VITA SU MARTE? SI, NO, FORSE...

Annunciazio’, annunciazio’

Bignami: "Molecole organiche non biologiche. Come dire benzina non sangue". Il presidente dell'INAF parla delle indiscrezioni sul possibile ritrovamento del rover Curiosity. "Le molecole organiche sono numerose nel nostro sistema solare come nelle 40.000 tonnellate di meteoriti che ogni anno cadono sulla Terra". E non c'è che una possibilità per avere certezza di forme biologiche sul pianeta rosso: ExoMars

“Charles Elachi è uno scienziato di indubbie capacità e infatti ha usato tutta la necessaria cautela rispetto alle indiscrezioni, per lo più giornalistiche, che dicono che Opportunity avrebbe trovato tracce di molecole organiche su Marte”. A parlare è Giovanni Bignami, astrofisico di fama mondiale, Presidente dell’INAF e del COSPAR che continua: “Lo stesso Elachi ha sottolineato come queste siano organiche e non biologiche e di come vadano approfonditi i risultati. Ed è quindi necessario aspettare l’annuncio ufficiale previsto per il prossimo 3 dicembre”.

Tutte le cautele del caso, dunque, come è giusto che sia. Ma qual è il valore dell’annuncio per cui tutti sono in trepida attesa da giorni? Di molecole organiche se ne era parlato anche altre volte, come nel 2006 quando Mars Express e in particolare lo spettrometro PFS, aveva trovato concentrazioni di metano, che è si elemento organico ma che, a detta degli scienziati, avrebbe potuto aver origine anche da batteri. Ipotesi mai confermata.

“Le molecole organiche non sono molecole biologiche – continua Bignami -. C’è la stessa differenza che c’è tra la benzina e l’emoglobina, il sangue insomma.  Per intenderci: il nostro sistema solare, al di fuori della Terra, è pieno di molecole organiche. Sui meteoriti che cadono sulla Terra, nell’ordine di ben 40 mila tonnellate all’anno,  sono stati trovati aminoacidi, molecole complesse, i 21 mattoni della vita di cui siamo fatti noi”.  “Questo non vuol dire – continua il presidente dell’INAF – che ci siano gli omini verdi o anche solo dei vermetti. È un ottimo risultato da parte di Curiosity ed era anche uno dei suoi obiettivi, ma attendiamo di sapere che cosa, ufficialmente, ci diranno la settimana prossima quelli del team della NASA. Di sicuro – chiosa Bignami – per avere certezza della presenza di vita su Marte servirebbe che Curiosity, girando un sasso, scoprisse l’impronta fossile di pesce”.

L’area di ricerca di Curiosity è pur sempre limitata, sebbene il rover sia avanzatissimo tecnologicamente. La paura è più che giustificata. Se un curiosity alieno capitasse in una zona desertica rischierebbe di riportare il messaggio, ai suoi mandatari, che il nostro pianeta è privo di vita. Ci si domanda, allora, quale possa essere la risposta per giungere ad un dato certo sulle possibili forme di vita, pre-esistite o esistenti, marziane. Per l’astrofisico Bignami la risposta è una sola: Exomars. L’ambizioso progetto dell’Agenzia Spaziale Europea, recentemente confermato alla ministeriale che si è svolta a Napoli dal 19 al 21 novembre, e che vede la possibile partecipazione russa dopo l’abbandono della NASA della prima parte della missione, quella prevista per il 2016 con la spedizione di un rover (la seconda con una sonda orbitante è prevista per il 2018).

“Exomars sarà dedicata alla ricerca di esobiologia su Marte, come dice il nome, molto più di Curiosity” dice Giovanni Bignami. “In particolare Exomars avrà la possibilità di scavare sotto la superficie di Marte, con un trapano a realizzazione scientifica e industriale italiana, che può andare fino a due metri di profondità. Il trapano potrebbe trovare acqua liquida, piuttosto che permafrost (ghiaccio permanente come quello ai poli del nostro pianeta) dove potrebbero esservi tracce di molecole biologiche, o anche forme elementari di vita come batteri o muffe”.

Ma a questo punto c’è da chiedersi se la scoperta di Curiosity, nel caso rappresentasse veramente una scoperta da libri di storia, non possa spingere la NASA a rivedere la propria posizione rispetto alla missione Exomars. Ipotesi che Bignami, a caldo, valuta come possibile quanto positiva: “Già questa potrebbe essere una buona ragione perché la NASA ci ripensi e partecipi anche alla prima fase della missione Exomars. Potrebbe avere questo significato politico che – conclude il presidente dell’INAF – potrebbe ampliare la missione e anche avvicinarla”.