IL SATELLITE ERA STATO SPENTO NEL 2011

WISE di nuovo a caccia

La missione Wide-field Infrared Survey Explorer della NASA verrà riattivata a settembre per continuare lo studio e la ricerca dei near-Earth objects. Dal 2009 al 2011 ha catalogato circa 560 milioni di oggetti e corpi rocciosi come asteroidi e comete, grazie alle sue potenti ottiche a infrarossi.

Credit: NASA/JPL-Caltech

Credit: NASA/JPL-Caltech

Le ferie prima o poi finiscono per tutti e anche alcune le sonde spaziali, con la fine di agosto, devono tornare a regime. E’ il caso di WISE (Wide-field Infrared Survey Explorer), la sonda della NASA lanciata nel 2009 che ha scoperto e studiato decine di migliaia di asteroidi nel nostro Sistema solare prima di essere posta in ibernazione nel febbraio del 2011, quando i suoi strumenti sono stati spenti.

I ricercatori del JPL Laboratory hanno deciso che da settembre prossimo la sonda ricomincerà la sua attività per i prossimi tre anni, alla ricerca di NEO (near-Earth objects), ovvero asteroidi che orbitano a meno di 45 milioni di chilometri dalla Terra. WISE tornerà ad usare il suo telescopio con uno specchio da 40 centimetri di diametro e le sue ottiche a infrarossi alla ricerca di circa 150 oggetti, studiandone la forma, le caratteristiche e la riflettività insieme ad altri 2000 già scoperti in passato.

Durante la sua attività WISE ha raccolto circa 7500 immagini ogni giorno fino a febbraio 2011 (circa 2,7 milioni in tutta la missione). Nell’ambito del progetto NEOWISE della NASA, la sonda è stata la protagonista della più dettagliata ricerca mai realizzata sui NEO. Proprio perché gli asteroidi non emettono ma riflettono la luce, le ottiche a infrarossi di WISE sono degli strumenti potenti per catalogare e studiare la popolazione degli asteroidi. Solo nel 2010 la sonda ha studiato 158mila corpi rocciosi tra i 600mila conosciuti, tra cui 21 comete, più 34mila asteroidi nella cintura tra Marte e Giove e 135 near-Earth objects.

Amy Mainzer, principal investigator di NEOWISE al Jet Propulsion Laboratory, ha detto che la sonda “non solo ci permette di studiare al meglio gli asteroidi e le comete, ma ci permette di programmare al meglio le future missioni nello spazio”.