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Mercurio: mappa geologica per la maglia Eminescu

Realizzato da un team internazionale a guida Inaf, lo studio cartografico della regione equatoriale – una delle 15 regioni geologiche del reticolato cartografico di Mercurio – si basa sui dati della sonda Messenger e servirà da riferimento scientifico per la futura missione BepiColombo. L'articolo è disponibile sulla rivista Jgr Planets

     24/06/2026

La nuova mappa geologica della metà occidentale del quadrangolo Eminescu, su Mercurio. Colori e simboli distinguono pianure, crateri, scarpate e altri elementi della superficie, permettendo di ricostruire la storia geologica della regione. Crediti: M.El Yazidi et al. (2026), Journal of Geophysical Research: Planets

È stata pubblicata sulla rivista Journal of Geophysical Research: Planets la prima mappa geologica dettagliata della metà occidentale della maglia (o quadrangolo) Eminescu (H09), una delle 15 regioni geologiche del reticolato cartografico di Mercurio. Il lavoro non si limita a descrivere la morfologia della superficie, ma fornisce anche elementi per ricostruire la storia geologica di quest’area del pianeta più vicino al Sole.

Il gruppo di ricerca guidato da Mayssa El Yazidi, professoressa associata presso l’Università del Maryland Global Campus (e in precedenza assegnista di ricerca presso l’Inaf Ira di Bologna), ha utilizzato i dati d’archivio raccolti dalla missione Messenger della Nasa. La cartografia prodotta (in scala 1:3.000.000) ha consentito di censire e analizzare la superficie fittamente craterizzata della regione.

La ricercatrice descrive la metà della maglia di Eminescu come «una regione di particolare interesse scientifico per la sua peculiare geomorfologia superficiale, caratterizzata da un’ampia distribuzione di crateri da impatto e scarpate lobate. Nonostante le osservazioni acquisite dalle due storiche missioni su Mercurio, Mariner 10 (1973-1975) e Messenger (2004-2015), la geologia del quadrangolo di Eminescu resta ancora poco conosciuta».

Nell’area esaminata, che prende il nome dall’omonimo cratere Eminescu, sono stati mappati 2162 crateri con diametro superiore a cinque chilometri, oltre a 540 scarpate lobate e 222 dorsali corrugate (o wrinkle ridges, in inglese). Dall’analisi stratigrafica è emerso che la superficie è stata modellata principalmente da una combinazione di compressione tettonica, di intensi processi di craterizzazione e di vulcanismo effusivo e fessurale. Sono stati inoltre individuati 188 gruppi di hollows, strutture brillanti e depresse tipiche del suolo del primo pianeta del Sistema solare.

«Questa mappa fornisce una base per studiare la geologia regionale in modo più dettagliato», aggiunge El Yazidi, «migliorando la nostra comprensione della tettonica compressiva di Mercurio e contribuendo a studi più ampi sull’evoluzione geologica del pianeta. La nuova mappa colma un’importante lacuna nella cartografia geologica del pianeta e fornisce preziose informazioni sulla storia geologica e sullo sviluppo tettonico della regione».

Esempi di aree potenzialmente interessanti per le future osservazioni di BepiColombo/Simbio-Sys. Le immagini includono un possibile sfogo vulcanico, materiali chiari, un cratere giovane, una zona in cui un cratere interagisce con una scarpata e un possibile hollow. Crediti: M.El Yazidi et al. (2026), Journal of Geophysical Research: Planets

Al di là del valore scientifico intrinseco, questo lavoro cartografico è stato concepito come supporto alla missione euro-giapponese BepiColombo (Esa/Jaxa), lanciata nell’ottobre 2018, che dovrebbe entrare in orbita attorno a Mercurio nel novembre 2026. Nell’articolo vengono infatti evidenziati 38 siti geologici e caratteristiche superficiali selezionati come potenziali obiettivi scientifici da studiare.

«È un lavoro importante perché mette a disposizione della comunità scientifica una base cartografica solida e aggiornata di una regione di Mercurio ancora poco esplorata nel dettaglio», sottolinea Piero D’Incecco, ricercatore dell’Inaf d’Abruzzo, che ha contribuito allo studio. «In vista delle future osservazioni di BepiColombo, mappe geologiche come questa permetteranno di arrivare preparati. Ci aiuteranno, infatti, a riconoscere le strutture più interessanti, a selezionare possibili obiettivi scientifici e a interpretare i nuovi dati nel loro contesto geologico. È un esempio concreto di come il lavoro di analisi e cartografia planetaria, svolto anche in ambito Inaf, possa contribuire alla valorizzazione scientifica delle missioni spaziali».

«Per noi è anche un modo per collegare il patrimonio di dati raccolti dalle missioni precedenti», aggiunge D’Incecco, «in particolare Messenger, con la nuova fase di esplorazione che si aprirà con BepiColombo: non si parte da una pagina bianca, ma da un quadro geologico che può guidare domande, confronti e interpretazioni».

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