PRIMI GRANI DI CHURYUMOV-GERASIMENKO

GIADA ‘tocca’ 67P

L'incontro ravvicinato è avvenuto il primo agosto, ad una distanza di 814 km dalla cometa e a ben 543 milioni di chilometri dal sole. Un fatto significativo, in quanto è la prima volta che uno strumento spaziale entra in contatto con i grani di una cometa che si trova così lontana dal Sole

     13/08/2014
Una rappresentazione di Giada mentre raccoglie i grani della Cometa. L'immagine è stata preparata con i materiali forniti dal consorzio GIADA da M. Ferrari and V. Galluzzi. Credit: ESA/Rosetta/GIADA/Univ Parthenope NA/INAF-OAC/IAA/INAF-IAPS.

Una rappresentazione di Giada mentre raccoglie i grani della Cometa. L’immagine è stata preparata con i materiali forniti dal consorzio GIADA da M. Ferrari and V. Galluzzi. Credit: ESA/Rosetta/GIADA/Univ Parthenope NA/INAF-OAC/IAA/INAF-IAPS.

Toccata. GIADA, lo strumento a bordo della sonda Rosetta che ha il compito di misurare il numero, massa, quantità di moto e la distribuzione di velocità di grani di polvere nell’ambiente cometario, ha cominciato il suo lavoro, “toccando la cometa”, sebbene a distanza, raccogiendo i grani che compongono la chioma della cometa 67P/Chuyrimov-Gerasimenko.

L’incontro ravvicinato, il primo, è avvenuto il primo agosto, ad una distanza di 814 km dalla cometa e a ben 543 milioni di chilometri dal sole. Poi altri 3, il 2, 4 e 5 agosto, a distanze di 603 km, 286 km e 179 km. E’ la prima volta nella storia dell’esplorazione spaziale che si raccolgono grani di polvere cometaria a distanze minori di 200 km da un nucleo cometario che si trova a così grandi distanze dal Sole (3.6 Unità Astronomiche).

I grani di polvere cometaria sono costituiti da silicati, sostanze organiche e altri costituenti minori e da materiale volatile. All’avvicinarsi della cometa al Sole, quindi all’aumentare della temperatura del nucleo, le sostanze volatili in esso contenute sublimando vengono emesse dal nucleo trasportando con se i grani di polvere.

È stato possibile stimare le dimensioni dei grani raccolti, cche vanno dalle decine di micron (più o meno le dimensioni della sezione di un capello) alle centinaia di micron (decimi di millimetro). Ne serviranno ancora molti caratterizzare al meglio l’ambiente di polvere intorno alla 67P/C-G, primo obiettivo dello strumento GIADA, ma i risultati preliminari, uniti alle stime ottenibili dal modello di polvere cometaria sviluppato nell’ambito del team, fanno pensare ad una densità di polvere maggiore di ciò che ci si aspettava a queste distanze cometa-Sole.

Man mano che la cometa si avvicinerà al Sole, aumenterà la produzione di polvere e GIADA potrà così fornire una panoramica completa dell’ambiente di polvere intorno alla cometa e di come si evolve nel tempo.

«GIADA avrà un ruolo importante anche nel fornire informazioni ai modellisti che si stanno occupando di prevedere la traiettoria che seguirà Philae, il Lander di Rosetta, dopo il rilascio dallo spacecraft» dice il PI di GIADA, Francesca Rotundi dell’Università Parthenope. «Inoltre – aggiunge il deputy PI di GIADA, Vincenzo Della Corte dell’INAF-IAPS – aiuterà alcuni degli strumenti a salvaguardarne le ottiche da un deposito eccessivo di polvere cometaria che potrebbe comprometterne il buon funzionamento così come a fare delle stime di copertura di polvere dei pannelli solari di Rosetta».

Nello sviluppo di GIADA è significativo il ruolo dell’Italia: è stato realizzato sotto la responsabilità scientifica dell’Università di Napoli “Parthenope” e dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Capodimonte, dalla Selex-ES, Firenze, con supporto tecnico del IAA, ES e CISAS, finanziato da ASI e dal MEC. Attualmente l’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali dell’INAF ne gestisce la fase operativa.