COME AVVICINARE GALASSIE LONTANE

Spitzer e la lente di ingrandimento cosmica

La NASA ha annunciato che il telescopio spaziale Spitzer, in orbita da quasi 11 anni, avvierà presto un nuovo progetto per studiare le galassie più antiche e lontane del nostro Universo. Utilizzando l'effetto della lente gravitazionale: uno zoom naturale direttamente dallo spazio

Crediti: NASA

Crediti: NASA

E se fosse possibile osservare galassie lontanissime e irraggiungibili attraverso altre galassie? È l’ultima sfida del telescopio della NASA Spitzer, che in collaborazione con Hubble e Chandra intendere dare un’occhiata ad alcuni angoli dell’Universo mai osservati prima.

I tre “big” della NASA, che insieme al Compton Gamma Ray Observatory occupano i primi quattro posti nella tecnologica famiglia dei Grandi Osservatori, puntano a svelare i segreti delle più antiche galassie che hanno fatto capolino nello spazio, diversi miliardi di anni fa.

Ma come? Le galassie più vecchie sono anche le più lontane da noi, e fino adesso non è mai stato possibile osservarle direttamente. Esistono però alcuni ammassi di galassie che sono decisamente più alla nostra portata, e che si trovano in una posizione a dir poco favorevole: il team di Spitzer ha calcolato che il telescopio può letteralmente guardare oltre, ottenendo un vero e proprio effetto di zoom (il cosiddetto effetto della lente gravitazionale, teorizzato da Albert Einstein). Questo effetto ha come conseguenza di “avvicinare” le galassie lontane, dando agli astronomi un canale di osservazione senza precedenti.

Questa lente di ingrandimento naturale distorcerà un po’ l’immagine originale, elemento di cui i ricercatori stanno già tenendo conto. “Sarà un po’ come guardare attraverso il fondo di un bicchiere di vino” ha detto Peter Capak, leader del progetto per il gruppo di Spitzer. “Allo stesso modo, gli ammassi di galassie deformano lo spazio intorno a loro”.

Non è la prima volta che questa proprietà viene sfruttata per studiare oggetti lontani, ma con Spitzer si utilizzerà un approccio completamente nuovo. Il progetto, chiamato Frontier Fields, ha infatti selezionato gli ammassi più grandi disponibili sul mercato spaziale, in modo da poter spingere lo sguardo fino ai confini dell’Universo conosciuto.

Inoltre l’effetto “amplificatore” degli ammassi di galassie verrà enormemente potenziato: in media la curvatura dello spazio attorno a questi corpi celesti avvicina gli oggetti che si trovano alle loro spalle da quattro a dieci volte; invece le galassie osservate dalla NASA saranno “amplificate” nell’ordine di grandezza del centinaio.

I dati raccolti da Spitzer, che osserva a raggi infrarossi lunghi, verranno poi analizzati a diverse lunghezze d’onda, grazie al contributo di Hubble (che osserva a raggi infrarossi corti e nella frequenza della luce visibile) e Chandra (che invece è sensibile ai raggi X).

Ecco quindi che l’infallibile occhio a infrarosso di Spitzer tornerà a stupire, dopo essere riuscito a misurare il tasso di espansione dell’Universo e aver fatto il primo ritratto a 360° della Via Lattea. Non resta che aspettare di guardare oltre la lente di ingrandimento, per  scoprire i segreti delle galassie più antiche.