SOLLEVAMENTO PESI DA 50 TONNELLATE

SRT, montato il quadrupode

Domenica è stato installato il componente sul quale verrà fissato lo specchio della parabola. Il braccio della grande gru è salito di altri 50 metri per eseguire il lavoro. Ora mancano i pannelli, ed SRT è pronto a tendere l'orecchio sull'Universo

Dopo la spettacolare e delicatissima manovra del tiro in quota del cesto, domenica 30 maggio è stato portato a termine con successo anche il montaggio del quadrupode, manovra inizialmente programmata nella giornata di sabato e poi rinviata a causa del maltempo. Con questo componente, la struttura del super radiotelescopio SRT è ormai completata.

La grande gru, la piùgrande d’Europa, che la settimana scorsa aveva issato a 35 metri d’altezza la struttura reticolare da 64 metri di diametro e 500 tonnellate, ha dato ancora una volta prova delle sue eccezionali prestazioni. Il lungo braccio del mastodontico macchinario è salito di altri 50 metri per sistemare il quadrupode, il componente sul quale verrà fissato lo specchio della parabola. Questa volta il peso era decisamente più contenuto: 5o tonnellate.

“Con l’inserimento del quadruponde – spiega il professor Angelo Poma, ex vicedirettore dell’Osservatorio astronomico di Cagliari – il punto più alto dell’antenna raggiungerà i 72 metri (erano 50 sabato 22 maggio, dopo il collocamento del cesto). Nel quadrupode è già collocato lo specchio secondario (sub riflettore di 8 metri del peso complessivo di 8 tonnellate) già composto con i pannelli mobili regolati da 6 attuatori lineari in grado di correggere eventuali deformazioni e ricostruire la posizione geometrica ideale dello specchio”.

“Con questa installazione- ha aggiunto il professor Nichi D’Amico, direttore del progetto – il montaggio della struttura è terminato. Rimangono da effettuare l’installazione del servo motori e del migliaio di pannelli sul cesto che formeranno lo specchio primario, ognuno dei quali sarà comandato da attuatori in modo da compensare inevitabili deformazioni causate dal peso stesso dell’antenna, dal vento e dalla temperatura atmosferica. Gli attuatori – ricorda D’Amico – sono un brevetto INAF realizzato da un’impresa sarda, che si aggiunge alle tante imprese sarde che hanno lavorato alla realizzazione di questo importante progetto”.

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