BILANCIO DELLA RICERCA SUGLI ESOPIANETI

15 anni a caccia di altre Terre

Fino al 23 novembre 1995, non avevamo mai messo il naso fuori dal Sistema Solare. Poi, la scoperta di 51 Pegasi b inaugurò un nuovo e fervido campo di ricerca. Media Inaf tira le somme di 15 anni di osservazioni.

Fino a 15 anni fa, per la precisione fino al 23 novembre 1995, non avevamo mai messo il naso fuori di casa, fuori dal nostro Sistema Solare. A inaugurare la caccia ai pianeti che orbitano intorno a stelle diverse dal Sole fu un articolo pubblicato su Nature, la più importante rivista scientifica internazionale insieme a Science. Nell’articolo, due astronomi svizzeri, Michel Mayor, dell’Osservatorio di Ginevra, e Didier Queloz, allora studente di dottorato, descrivevano la scoperta di un pianeta attorno alla stella 51 Pegasi, a 50 anni luce da noi. Si trattava del primo pianeta extrasolare scoperto attorno a una stella simile al Sole.

Quella scoperta dava finalmente la conferma ad un pensiero presente da cinque secoli, sintetizzato da Giordano Bruno nell’espressione “mille soli, innumerevoli mondi”. A essere precisi, un pianeta extrasolare era stato già scoperto. Anzi, due. Nel 1992 il radioastronomo polacco Alexander Wolszczan aveva annunciato che le anomalie nell’emissione radio della pulsar PSR B1257+12 potevano essere spiegate se si ipotizzava la presenza di due pianeti in orbita attorno a quell’astro. La loro individuazione, però, non colpì la fantasia degli addetti ai lavori e del grande pubblico: fu subito chiaro che sono mondi inospitali, a causa della continua pioggia di radiazioni energetiche che giungono dalla pulsar.

Anche 51 Pegasi b, il capostipite dei pianeti extrasolari, non ha un ambiente favorevole alla vita. È gassoso e non roccioso, con una massa stimata almeno la metà di quella di Giove e una temperatura superficiale di più di mille gradi. Ma la sua scoperta (ottenuta con il metodo indiretto delle velocità radiali) dimostrava l’esistenza di pianeti attorno a stelle di tipo solare. Gli astrofisici furono presto consapevoli che la strada era aperta e che, prima o poi, si sarebbero trovati pianeti come la Terra, quindi potenzialmente abitabili.
 
Quando Nature pubblicò l’articolo di Mayor e Queloz, il lavoro ebbe l’onore della copertina, ma con un prudente punto di domanda nel titolo, “A planet in Pegasus?”, che fece arrabbiare non poco i due astronomi elvetici. Da allora di pianeti extrasolari ne sono stati individuati oltre 500, molti con caratteristiche bizzarre e inattese, in alcuni casi sistemi planetari simili al nostro, con cinque o addirittura sette pianeti (Sette pianeti per un Sole). Secondo recenti osservazioni, sembra che solo nella Via Lattea potrebbero essere 100 milioni i pianeti extrasolari simili al nostro (Quanti mondo come noi nella Via Lattea).

Ovviamente, il motivo per cui la ricerca sui pianeti extrasolari appassiona tanto è la ricerca di vita nell’Universo (La vita degli altri). Per capire come fanno gli scienziati a riconoscere i corpi celesti in grado di ospitare la vita MEDIA INAF ha intervistato Giusi Micela, dell’OA di Palermo. (Una guida per cacciatori di altre Terre).

I cacciatori di pianeti sono convinti: questione di pochi anni e sarà scoperto un pianeta gemello del nostro, roccioso e adatto alla vita. Un sospettato ci sarebbe già: si tratta di Gliese 581 g (Scoperto il primo pianeta abitabile), ma i ricercatori non sono concordi neppure sulla sua effettiva esistenza (Il primo pianeta abitabile? Forse non esiste). Intanto, i confini delle nostre conoscenze si allargano: è di pochi giorni fa la notizia del primo pianeta proveniente da un’altra galassia (Pianeta extrasolare extragalattico). Di certo, la nostra è la prima generazione dell’umanità che potrebbe averne la conferma scientifica dell’esistenza di un gemello della Terra.

(Ha collaborato Andrea Ettore Bernagozzi)

 

Per saperne di più

L’Encyclopédie des Planètes Extrasolaires
http://exoplanet.eu
La principale risorsa in rete sul tema. Il sito è on line dal mese di febbraio del 1995 (otto mesi prima dell’annuncio della scoperta di 51 Pegasi b!) ed è tuttora curato con ammirevole dedizione dall’astronomo francese Jean Schneider, dell’Observatoire de Paris. Il design è scarno ed essenziale, importante però è che il sito sia aggiornato quasi quotidianamente. In francese, italiano, inglese e anche portoghese, spagnolo, tedesco, polacco e persiano.
 
PlanetQuest; Exoplanet Exploration
http://planetquest.jpl.nasa.gov
PlanetQuest è il portale della NASA dedicato alla ricerca di pianeti extrasolari. Rispetto al sito europeo, lo stile è decisamente spettacolare, con varie risorse multimediali a disposizione; però gli aggiornamenti possono essere meno frequenti. In inglese.
 
Extrasolar planet
http://en.wikipedia.org/wiki/Extrasolar_planet
Un buon punto di partenza è la voce di Wikipedia, l’enciclopedia libera in rete. L’articolo è completo e affidabile, soprattutto nella versione in inglese, scritta anche con il contributo di alcuni ricercatori del campo.