L'EMERGENZA NELLO SPAZIO

Acqua nel casco: Virts come Parmitano

Tutto è andato a buon fine, per fortuna, e l'astronauta della NASA non ha corso quasi alcun pericolo perché, quando si è accorto delle goccioline nel casco, era già al sicuro all'interno della Stazione spaziale internazionale

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Ricordate quando, il 16 luglio 2013, l’astronauta italiano Luca Parmitano rischiò di annegare durante un’attività extraveicolare nello spazio? A causa di un’avaria meccanica irreversibile (un filtro intasato), il suo casco si riempì pericolosamente di acqua. Il guasto, nello specifico, era nella pompa che separa il flusso dell’acqua da quello dell’aria, ma per fortuna Parmitano riuscì a rientrare indenne dentro la Stazione spaziale internazionale. La prima passeggiata spaziale per un italiano rovinata da un po’ d’acqua. La NASA e l’ESA credevano che non si sarebbe mai più ripetuto un episodio simile, invece l’astronauta statunitense Terry Virts è stato sfortunato.

Dell’acqua è entrata nel casco di Virts, appunto, al rientro dalla passeggiata spaziale (EVA – Extravehicular activity) del 25 febbraio condotta insieme al capitano della Nasa Barry Wilmore: il 47enne ha notato alcune goccioline fluttuare all’interno del grande casco e subito il resto dell’equipaggio si è allarmato e messo all’opera per risolvere la situazione. E si sa che in questi casi il pericolo è davvero alto. Per fortuna, però, la quantità di acqua era decisamente minore rispetto a due anni fa, quando Parmitano riuscì a salvarsi davvero per pochi secondi. Dal centro di controllo a terra hanno tenuto a specificare che Virts non è mai stato in pericolo e la presenza di acqua nel casco o nella tuta non è mai stata segnalata durante le sei ore e mezzo di “camminata” nello spazio, la seconda per lui e per il collega Wilmore. La prossima EVA verrà effettuata domenica ma la conferma è ancora incerta data la disavventura di mercoledì.

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A confermare l’accaduto è stata l’astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea Samantha Cristoforetti, la quale ha assistito i due colleghi durante il rientro nella ISS. Cristoforetti ha riportato che l’imbottitura assorbente all’interno del casco di Virts era umida ma non esageratamente bagnata. Gli esperti dell’Agenzia spaziale americana stanno effettuando tutti i controlli del caso. L’imbottitura è stata aggiunta nel casco dopo l’incidente del 2013. Ed è stata proprio la nostra astronauta ad aiutare Virts a rimuovere il casco e ad asciugargli il viso con un asciugamano: il suo collo era bagnato e freddo, ha detto.

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Secondo la NASA, l’acqua proviene quasi sicuramente circuito di ventilazione della tuta (come nel caso di Parmitano). Quella usata dall’astronauta Virts è la tuta numero 3005 e avrebbe già presentato problemi simili durante una passeggiata spaziale nel dicembre del 2013, la Vigilia di Natale, per stessa ammissione degli Stati Uniti. Perché accadono ancora questi incidenti? È vero che Virts non ha corso alcun pericolo, perché era già al sicuro a bordo della ISS, ma il nostro Luca ha passato una manciata di minuti per nulla piacevoli e l’incidente potrà, a quanto pare, accadere ancora se il problema alle tute non verrà risolto per le prossime missioni.

Dal luglio 2013, la NASA non si è risparmiata per risolvere i problemi che si sono verificati nel caso Parmitano e sembrava aver riparato i guasti nel ventilatore e nella pompa di montaggio. Dalle indagini era “emerso che tutti e otto i buchi si erano otturati e che quindi – ha spiegato Parmitano durante una delle sue conferenze stampa – hanno reimmesso l’acqua nel circuito di ventilazione a partire dal casco. Per questo motivo all’interno del mio casco si era formata una sfera d’acqua che mi ha ricoperto completamente il viso, isolando ogni percezione sensoriale”. Dopo quell’episodio la NASA ha pensato a diverse soluzioni per emergenze simili in futuro, come agganciare uno snorkel (un boccaglio da sommozzatori) nel retro della tuta per permettere all’astronauta di respirare aria proveniente dalla parte bassa della tuta anche in casi di possibile allagamento del casco.

All’epoca Parmitano aveva rassicurato tutti che difficilmente avremmo rivissuto un’emergenza simile, ma così – evidentemente – non è stato.