L'EFFETTO DELLA LENTE GRAVITAZIONALE

Ritratto di galassia distante

Grazie alle equazioni della Relatività generale e ai dati del telescopio Hubble, un gruppo di astronomi dell'Università di Chicago sono riusciti ad ottenere una immaggine estremamente definita di una galassia distante dieci miliardi di anni.

L'immagine mostra, in basso a destra, una ricostruzione grafica della galassia distante, mentre il rettangolo al centro mostra la galassia senza l'effetto della lente gravitazionale

Una zoommata grazie al fenomeno della lente gravitazionale. È quella ottenuta dai ricercatori dell’Università di Chicago su dati del telescopio spaziale Hubble su una galassia distante 10 miliardi di anni dalla Terra. Grazie alla lente gravitazionale, un fenomeno ipotizzato dalla teoria della relatività di Albert Einstein, dovuto alla gravità del cluster di galassie RCS2 032.727-132.623, i ricercatori sono riusciti a “vedere” da vicino una galassia tra le più lontane e antiche, correggendo con adeguati sistemi di ricostruzione di immagini le distorsioni che produce l’effetto della lente gravitazionale.

“Quello che abbiamo osservato è una manifestazione della Relatività generale”, ha detto Michael Gladders, professore di astronomia e astrofisica all’Università di Chicago. “Invece di vedere una normale debole immagine di quella sorgente distante, si vedono, fortemente ingrandite e distorte, più immagini della stessa sorgente”.

La lente cosmica ha dato alla squadra di ricercatori di Chicago la rara opportunità di vedere come era una galassia di 10 miliardi di anni fa. L’immagine ricostruita della galassia ha rivelato punti luminosi individuati come regioni di formazione stellare. Questi appaiono molto più luminosi di qualsiasi regione di formazione stellare nella nostra galassia, la Via Lattea.

Il fenomeno della lente gravitazionale nelle riprese di oggetti celesti possiede un duplice vantaggio: da una parte permette di vedere molto distante nel tempo e nello spazio, dall’altro è un modo indiretto per osservare la materia oscura e gli effetti da essa prodotti. “È davvero un modo di guardare la natura della materia oscura” ha detto Gladders.

A condurre il tentativo di ricostruire dettagliatamente la galassia eliminando le distorsioni del fenomeno indicato dalla relatività generale, Keren Sharon del Kavli Institute for Cosmological Physics, che insieme a Gladder e Eva Wuyts, del Nasa Rigby, ha pubblicato i risultati questo mese sulla rivista Astrophysical Journal.

Sharon ha faticosamente ricostruito al computer l’aspetto reale della galassia. “È un po’ un’arte, ma c’è un sacco di fisica in essa. È la sua bellezza”, ha detto Sharon.

Grazie alla spettroscopia, l’analisi della luce nei suoi colori di base, il team prevede di analizzare la galassia distante e le sue regioni di formazione stellare per comprendere meglio come si formino tante stelle.

Il team ha anche ottenuto dati da uno dei telescopi gemelli Magellan per determinare perché la galassia, che è a 10 miliardi di anni luce di distanza, sembri così irregolare.