a scaldare i muscoli.