ESCATOLOGIE COSMICHE. IN LIBRERIA

La verità, vi prego, sulla fine. Dell’universo

L'universo terminerà i suoi giorni con un grande botto? Oppure continuerà a espandersi verso un'insostenibile eternità di solitudine cosmica? Di questi e altri apocalittici scenari tratta “La fine di tutto”, saggio divulgativo della cosmologa statunitense Katie Mack, edito in Italia da Neri Pozza. Con la rassicurante cognizione che, qualunque sia la risposta, non dovremo preoccuparcene per molti miliardi di anni

     02/01/2023
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Katie Mack, “La fine di tutto. I cinque modi in cui l’universo può finire”, Neri Pozza, 2022, 212 pagine, 18 euro

Com’è iniziato l’universo? E come si è evoluto nei suoi quasi quattordici miliardi di anni di storia? A queste domande chiave della cosmologia sono stati dedicati innumerevoli studi, molteplici trattati e altrettanti libri divulgativi che affollano gli scaffali della sezione ‘Astrofisica’ nelle biblioteche e librerie di tutto il mondo. Domande che vengono liquidate in un solo capitolo ne La fine di tutto. I cinque modi in cui l’universo può finire, scritto dall’astrofisica teorica statunitense Katie Mack ed edito in Italia da Neri Pozza, nella traduzione di Alberto Agliotti.

Il resto del libro, un saggio divulgativo sulla cosmologia assolutamente fuori dal comune, affronta invece un interrogativo a tratti negletto dai grandi classici della saggistica scientifica ma forse ancor più affascinante: come finirà il cosmo? Astrofisicamente parlando, naturalmente, come suggerisce il sottotitolo originale del libro: The end of everything (astrophysically speaking).

Spinta dalla curiosità sia scientifica che umana, l’autrice – professoressa presso il Perimeter Institute for Theoretical Physics in Canada e nota a chi frequenta Twitter come AstroKatie – esplora i cinque principali scenari di morte, distruzione e apocalisse che i diversi modelli cosmologici contemplano per l’epilogo dell’universo. Si parte dall’entusiasmante Big Crunch, una sorta di implosione dell’intero cosmo speculare al Big Bang, che era molto popolare fino a qualche decennio fa, quando si poteva ragionevolmente sperare che l’universo contenesse materia a sufficienza per contrastare l’espansione e riportare tutto in una proverbiale “zuppa” non dissimile da quella che ne caratterizzò i primissimi istanti. Si passa per la noiosissima morte termica, lo scenario che – ahimè – va attualmente per la maggiore, non perché il cosmo manchi di materia per un grande collasso ma perché si è scoperto qualcosa che le rema contro, ovvero l’energia oscura che starebbe accelerando l’espansione verso un triste futuro in cui ogni galassia è sola, spenta e spopolata. Si incontra poi il drammatico Big Rip, o grande strappo, che potrebbe essere causato dall’energia oscura se solo questa non fosse costante come molti dati indicherebbero, portando a un graduale allontanamento di tutto, dalle galassie alle stelle fino ai nuclei stessi degli atomi, squarciando finanche il tessuto dello spazio. Si contempla addirittura l’inquietante decadimento del vuoto, scenario – tanto improbabile quanto possibile in qualsiasi momento – di rapida e indolore caduta dell’universo verso l’oblio eterno sotto la guida del campo di Higgs (ricordate il famoso bosone?) che tenderebbe a un ipotetico, a oggi ignoto ma non per questo escluso dalla teoria, stato di suprema stabilità. E si conclude con una grandiosa e rincuorante teoria del rimbalzo, che può includere due o più cicli in cui un universo multi-dimensionale si rigenera, illustrati da Mack attraverso una semplice quanto intuitiva routine a due mani che culmina in un fragoroso “applauso cosmico”.

Il libro, scandito da citazioni letterarie che spaziano dal poeta Robert Frost all’eterno Shakespeare fino all’autore di fantascienza Alastayr Reynolds, presenta le diverse ipotesi con dovizia di dettagli, bilanciata da una elegante e, in un certo senso, rassicurante ironia – si parla, del resto, di tempistiche non esattamente imminenti. E non perde certo l’occasione di addentrarsi, come ogni buon saggio di cosmologia, negli aspetti più esotici della disciplina, dal redshift delle galassie all’espansione più veloce della luce, passando per onde gravitazionali, effetti quantistici, dimensioni extra e l’annoso problema di misurare le distanze in astronomia. Senza tralasciare – e come si potrebbe, parlando del destino ultimo dell’universo? – l’entropia, il secondo principio della termodinamica e il motivo per cui i condizionatori possono contribuire al riscaldamento globale.

In chiusura, l’autrice volge uno sguardo al futuro – non quello remoto del cosmo, ma quello, più prossimo, della ricerca cosmologica – attraverso le parole di esperte ed esperti internazionali che si interrogano su una delle domande più incalzanti della storia in un’era che di dati non potrebbe essere più ricca. Correda il testo una dettagliata sezione di note, per chi ha a cuore le sottigliezze, i riferimenti alla cultura “pop” e un leggero, piacevolissimo sarcasmo che non risparmia nessuna creatura dell’immenso universo. Nemmeno i piccioni.