È stato rilevato per la prima volta un lampo di raggi gamma che si è ripetuto più volte nel corso di una giornata, un evento senza precedenti. Grazie al Very Large Telescope (Vlt) dell’Eso è stato possibile stabilire che la sorgente di questa potente emissione si trova al di fuori della nostra galassia. I lampi di raggi gamma (Grb) sono le esplosioni più potenti dell’universo, normalmente causate dalla fine catastrofica delle stelle. Ma nessuno scenario conosciuto può spiegare completamente questo nuovo Grb, la cui natura rimane un mistero.

Il punto arancione al centro di questa immagine è un potente lampo che si è ripetuto più volte nel corso di una giornata, un evento senza precedenti. L’immagine, scattata con il Very Large Telescope (Vlt) dell’Eso, ha permesso agli astronomi di determinare che l’esplosione non ha avuto luogo nella Via Lattea, ma in un’altra galassia. Crediti: Eso/A. Levan, A. Martin-Carrillo et al.
«È diverso da qualsiasi altro rilevato in 50 anni di osservazioni dei Grb», dice Antonio Martin-Carrillo, astronomo allo University College di Dublino, in Irlanda, coautore di uno studio su questo segnale pubblicato a fine agosto su The Astrophysical Journal Letters.
Prodotti da eventi come la morte esplosiva di stelle massicce o la loro distruzione da parte di buchi neri, i Grb durano di solito da pochi millisecondi a qualche minuto, ma questo segnale – Grb 250702B, o più precisamente Grb 250702BDE, dove le lettere ‘B’, ‘D’ ed ’E’ stanno a indicare i tre “lampi” osservati il 2 luglio 2025 – è durato circa un giorno. «È dalle cento alle mille volte più lungo della maggior parte dei Grb», osserva Andrew Levan, astronomo alla Radboud University, nei Paesi Bassi, e primo autore dello studio.
«Ancora più importante, i lampi di raggi gamma non si ripetono mai, poiché l’evento che li produce è catastrofico», sottolinea Martin-Carrillo. Il primo alert relativo a questo Grb è arrivato il 2 luglio scorso dal telescopio spaziale Fermi della Nasa. Fermi ha rilevato non uno, bensì tre lampi provenienti dalla stessa sorgente nel corso di diverse ore. In seguito è poi emerso che la sorgente si era già attivata quasi un giorno prima, come osservato dall’Einstein Probe, un telescopio spaziale per raggi X dell’Accademia cinese delle scienze, dell’Agenzia spaziale europea (Esa) e del Max Planck Institute for Extraterrestrial Physics (Germania). Un Grb così lungo e che si ripete non era mai stato osservato prima.
Queste osservazioni hanno però potuto fornire una posizione solo approssimativa del Grb, che si trovava verso il piano della nostra galassia, una regione densa di stelle. Gli autori dello studio, fra i quali anche sei astronomi delle sedi Inaf di Roma e Merate, hanno dunque deciso di avvalersi del Vlt dell’Eso per individuare con precisione la sorgente all’interno della regione di cielo. «Prima di queste osservazioni», ricorda Levan, «l’opinione generale era che il Grb dovesse aver avuto origine all’interno della nostra galassia. Il Vlt ha cambiato radicalmente questo paradigma».
I dati acquisiti dalla fotocamera Hawk-I del Vlt hanno infatti permesso di stabilire che la sorgente potrebbe effettivamente trovarsi in un’altra galassia, come è stato poi successivamente confermato dal telescopio spaziale Hubble. «Ciò che abbiamo scoperto è emozionante: il fatto che questo oggetto sia extragalattico significa che è molto più potente», spiega Martin-Carrillo. Le dimensioni e la luminosità della galassia ospite suggeriscono che potrebbe trovarsi a qualche miliardo di anni luce da noi, ma sono necessari ulteriori dati per affinare questa distanza.
La natura dell’evento all’origine di questo Grb è ancora sconosciuta. Uno scenario possibile è che sia dovuto al collasso su sé stessa di una stella massiccia, processo che rilascia enormi quantità di energia. «Se si tratta di una stella massiccia, dev’essere un collasso diverso da qualsiasi altro mai osservato prima», dice Levan, altrimenti il Grb sarebbe durato solo pochi secondi. In alternativa, anche una stella smembrata da un buco nero potrebbe produrre un Grb della durata di un giorno, ma per spiegare altre proprietà dell’esplosione non sarebbe sufficiente una stella insolita: occorre che a distruggerla sia stato un buco nero ancora più insolito.
Gli autori dello studio stanno tenendo ora sott’occhio le fasi successive dell’esplosione con diversi telescopi e strumenti, tra cui lo spettrografo X-Shooter del Vlt e il telescopio spaziale James Webb. L’aver scoperto che ha avuto luogo in un’altra galassia sarà fondamentale per determinarne l’origine. «Ancora non sappiamo con certezza cosa l’abbia prodotto, ma con questa ricerca abbiamo fatto un enorme passo avanti verso la comprensione di questo oggetto estremamente insolito ed emozionante», conclude Martin-Carrillo.
Fonte: press release Eso
Per saperne di più:
- Leggi su The Astrophysical Journal Letters l’articolo “The day-long, repeating GRB 250702BDE / EP250702a: A unique extragalactic transient”, di Andrew J. Levan, Antonio Martin-Carrillo, Tanmoy Laskar, Rob A.J. Eyles-Ferris, Albert Sneppen, Maria Edvige Ravasio, Jillian C. Rastinejad, Joe S. Bright, Francesco Carotenuto, Ashley A. Chrimes, Gregory Corcoran, Benjamin P. Gompertz, Peter G. Jonker, Gavin P. Lamb, Daniele B. Malesani, Andrea Saccardi, Javier Sanchez Sierras, Benjamin Schneider, Steve Schulze, Nial R. Tanvir, Susanna D. Vergani, Darach Watson, Jie An, Franz E. Bauer, Sergio Campana, Laura Cotter, Joyce N.D. van Dalen, Valerio D’Elia, Massimiliano de Pasquale, Antonio de Ugarte Postigo, Dimple, Dieter H. Hartmann, Jens Hjorth, Luca Izzo, Pall Jakobsson, Amit Kumar, Andrea Melandri, Paul O’Brien, Silvia Piranomonte, Giovanna Pugliese, Jonathan Quirola-Vasquez, Rhaana Starling, Gianpiero Tagliaferri, Dong Xu e Makenzie E. Wortley
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