Anche la Luna trema
La prima mappa globale delle “small mare ridges”, piccole creste nei mari lunari prodotte dall’attività tettonica della Luna, rivela che queste strutture sono geologicamente recenti, distribuite a livello globale nei mari lunari e formate da faglie con radici poco profonde. L’analisi ha consentito anche di stilare un nuovo inventario dei possibili epicentri dei terremoti lunari superficiali
Funghi e batteri, minatori spaziali d’eccezione
Un esperimento condotto sulla Stazione spaziale mostra come funghi della specie Penicillium simplicissimum e batteri della specie Sphingomonas desiccabilis riescano a estrarre gli elementi dalle rocce. Ne parliamo con Rosa Santomartino della Cornell University, prima autrice dello studio uscito su npj Microgravity che riporta i risultati
Per cercare E.T. meglio guardare lontano
Per oltre mezzo secolo gli scienziati hanno scrutato l’universo in cerca di tracce di tecnologie extraterrestri. Uno studio condotto da Claudio Grimaldi dell’Epfl affronta ora l’argomento in modo probabilistico partendo da una domanda: se i segnali alieni hanno già raggiunto la Terra senza che ce ne accorgessimo, cosa dovremmo realisticamente aspettarci di rilevare oggi?
Le 290mila stelle dove Plato cercherà una Terra 2.0
Svelata la “mappa del tesoro” per trovare il pianeta gemello della Terra. È un’area del cielo australe di circa 2200 gradi quadrati nella quale si trovano quasi trecentomila stelle potenzialmente adatte a ospitare mondi simili al nostro. Giampaolo Piotto (Università di Padova): «Senza questo elenco, Plato non saprebbe dove cercare esopianeti analoghi alla Terra»
41P, la cometa che si mise a ruotare all’incontrario
Per la prima volta una cometa è stata vista cambiare il verso in cui ruota su sé stessa. La scoperta è avvenuta confrontando alcune immagini di 41P/Tuttle-Giacobini-Kresák scattate dai telescopi Swift e Hubble fra la primavera e il dicembre del 2017. È possibile che la rotazione delle comete abbia un effetto sulla loro vita, in particolare di quelle piccole. I dettagli dello studio su arXiv
I “magnifici sette” svelano le culle stellari
Uno studio a guida Inaf pubblicato oggi su Nature Astronomy ha mappato, per la prima volta, densità e dimensioni delle “nursery” stellari che ospitano i gamma-ray burst. Attraverso un modello innovativo di tomografia a raggi X, i ricercatori hanno confermato che queste esplosioni avvengono in regioni di formazione stellare attive, fornendo uno dei legami più diretti tra i Grb di lunga durata e tali ambienti






