LA SCOPERTA PUBBLICATA SU NATURE

Due cuori e una galassia

Scoperta per la prima volta nel centro di una galassia una coppia di buchi di grande massa. Nel team che ha condotto lo studio, basato sulle osservazioni nei raggi X del satellite Chandra della Nasa, anche Guido Risaliti dell'INAF-Osservatorio Astrofisico di Arcetri.

Immagine composita nella luce visibile (dalle osservazioni del telescopio spaziale Hubble, in giallo) e nei raggi X (dalle osservazioni di Chandra, in blu) della galassia NGC 3393. Il riquadro in alto a destra mostra il dettaglio della zona centrale della galassia ripresa da Chandra, che mostra le tracce di radiazione prodotta dai due buchi neri. Crediti: (NASA/CXC/SAO/G.Fabbiano et al; NASA/STScI)

Tutte le galassie ne ospitano uno nel loro centro. Sono i buchi neri supermassicci, che possono raggiungere una massa di alcuni miliardi di volte quella del nostro Sole. Ma nel cuore della galassia a spirale denominata NGC 3393, distante circa 160 milioni di anni luce, ne sono stati individuati ben due, e per giunta molto vicini tra loro.

La scoperta, realizzata da un team internazionale di astronomi, tra cui Guido Risaliti dell’Osservatorio Astrofisico di Arcetri dell’INAF, è stata ottenuta grazie alle misure dello strumento ACIS-S a bordo dell’osservatorio spaziale Chandra della NASA condotte nel 2004 e ripetute nel marzo di questo anno. Dall’analisi dei dati i ricercatori sono riusciti ad evidenziare due zone ben distinte nel nucleo di NGC 3393 che emettono grandi quantità di raggi X. Traccia evidente di giganteschi getti di radiazione prodotti da due buchi neri, distanti tra loro 490 anni luce e di almeno 800 mila e un milione di masse solari.

Una galassia con due ‘cuori’ quindi, e per giunta assai violenti, che presenta una morfologia del tutto nuova ma non inattesa. Gran parte dei modelli teorici che descrivono la formazione e l’evoluzione delle galassie indicano infatti che queste strutture stellari si evolvono insieme ai loro rispettivi buchi neri centrali, attraverso processi di accrescimento e di fusione che nel tempo danno origine a strutture sempre più massicce. In particolare, processi di fusione di due galassie, di cui una è molto più grande dell’altra, porterebbero a generare un’unica galassia di tipo a spirale dotata di due buchi neri. E grazie a questo lavoro, che verrà pubblicato nell’ultimo numero della rivista Nature, NGC 3393 sembrerebbe essere proprio il primo oggetto celeste di questa classe ad essere stato osservato.