SI APRONO UFFICIALMENTE LE PORTE ALLA PRIMA MISSIONE ARTEMIS CON EQUIPAGGIO

La lieta fine di Artemis 1

La capsula Orion è ammarata nel Pacifico ieri, domenica 11 dicembre, alle 19.40 ora italiana. Era in viaggio dal 16 novembre e ha compiuto due flyby della Luna

     12/12/2022
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La navicella Orion della missione Artemis I è atterrata nell’Oceano Pacifico alle 19:40 ora italiana di domenica 11 dicembre, dopo una missione di 25,5 giorni che l’ha portata oltre la Luna. Crediti: Nasa

La prima missione della nuova era dell’esplorazione lunare Artemis 1, deputata alle “prove generali” in vista della prima missione con equipaggio dopo la serie Apollo, è ufficialmente terminata. La navicella Orion della Nasa si è tuffata nell’Oceano Pacifico, a ovest della Baja California, alle 19:40 di domenica (ora italiana) dopo aver percorso più di 2.25 milioni di chilometri girando intorno alla Luna.

Lanciata dal nuovo Space Launch System (Sls), il razzo più potente al mondo, il 16 novembre alle 08:47 ora italiana dal Kennedy Space Center della Nasa, in Florida, Orion ha compiuto una missione di 25 giorni che l’ha vista volare vicino alla Luna per due volte. Passando a 130 km dalla superficie lunare, la navicella ha utilizzato la gravità del nostro satellite per essere portata in orbita lunare e guadagnare l’energia e la giusta traiettoria per dirigersi nuovamente sulla Terra. Alla massima distanza raggiunta durante la missione, invece, Orion si è spinta oltre 430 mila chilometri dal nostro pianeta, più di mille volte più in là dell’orbita della Stazione spaziale internazionale.

Il primo flyby lunare, dicevamo, è avvenuto il 21 novembre alle 13:44 ora italiana, mentre il secondo è stato dieci giorni dopo il decollo, il 25 novembre alla stessa ora. Questa prima missione ha fornito un primo test sia del razzo Sls della Nasa sia della navicella Orion, che è stata spinta dai 33 motori del Modulo di servizio europeo (Mes), che in futuro forniranno elettricità, propulsione e controllo termico della cabina agli astronauti in missione lunare, nonché atmosfera respirabile e acqua potabile.

Prima di entrare nell’atmosfera terrestre, il modulo dell’equipaggio si è separato dal modulo di servizio, che contiene il motore propulsivo dell’Agenzia spaziale europea (Esa). Durante il rientro, Orion ha sopportato temperature pari alla metà di quelle della superficie del Sole, a circa 2760 gradi. In circa 20 minuti, Orion ha rallentato da più di 40mila chilometri all’ora a poco più di 20 chilometri orari per lo splashdown – questo il nome della manovra di ammaraggio avvenuta con il paracadute.

«Il modulo di servizio europeo si è comportato in modo eccellente», dice il responsabile di missione dell’Esa Philippe Deloo. «L’obiettivo della prima missione Artemis era quello di testare realmente il veicolo spaziale e metterlo alla prova. Abbiamo quindi utilizzato Orion e il suo modulo di servizio europeo per eseguire manovre e operazioni che non sarebbero necessariamente necessarie per una missione con equipaggio. Ma volevamo davvero spingere il veicolo spaziale nella sua prima missione».

Il vero record, comunque, è che Orion è rimasta nello spazio più a lungo di qualsiasi altro veicolo spaziale progettato per gli astronauti senza agganciarsi a una stazione spaziale. Mentre si trovava oltre l’orbita lunare, Orion ha superato il record di distanza percorsa da una navicella spaziale progettata per trasportare esseri umani, stabilito in precedenza dall’Apollo 13.