GRANDE MENO DI UN QUINTO DEL SOLE

La mini stella nell’ammasso

Scoperta una stella di piccola massa in M22, un ammasso globulare di stelle distante circa 10.000 anni luce da noi. Il risultato è stato ottenuto anche grazie alle osservazioni condotte con il telescopio VLT dell'ESO.

L'ammasso globulare M22 osservato dal telescopio spaziale Hubble (Crediti: NASA, ESA e K. Sahu-STScI)

Quando si tratta di osservare a grande distanza stelle di piccola massa e quindi molto deboli, anche i più potenti telescopi oggi in funzione devono arrendersi. A superare i limiti imposti dalla tecnologia arriva però una nuova tecnica sperimentata con successo da un gruppo di ricercatori polacchi, cileni e svizzeri. Il metodo ha permesso di scoprire per via indiretta una stella nana, grande appena un quinto del Sole, nell’ammasso globulare M22, che si trova alla distanza di circa 10.000 anni luce.

Tutto inizia nell’agosto del 2000, quando alcuni astronomi polacchi scoprono dalle osservazioni condotte con il Very Large Telescope dell’ESO che una stella posta per un effetto di prospettiva in vicinanza del centro di M22 ha manifestato un inatteso aumento di luminosità durato venti giorni. Si sospetta che il responsabile di questo comportamento sia il cosiddetto microlensing gravitazionale, fenomeno dovuto alla curvatura dei raggi di luce che si propaga in prossimità di grandi concentrazioni di massa. La luminosità della stella sarebbe aumentata brevemente a causa del passaggio davanti ad essa di un oggetto celeste che avrebbe concentrato la luce da essa prodotta, comportandosi come una lente. La conferma di questa ipotesi è infine arrivata da nuove indagini condotte nel luglio di questo anno con gli strumenti dell’Osservatorio astronomico del Paranal in Cile gestito dall’ESO.

La prima identificazione di una stella di piccola massa in un ammasso globulare è estremamente importante per l’astrofisica in quanto getta nuova luce sulla struttura degli ammassi globulari. Fino ad ora, una significativa frazione della massa complessiva stimata per gli ammassi globulari veniva attribuita alla presenza in essi della materia oscura, la cui esistenza non è stata ancora provata. Per Philip Jetzer, dell’Università di Zurigo, che ha coordinato la ricerca pubblicata sulla rivista Astrophysical Journal Letters “la massa complessiva o almeno una percentuale significativa di essa negli ammassi globulari di stelle può essere ora spiegata con la presenza di stelle di piccola massa, poco luminose e quindi mai rilevate finora”.