Numerosissime sono le persone che nelle scorse ore, avendo appreso della scomparsa del professor Massimo Capaccioli, hanno condiviso emozioni e ricordi sulle mailing list dell’Inaf e in rete. Riportiamo qui di seguito i messaggi giunti alla nostra redazione.
Caro Massimo,
tu eri il Direttore dell’Osservatorio astronomico di Capodimonte, o come a volte dicevi alle riunioni plenarie scherzosamente “il comandante della nave” quando sono arrivata a Napoli nel 1998. Ricordo l’impressione che mi diede subito l’osservatorio, un ambiente giovane vibrante e proiettato al futuro e questo era merito tuo, era noto a tutti, e se l’Osservatorio di Capodimonte ha oggi tante linee di ricerca è sicuramente grazie al tuo impegno e alla tua lungimiranza.
Non ero una tua collaboratrice nella ricerca ma varie volte mi hai coinvolto nell’attività didattica che svolgevi alla Federico II e devo a te le mie prime esperienze come relatrice di tesi di laurea.
Da Direttrice sono stata onorata di presentare alcuni dei tuoi libri in occasioni che sono state per me di grande arricchimento culturale e umano.
Grazie Massimo
Marcella
Marcella Marconi
Caro Massimo, grazie per la tua infinita curiosità e visione, per aver apprezzato la ricerca nuova e fuori dagli schemi. Il tuo esserti adoperato affinché la scienza sia un veicolo di pace rimane il tuo insegnamento più grande. Oggi che il tuo cammino si è interrotto, che il tuo messaggio e il tuo impegno continuino a vivere in tutti noi.
Mariateresa Crosta
Penso che manchi la cosa più importante.
Massimo Capaccioli è stato Il Professore. Ha formato generazioni di donne e di uomini, di ricercatrici e di ricercatori, di professoresse e di professori, di professionisti.
Lui è stato il mio Professore.
Quando seguivo il suo corso ho affrontato uno dei primi veri dolori della mia vita, e mi sono assentata dalle lezioni per tre settimane. Al mio ritorno, il docente dell’altro corso che seguivo mi ha precisato che non avrei potuto sostenere l’esame con lui al primo appello perché mi ero assentata. Invece lui, Il Professore, mentre seguivo la sua lezione, mi guardava molto più di quanto io non guardassi lui. Si è interrotto “Amata, ma cosa ti è successo? Hai gli occhi tristi”. Spiegava e leggeva le sue allieve e i suoi allievi.
E qualche anno fa, quando ho iniziato a far lezione, mi sentivo persa, incapace e inadeguata. “Massimo, ma come si fa a diventare un bravo docente?” “Amata non smettere mai di guardare le tue studentesse e i tuoi studenti. Guarda i loro occhi e sarai un bravo docente.”
Questo è Il Professor Massimo Capaccioli. Il Professore che tutti gli studenti dovrebbero incontrare nella loro vita. E mancherà tanto alle sue studentesse e ai suoi studenti. A me 💔.
È veramente dura sapere che lui non ci sarà più a guidarmi quando mi perdo. Lo ha fatto sempre fatto da quando a soli 22 anni l’ho conosciuto. Ed ora a cinquanta mi tocca crescere e non posso più essere la sua alunna. È difficile, difficile, difficile.
Amata
Amata Mercurio
Ho incontrato il Professor Capaccioli quando ero ancora una ragazza, all’università. Dovevo sostenere un suo esame e per due volte fui costretta a rimandarlo perché, purtroppo, finii in ospedale. A un certo punto lui non riusciva più a crederci, e fui costretta a raccontargli che nella mia vita c’erano cose che non stavano andando bene.
Da quel momento non mi ha più lasciata sola.
Mi ha seguita sempre, nei momenti felici e in quelli più difficili della mia vita. Gli devo molto più di quanto riuscirò mai a spiegare. Gli devo il coraggio che ho avuto nel continuare questo percorso anche quando tante cose sembravano andare nella direzione opposta.
Gli devo le telefonate infinite, di giorno, di sera, di notte, per preparare esami, il dottorato, il primo talk. Gli devo la fiducia che spesso lui aveva in me prima ancora che io riuscissi ad averla in me stessa.
Se n’è andato nello stesso giorno di mio padre. E forse non è un caso, perché per me lui è stato anche quel papà coraggioso e forte che mio padre, per altre ragioni, non ha potuto essere.
Continuo ancora a sentire la sua voce che mi diceva: “Presto mi chiamerai e mi dirai che sei diventata una ricercatrice, e allora vorrà dire che ce l’abbiamo fatta”.
Quella telefonata non arriverà. Ma il traguardo sì. E lui sarà comunque il primo a saperlo.
Buon viaggio, Professore.
Con affetto,
GiuliaGiulia De Somma
Massimo Capaccioli è stato, in un certo senso, uno e trino: scienziato, professore e divulgatore, e Direttore. Ridurlo a una sola di queste dimensioni sarebbe ingiusto. Per chi, come me, lo ha avuto come relatore (con Leonida Rosino) della tesi di dottorato, resterà soprattutto il ricordo di un maestro di Astronomia nel senso pieno del termine. Il mio lavoro riguardava le novae extragalattiche, un campo che non era il suo principale ambito di ricerca. Paradossalmente, proprio questo rese il suo contributo ancora più prezioso: non interveniva quasi mai su questioni tecniche, ma insegnando il “mestiere” dello scienziato: l’organizzazione del lavoro, il rigore nella presentazione dei dati, l’importanza della chiarezza nella scrittura e nella comunicazione dei risultati. Nella lettera di presentazione per il dottorato (che conservo gelosamente) scrisse di me: “dotato di una garbata indipendenza intellettuale”: Oggi, ripensando alla sua tipica arguzia toscana, non sono del tutto sicuro che volesse essere soltanto un complimento….
Molti ricordi raccolti in queste ore da colleghi e amici insistono sul suo talento di insegnante e comunicatore. Non sorprende. Capaccioli riusciva a rendere chiari i concetti più complessi e possedeva il raro dono di motivare chi lo ascoltava. È stato anche uno scienziato di primo piano. Tra i suoi contributi storici va ricordato il lavoro pionieristico sulla dinamica delle galassie ellittiche, realizzato con Francesco Bertola negli anni Settanta. Bertola e Capaccioli mostrarono che anche le galassie ellittiche ruotano, ma con un momento angolare molto inferiore rispetto alle spirali di massa comparabile. Questo risultato suggeriva che le galassie ellittiche non fossero semplicemente “spirali senza gas”, ma sistemi dinamicamente molto diversi, dominati dalla dispersione delle velocità stellari piuttosto che dalla rotazione ordinata. Il lavoro è ancor oggi considerato pionieristico sia dal punto di vista osservativo, per l’utilizzo del telescopio di 5 metri di Palomar, sia dal punto di vista teorico, perché aprì la strada agli studi moderni sulla formazione e l’evoluzione delle galassie “early-type”. Di grande impatto fu anche il lavoro sulle novae in M31, che trasformò quel settore di ricerca da semplice raccolta di scoperte occasionali in una analisi quantitativa delle diverse popolazioni di novae extragalattiche. Dopo il suo pensionamento, che celebrammo nel 2014 con un congresso in suo onore svolto all’Osservatorio di Capodimonte, continuò a lavorare su temi centrali dell’astrofisica contemporanea, come i rates di supernovae, l’evoluzione delle galassie e l’astronomia multimessaggera, partecipando agli studi legati a GW170817, il primo evento di onde gravitazionali associato a una controparte elettromagnetica osservata.
Accanto allo scienziato c’era poi il divulgatore. Capaccioli aveva una cultura vastissima, ben oltre l’Astronomia, e la capacità rara di raccontare la scienza in modo rigoroso e divertente. È stato autore di numerosi libri di successo. Solo pochi giorni fa avevo recensito su Media Inaf il suo ultimo volume, scritto insieme ad Antonino Del Popolo, Grattacapi per geni, un viaggio brillante nella storia della fisica e dell’astrofisica attraverso i grandi paradossi scientifici. Molti ricordano anche la sua voce baritonale, potente e teatrale, che contribuiva non poco alla sua presenza scenica. Celebre rimase a Catania — città di Vincenzo Bellini — il duetto improvvisato con Francesca Matteucci sulle note del Don Giovanni di Mozart.
Molti hanno ricordato anche il Direttore che trasformò profondamente l’Osservatorio astronomico di Capodimonte, guidandone la crescita scientifica e internazionale negli anni Novanta e Duemila o il protagonista della lunga e tribolata avventura del Vst. È giusto che in momenti come questo si ricordino soprattutto i lati migliori delle persone e ciò che hanno lasciato alla comunità scientifica e umana che li ha conosciuti. Questo naturalmente non significa che, soprattutto nel caso di personalità forti come quella di Massimo, non vi siano stati talvolta anche contrasti e incomprensioni.
A me piace ricordarlo soprattutto come lo ha definito Enrico Cascone qualche giorno fa: “Spiazzante”. Nel 1988, mentre stavo completando il mio dottorato e lavoravo nel suo ufficio a Padova, entrò improvvisamente e con tono perentorio dichiarò: “Della Valle, se Lei non se ne fosse ancora accorto, io sono meglio di Fausto Coppi”. Poi uscì quasi subito, lasciandomi completamente interdetto. Non ho mai capito cosa intendesse dirmi esattamente. Ripensandoci oggi, credo che quella battuta lo racconti molto bene. Massimo era capace di costruirsi addosso una sorta di ironica arroganza teatrale, fatta di uscite volutamente sopra le righe che in realtà prendevano in giro prima di tutto sé stesso. Era il suo modo di diventare il mattatore della scena, di sorprendere chi aveva davanti, di rompere gli schemi della conversazione ordinaria. Ma dietro quella recita c’erano sempre intelligenza e ironia. Forse proprio per questo con Lui certe frasi dovevano restare sospese, a metà tra provocazione, paradosso e un pizzico di mistero.
Massimo Della Valle







