PRESENTATI A LONDRA

Ecco gli atlanti di Vesta

Gli strumenti della missione Dawn hanno consentito di creare due atlanti completi dell'asteroide Vesta, uno dedicato alla topografia superficiale e l'altro alla mineralogia. Quest'ultimo si deve al lavoro dello strumento VIR, di cui è responsabile lo IAPS-INAF. La presentazione allo EPSC di Londra.

L'immagine del cratere Rheasilvia nell'atlante di Vesta (DLR)

L’immagine del cratere Rheasilvia nell’atlante di Vesta (DLR)

Se Google Earth vi ha annoiato, fatevi un giro sulle dettagliatissime mappe “satellitari” di un altro corpo del sistema solare: Vesta per esempio, l’asteroide visitato tra il 2011 e il 2012 dalla missione Dawn della NASA. Un atlante dell’asteroide, create con le immagini riprese durante una fase della missione Dawn chiamata Low Altitude Mapping Orbit (LAMO), è stato presentato oggi durante lo European Planetary Science Congress (EPSC) in corso a Londra, ed è accessibile online. L’atlante è stato presentato da Thomas Roatsch dell’agenzia spaziale tedesca DLR, durante una sessione dedicata a Dawn che ha visto protagonisti i ricercatori dell’INAF. Uno degli strumenti a bordo di Dawn, lo spettrometro Visual and Infrared (VIR) Imaging Spectrometer, è stato infatti costruito in Italia, e INAF e ASI sono partner del tema di missione.

Le mappe appena presentate sono il risultato di mosaici composti da oltre 10.000 immagini riprese dalla Framing Camera (FC) di Dawn, da un’altitudine di circa 210 km. Le mappe sono per lo più presentate a una scala di 1:2.000.000, più o meno la stessa delle mappe turistiche che usiamo per la Terra. L’atlante si compone di 29 mappe, che fanno riferimento alle principali formazioni geologiche sull’asteroide, identificate con i nomi delle vestali Romane: Claudia, Rheasilvia, Severina e le altre, che hanno dato i nomi ai crateri osservati da Dawn. “Le mappe mostrano quanto estreme siano le caratteristiche del terreno su un corpo di piccole dimensioni come Vesta” ha spiegato Roatsch. “Solo al polo Sud, il contorno del cratere Severina raggiunge i 18 chilometri di profondità, mentre pochi chilometri più in là il picco della montagna si trova 7 chilometri sopra il livello di riferimento dell’ellissoide” (che è un po’ l’equivalente del livello del mare sulla Terra).

Durante la stessa sessione londinese è stata presentata anche la prima versione completa dell’Atlante dei parametri spettrali di Vesta, da cui si possono trarre informazioni sulle caratteristiche mineralogiche della superficie dell’asteroide. L’atlante, spiega Maria Cristina de Sanctis dell’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziale dell’Inaf (IAPS-INAF), è basato proprio sul lavoro dello strumento VIR, il cui lavoro è guidato dallo IAPS. “Da un punto di vista scientifico , le mappe sono un modo di valutare rapidamente la mineralogia generale e lo stato fisico del materiale” spiega De Sanctis. “Si nota infatti come la zona del polo Sud, più ricca in diogenite,  sia distinta dalle zone equatoriali, più ricche in eucrite”. Questo secondo atlante è stato presentato a Londra da Alessandro Frigeri, sempre dello IAPS-INAF, che ha spiegato: “I due atlanti sono complementari. Abbinando i dati spettrali con le immagini dell’atlante della Framing Camera, riusciamo a mettere in relazione la mineralogia con le principali caratteristiche topografiche dell’asteroide.

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