I DATI DI SPITZER E WISE

Le galassie mostro si mettono a dieta

Un recente studio pubblicato su The Astrophysical Journal dimostra che, col passare del tempo, le galassie massicce non aumentano di dimensioni come ritenuto in passato. La loro attività interagente con altre galassie più piccole (cannibalismo cosmico) rallenta nell'ultima fase delle loro vita. Per ora i motivi sono ancora un mistero.

Questa immagine mostra due degli ammassi di galassie osservati dal Wide-field Infrared Survey Explorer della NASA (WISE) e le missioni Spitzer Space Telescope. Crediti: NASA/JPL-Caltech/SDSS/NOAO

Questa immagine mostra due degli ammassi di galassie osservati dal Wide-field Infrared Survey Explorer della NASA (WISE) e le missioni Spitzer Space Telescope. Crediti: NASA/JPL-Caltech/SDSS/NOAO

L’Universo è un fantastico reticolo di galassie, grandi e piccole,  unite tra loro dalla forza di gravità a formare i cluster, meglio conosciuti come ammassi di galassie. Alcune di queste sono molto grandi, tanto da essere definite galassie “mostro”, perché si ritiene che crescano letteralmente inglobando galassie limitrofe (processo noto come cannibalismo galattico, causato dall’attrazione gravitazionale).  A differenza di quanto teorizzato in passato, però, questi grandi agglomerati di stelle col passare del tempo diventano sempre meno “affamati” e la loro attività interagente con galassie più piccole ma vicine diminuisce.

Un gruppo di ricercatori, guidato da Yen-Ting Lin dell’Academia Sinica di Taipei, Taiwan, ha ottenuto nuovi e straordinari dati su questo tipo di galassie grazie al telescopio spaziale Spitzer e al Wide-field Infrared Survey Explorer (WISE) della NASA. “Abbiamo scoperto che le galassie massicce hanno cominciato a stare a dieta circa 5 miliardi di anni fa e da allora non hanno preso poi tanto peso rispetto a quanto si pensava in passato”, ha detto la ricercatrice e primo autore dello studio pubblicato su The Astrophysical Journal.

I nuovi risultati aiuteranno i ricercatori a capire come gli ammassi di galassie, che sono tra le strutture più massicce del nostro Universo, si formano e si evolvono. I cluster sono formati da migliaia di galassie, di piccole e medie dimensioni, che ruotano attorno a una galassia di dimensioni nettamente maggiori, quella che dagli esperti è chiamata BCG (brightest cluster galaxy) o galassia di ammasso più brillante. Questo tipo di galassia può essere grande anche 12 volte la nostra Via Lattea. Ma come crescono? Il processo di cannibalismo galattico porta all’assorbimento di intere piccole galassie o di stelle al centro di un cluster in via di formazione.

Il team di esperti ha monitorato circa 300 ammassi di galassie, tra cui la più antica risale a quando l’Universo aveva “solo” 4,3 miliardi di anni e la più vicina a quando ne aveva 13 miliardi (ora l’Universo ha 13,8 miliardi di anni).

Sia Spitzer che WISE sono telescopi a raggi infrarossi e, grazie alle loro caratteristiche uniche ma complementari, gli studiosi hanno portato a casa più dati di quanto immaginato. Spitzer, ad esempio, ha un “occhio” più sensibile ai dettagli e può osservare galassie più lontane. Dall’altra parte, WISE (inattivo dal 2011) è stato utilizzato maggiormente per osservare galassie più prossime a noi, grazie al suo più largo campo visivo.

La crescita di queste galassie “mostro” è stata nella norma fino a 5 miliardi di anni fa, quando l’Universo aveva 8 miliardi di anni. Da allora qualcosa è cambiato: hanno smesso di divorare altre galassie e si sono messe “a dieta”. Il fenomeno è, per ora, quasi inspiegabile. Gli esperti credono che molte delle stelle che una volta formavano questi ammassi siano state espulse e ora vagano nello spazio.

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