DAL COMITATO SCIENTIFICO DEL PROGETTO

Una roadmap per E-ELT

Messa a punto la road map per la realizzazione del più grande telescopio mai realizzato, lo Europena Extremely Large Telescope dell'ESO. A presiedere il comitato Giuseppe Bono, dell'Università di Tor Vergata e associato INAF

È stata messa a punto la roadmap per lo sviluppo tecnologico del telescopio più grande del mondo, l’European Extremely Large Telescope (E-Elt) dell’Organizzazione europea per le ricerche astronomiche nell’emisfero meridionale (ESO). La roadmap è stata definita dal comitato scientifico del progetto (E-Elt Project Science Team), che si è riunito in questi giorni. Il progetto prevede la realizzazione, sulle Ande cilene, di un telescopio con uno specchio primario del diametro di 39,3 metri composto da 800 specchi esagonali del diametro di 1,45 metri e di cinque specchi secondari. “Possiamo definire questo telescopio l’ottava meraviglia del mondo, per tutte le sfide tecnologiche che comporta” ha osservato il presidente del Comitato scientifico di E-Elt, l’astrofisico Giuseppe Bono, dell’università di Roma Tor Vergata e associato dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf).

Oltre ad essere il più grande telescopio mai realizzato, E-Elt, prosegue Bono, sarà il primo telescopio costruito utilizzando ottiche adattive (che servono ad annullare le perturbazioni dell’atmosfera) non solo per lo specchio primario ma anche per i 5 specchi secondari. Questi serviranno a convogliare la luce dallo specchio primario sullo strumento di misura. I primi due strumenti operativi saranno gli occhi di E-Elt, ossia la camera ad alta risoluzione spaziale e uno

spettrografo bidimensionale. “Per ora – ha spiegato Bono – è stata data priorità a entrambi, ma nei prossimi 5-6 anni di funzionamento sono previsti altri quattro strumenti con obiettivi scientifici differenti”.

Un’altra grande sfida, ha aggiunto, sarà realizzare il quarto dei 5 specchi secondari che avrà un diametro di 2,5 metri per uno spessore di due millimetri, “praticamente una membrana, che si avvarrà di circa 6 mila attuatori che hanno lo scopo di deformare lo specchio per annullare l’effetto delle perturbazioni dell’atmosfera terrestre”.

Il telescopio, già in costruzione sulle Ande Cilene, “si prevede – rileva Bono – sia operativo tra il 2023 e il 2024 e rappresenta un primato per l’Europa, basti pensare che anche gli Stati Uniti hanno in progetto la costruzione di due grandi telescopi, ma del diametro di 24,5 e 30 metri, ben più piccoli in confronto a E-Elt”.

Fra gli scopi di E-Elt sarà riuscire a identificare pianeti simili alla Terra intorno ad altre stelle. Il telescopio, che sarà puntato in particolare verso l’ammasso della Vergine (che dista da noi 50 milioni di anni luce) e l’ammasso della Chioma (a più di 300 milioni di anni luce), misurerà anche le proprietà delle prime stelle e galassie, investigando la natura della materia oscura e dell’energia oscura.