IL LANCIO ENTRO METÀ DICEMBRE

MAVEN salvata dal suo secondo lavoro

La missione NASA per studiare l'atmosfera marziana rischiava di perdere la finestra di lancio a causa dello shutdown, e di slittare al 2016. Facendo leva sul fatto che servirà anche ad assicurare le comunicazioni con Curiosity, e quindi a proteggere una proprietà USA, il team ha ottenuto di riprendere a lavorare.

Rappresentazione artistica della sonda MAVEN in orbita attorno a Marte (NASA/GSFC)

Rappresentazione artistica della sonda MAVEN in orbita attorno a Marte (NASA/GSFC)

Salvo, grazie a un cavillo, il lancio della missione MAVEN (Mars Atmospheric and Volatile Evolution) verso Marte. Lo shutdown delle attività della NASA assieme a tutta la macchina governativa USA, tuttora in corso, aveva fermato nei giorni scorsi la preparazione del lancio di questa missione destinata a studiare l’atmosfera marziana. Il problema è che MAVEN ha una finestra di lancio relativamente stretta, che va dal 18 novembre a metà dicembre. Se l’interruzione delle attività di questi giorni avesse fatto slittare il lancio oltre quella data, la prossima finestra utile sarebbe stata nel 2016, a causa delle dinamiche orbitali di Marte rispetto alla Terra.

Per salvare la situazione, bypassando il blocco delle attività governative e richiamando al lavoro almeno una buona parte dei 250 membri del team di missione, non è servito richiamare l’attenzione sugli obiettivi scientifici della missione. Semmai, è servito ricordare una sua applicazione collaterale: il fatto che, come già le sonde Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) e Odissey, MAVEN verrà impiegato anche  come ripetitore di segnale per comunicare con i rover attualmente attivi sul suolo marziano, Curiosity e Opportunity. Visto che MRO e Odissey hanno superato il periodo di vita operativa originariamente previsto (insomma: non sono più “in garanzia”, pur essendo ancora funzionanti), il lancio di MAVEN in tempi brevi diventa necessario per garantire i contatti tra il centro di controllo e i due rover. E quindi è indispensabile per “la protezione di proprietà degli U.S.A.”, una delle due condizioni (assieme alla salvaguardia di vite umane) che consentono, secondo la legge statunitense, di continuare a operare (e a spendere fondi pubblici) anche durante uno shutdown, cioè l’interruzione del finanziamento federale.

Restano invece sospese la gran parte delle altre attività della NASA, a eccezione di quelle che riguardano la International Space Station (appunto per non mettere a rischio la vita degli astronauti) e dei test criogenici su alcune componenti del James Webb Space Telescope (la cui sospensione potrebbe danneggiare permanentemente il telescopio).