L'ULTIMO VIAGGIO DELL'ESPERIMENTO NASA

CIBER verso l’Universo primordiale

Meno di due settimane all'ultimo lancio del Cosmic Infrared Background ExpeRIment della NASA, che permetterà ai ricercatori di capire molto sull'infanzia dell'universo e sull'evoluzione delle stelle e delle galassie. L'esperimento rimarrà in volo per 560 secondi a un'altezza di 563 km.

Illustrazione di una simulazione della struttura su grande scala, dell'universo. (Credit: Millenium Run)

Illustrazione di una simulazione della struttura su grande scala, dell’universo. (Credit: Millenium Run)

Quando sono nate le prime stelle? Quanto intensamente brillavano? Come e quando hanno avuto origine le galassie e l’Universo? La risposta a questi misteri, da sempre al centro degli studi di astronomi e astrofisici, aggiungerebbe molti tasselli in più alle nostre conoscenze sull’Universo.

Per cercare qualcuno di quei tasselli, la NASA sta per lanciare per la quarta volta l’ esperimento  NASA CIBER (Cosmic Infrared Background ExpeRIment), che partirà  il 4 giugno prossimo grazie a un razzo sonda suborbitale Black Brant XII, da Wallops in Virginia (USA). I precedenti lanci sono avvenuti nel 2009, 2010 ed il 2010, dalla base di White Sands Missile Range, New Mexico. Dopo ogni volo, l’esperimento è stato recuperato per post-calibrazioni e fatto volare nuovamente.

«Le prime stelle di grande massa nell’universo producevano grandi quantità di luce ultravioletta, che ha ionizzato l’idrogeno neutro che riempiva l’intero Universo», ha spiegato il principal investigator del progetto CIBER, presso il Caltech, Jamie Bock. «CIBER raccoglierà dati nel vicino infrarosso, e cercherà due segni distintivi dei primi attimi di vita delle stelle: la luminosità totale del cielo dopo la sottrazione di tutto quanto sta in primo piano, ed un pattern distintivo delle variazioni spaziali».

Per questo nuova missione CIBER viaggerà più comodo: sarà, infatti, lanciato su un razzo molto più grande e potente rispetto a prima e questo permetterà alla sonda di arrivare molto più in alto, fornendo quindi un tempo più lungo per le osservazioni con i suoi sensibili strumenti scientifici. Questo sarà l’ultimo viaggio di CIBER nello spazio: al termine della missione atterrerà nell’Oceano Pacifico, a 643 chilometri dalla costa, e non sarà recuperato.

CIBER NASA

Le ottiche dell’esperimento CIBER. (Credit: NASA/Caltech)

«Gli obbiettivi dell’esperimento – ha specificato Bock – sono di fondamentale importanza per l’astrofisica e permetteranno di studiare processi come la formazione delle prime galassie. Ma queste osservazioni saranno anche estremamente difficili da ottenere, tecnicamente».

Nei tre esperimenti precedenti i ricercatori hanno potuto comparare i dati ed effettuare test riguardo a potenziali errori sistematici provenienti sia da strumenti che dallo sfondo astrofisico. Grazie a questo lancio i ricercatori raccoglieranno moltissimi dati aggiuntivi e di migliore qualità.

Il razzo di circa 21 metri porterà CIBER a un’altitudine di quasi 563 km. Il ricercatore spiega che il razzo Black Brant XII garantisce circa 560 secondi di tempo sopra i 250 km di altitudine, rispetto ai 250 secondi con uno standard Black Brant IX. «La traiettoria più alta ci permette di fare cose che non sarebbero possibili con un Black Brant IX – sottolinea -. Per esempio, ci aspettiamo di avere abbastanza immagini diverse del cielo per a riuscire determinare in maniera diretta il guadagno delle camere infrarosse durante il volo, in modo da misurare le fluttuazioni dello sfondo in singole esposizioni». La traiettoria più alta ovviamente ha un caro prezzo: CIBER non sarà recuperabile.

Per saperne di più: