NASCE IL CENTRO IAU PER LA PROTEZIONE DEL CIELO

Il cielo non è il Far West

Costellazioni di satelliti, eccesso di illuminazione terrestre e mancanza di regole sull'uso delle orbite sono un problema che coinvolge tutti. Patrizia Caraveo torna a occuparsi del problema della salvaguardia del cielo in tutte le sue declinazioni con “Saving the Starry Night”, pubblicato da Springer alla fine del 2021. L’abbiamo intervistata

     24/02/2022
Social buttons need cookies

La copertina di “Saving the Starry Night” di Patrizia Caraveo, Springer, 2021

Gli esseri umani hanno sempre guardato il cielo con curiosità, meraviglia, paura, venerazione. Poeti e pensatori hanno fantasticato e ne sono stati ispirati. Miliardi di occhi lo hanno scrutato per secoli e miliardi di cervelli ci hanno ragionato sopra. E oggi? Ancora oggi ci interroghiamo osservando il cielo, cercando risposte esistenziali e nuove conoscenze. Nonostante questo non ne abbiamo cura e solo in tempi recenti si è capito che è necessario considerare prioritario il problema dell’inquinamento luminoso, per preservare il cielo nella sua integrità.

«Patrimonio dell’umanità, la volta celeste è fonte di irresistibile attrazione. Ma ora scorgere gli astri è sempre più difficile: l’inquinamento luminoso e i satelliti oscurano questa meraviglia»: sono le parole di Patrizia Caraveo, astrofisica dell’Inaf, vincitrice nel 2021 del premio “Enrico Fermi” della Società italiana di fisica e autrice di numerosi libri fra i quali, in particolare, due volumi dedicati proprio all’inquinamento luminoso: Il cielo è di tutti (Edizioni Dedalo, 2020) e, in inglese, il recente Saving the Starry Night (Springer, 2021).

Dopo il libro Il cielo è di tutti, perché tornare ancora sul tema della salvaguardia del cielo con Saving the Starry Night, questa volta in inglese?

«L’inquinamento luminoso non è affatto un problema superato e alla questione dell’illuminazione terrestre mal progettata, e generalmente eccessiva, si unisce un nuovo elemento: i satelliti in orbita bassa. Si tratta di un problema globale, che ci riguarda tutti. Le troppe luci artificiali sono dannose per l’intero ecosistema. Lo sa che a causa dell’eccesso di luci sta diminuendo drasticamente il numero di insetti impollinatori? Circa il trenta per cento di insetti, attratti dalle luci, muoiono di fatica e non si riproducono più. Le vetrate dei palazzi che ospitano uffici, dove stupidamente le luci vengono tenute accese tutta la notte, costituiscono un’attrazione spesso fatale per gli uccelli. Le luci disturbano tutti gli animali notturni, ma alterano anche il nostro ritmo circadiano. Una cattiva illuminazione impatta non solo sulla sfera scientifica, ma anche in quella ambientale e biologica. ammetto che anche per me è stata una sorpresa».

Come nasce l’idea di parlare di inquinamento luminoso?

«Quando sono venuti fuori i primi satelliti meteorologici americani, oltre venti anni fa, ero rimasta molto colpita dalle immagini della Terra di notte, un concentrato di bellezza e allo stesso tempo di antropologia, geografia e di economia. La Terra di notte è una specie di involontaria opera d’arte, da un lato indice della ricchezza delle nazioni e dall’altro dello spreco che perpetriamo perché sono anche la misura di quanto stupidamente inquiniamo il cielo. Nel 2019 sono iniziati i lanci dei primi satelliti della costellazione Starlink di SpaceX . Questo è stato il passaggio del Rubicone per gli astronomi che sono stati messi brutalmente davanti a un problema nuovo, un nuovo tipo di inquinamento luminoso perché gli Starlink si sono rivelati luminosissimi. Nessuno aveva anticipato un problema di queste proporzioni».

Cosa pensa di questo uso smodato dei satelliti? Si tratta di un fenomeno che andrebbe limitato?

«Io ho sempre utilizzato i satelliti per fare ricerca scientifica e rendersi conto ora che i satelliti sono un “killer” sulle osservazioni astronomiche stesse è stata una sorpresa che mi ha addolorato. Non sono certo contraria alle attività di Elon Musk, ma sono decisamente contro il Far West nello spazio, ed è proprio a questo che stiamo andando incontro. Noi (gli astronomi) non siamo contro i satelliti che offrono un servizio, noi siamo contro la mancanza totale di regole. Essere in grado di lanciare con successo un gran numero di satelliti non dà automaticamente il diritto di saturare le orbite circumterrestri che sono da considerare una parte integrante dell’ambiente, patrimonio di tutti. Certamente Elon Musk ha il permesso di lanciare i suoi satelliti ma ricordiamoci il cielo è di tutti».

Il passaggio dei satelliti Starlink Starlink sopra la Foresta nazionale di Carson, nel New Mexico (Stati Uniti) fotografati subito dopo il lancio. Crediti: M. Lewinsky

Qual è secondo lei la causa di questo fenomeno per ora incontrollato?

«Esiste un buco legislativo. Sono le nazioni unite che dovrebbero dare le indicazioni opportune e che dovrebbero limitare l’uso delle orbite occupate da satelliti. Non molto tempo fa, a novembre scorso, gli astronauti a bordo della Stazione spaziale internazionale sono stati svegliati di soprassalto e costretti a un’operazione di emergenza a causa di una pericolosa nube di detriti causati da un test missilistico russo. Un numero eccessivo di satelliti, tutti negli stessi gusci orbitali, aumenta la probabilità di collisioni accidentali, e, una volta riempite di detriti (grandi e piccoli), le orbite basse diventano inutilizzabili per decenni. Un problema di dimensioni colossali, se pensiamo a quanto della nostra vita quotidiano dipenda dall’utilizzo dei satelliti. Per quanto riguarda Starlink, nessuno si è chiesto quanto fossero riflettenti questi satelliti grandi come tavoli da cucina che, a costellazione completata, costituiranno una flotta di ben 12mila unità. Non è pensabile poter mettere in cielo oggetti che sono brillanti quanto la Stella Polare. Questo non è un problema che riguarda solo gli astronomi: riguarda tutti noi. Non si tratta solo di inquinamento luminoso ma di vero e proprio inquinamento dell’alta atmosfera, poiché il combustibile dei razzi vettori rilascia polveri molto dannose per l’ambiente. Non a caso, altre compagnie satellitari hanno citato la Fcc americana (Federal Communications Commission) per non aver valutato a dovere l’impatto ambientale nel caso dei satelliti Starlink, aspetto ancora più grave – se vogliamo – del disturbo generato alle osservazioni astronomiche. L’inquinamento è da intendere in senso lato, in tutte le sue sfaccettature, come alterazione del sistema naturale: sia dal punto di vista dell’illuminazione, sia dal lato ambientale che delle orbite terrestri».

Cosa possiamo fare per risolvere questa emergenza?

«Noi come singoli non molto, ma è certamente vero che Elon Musk ha bisogno anche dei nostri abbonamenti nonostante questi incidano poco sul suo bilancio economico. A contare di più sono infatti i finanziamenti statali e militari, per i quali Starlink sarà un sostituto del sistema Gps di navigazione satellitare (che costa circa un milione di dollari al giorno agli americani). Quello che conta davvero è invece convincere la Commissione delle Nazioni Unite sull’uso pacifico dello spazio extra-atmosferico (Copuos) dell’Unoosa (UN Office for Outer Space Affairs) che si tratta di un problema importante e prioritario, e fare in modo che possa pronunciarsi prendendo una posizione chiara e promulgando leggi in tal senso.
Il libro Saving the Starry Night nasce dalla necessità di sensibilizzare la comunità at large e le istituzioni, e anche per questo è in  inglese. È un libro che mancava e con cui spero di contribuire alla conoscenza e alla comunicazione del problema dell’inquinamento luminoso a tutti i livelli».

Recentemente l’Unione astronomica internazionale ha istituito il Centre for the Protection of the Dark and Quiet Sky from Satellite Constellation Interference, diretto dall’astronomo Piero Benvenuti, con lo scopo di mitigare l’impatto negativo delle costellazioni di satelliti sulle osservazioni ottiche e radioastronomiche. Cosa ne pensa? 

«Sono molto contenta che sia nata una collaborazione stretta tra astronomici ottici e radioastronomi. Questi ultimi sono colpiti anche in modo più brutale dai satelliti in orbita bassa perché usano per le loro trasmissioni una banda adiacente a quella utilizzata per la radioastronomia. Questo vuol dire che qualsiasi imprecisione nelle trasmissioni dei satelliti disturba gravemente le osservazioni dei radiotelescopi. Non ha senso fare grandi investimenti e costruire strumenti sempre più performanti se poi i satelliti li accecano. La comunità scientifica è compatta nel dire dobbiamo trovare un modus vivendi, una soluzione che permetta a tutti di operare al meglio, per questo occorrono regole.

Ritiene sia possibile non solo informare ma creare una cultura collettiva e individuale intorno alla questione dell’inquinamento luminoso? 

«Sono convinta di sì. Quando parlo di questi argomenti al pubblico spesso i miei ascoltatori mi dicono che non ci avevano mai pensato. Alla base di tutto ci deve essere un’informazione corretta e puntuale. Il cielo stellato è uno spettacolo troppo bello. Lo dobbiamo difendere anche perché, salvaguardando le stelle, difendiamo la biodiversità, quindi la nostra vita sul pianeta Terra».


Per saperne di più: