LE MISURAZIONI GRAZIE A DECENNALI OSSERVAZIONI RADAR

Quanto dura un giorno su Venere?

Quanto dura con esattezza un giorno su Venere? Di quanto è inclinato il suo asse di rotazione? E quali sono le dimensioni del nucleo? Un team di astronomi guidato dall’Università della California a Los Angeles (Ucla) ha risposto a queste domande grazie ai dati ottenuti in 14 anni di osservazioni radar. Tutti i dettagli su Nature Astronomy

     05/05/2021
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Venere è il pianeta più vicino alla Terra. Ciononostante alcune sue caratteristiche fisiche sono ancora enigmatiche e certi parametri orbitali incerti e discordanti. Il motivo è la fitta e opaca coltre di nubi che il pianeta possiede. Nubi che nascondono un paesaggio aspro, battuto da piogge acide e con temperature superficiali superiori ai 450 gradi Celsius.

Immagine di Venere creata combinando gli scatti acquisiti dalla sonda Mariner 10. Crediti: Nasa/Jpl-Caltech

In un articolo pubblicato la settimana scorsa su Nature Astronomy, un team di scienziati guidati dalla University of California a Los Angeles (Ucla) riporta nuove misurazioni di alcuni parametri del pianeta, fondamentali per comprenderne meglio la storia e trarre informazioni sulla sua struttura interna. In particolare, grazie a osservazioni condotte dal 2006 al 2020 mediante l’applicazione di tecniche di radarastronomia, gli scienziati sono riusciti a determinare con elevata precisione la durata del giorno, l’inclinazione dell’asse di rotazione e le dimensioni del nucleo del pianeta.

«Venere è il nostro pianeta gemello, eppure queste proprietà fondamentali sono rimaste sconosciute», osserva Jean-Luc Margot, professore di scienze terrestri, planetarie e spaziali all’Ucla e primo autore dello studio.

Ottenute analizzando gli echi delle onde radio raccolti dall’antenna di 70 metri del Goldstone Deep Space Communications Complex nel deserto del Mojave, in California, e dall’antenna di 100 metri del radiotelescopio di Green Bank, nel West Virginia, le nuove misurazioni  mostrano che un giorno su Venere dura 243,0226 giorni terrestri, dunque circa due terzi di un anno terrestre. Tuttavia non si tratta di un valore fisso, bensì di un valore medio. E il motivo dipende da un fatto ben preciso, spiegano i ricercatori: la velocità di rotazione del pianeta cambia continuamente, con una differenza tra le singole misurazioni di circa 20 minuti. «Questo probabilmente spiega perché le stime precedenti non erano in accordo tra loro», dice Margot.

Secondo gli autori, la causa di questa variazione potrebbe essere la pesante atmosfera venusiana che, mentre si muove sopra la superficie, potrebbe scambiare quantità di moto con il pianeta, accelerandolo o decelerandolo. Un meccanismo analogo si verifica anche qui sulla Terra, ma in questo caso lo scambio di quantità di moto produce una variazione della velocità che modifica la durata di un giorno di un millisecondo. L’effetto di questo scambio sulla Terra è dunque ridotto, e ciò è dovuto al fatto che la nostra atmosfera è 93 volte meno massiva di quella venusiana.

Per quanto riguarda l’inclinazione dell’asse di rotazione del pianeta, il valore calcolato dai ricercatori è di 2,6392 gradi (l’asse terrestre è inclinato di circa 23 gradi rispetto alla perpendicolare al piano dell’eclittica) – una stima migliore di un fattore 10 rispetto alle precedenti, dicono i ricercatori.

Le ripetute misurazioni radar hanno inoltre permesso di calcolare il tempo che l’asse di rotazione del pianeta impiega per compiere un giro completo (un moto millenario simile alla precessione luni-solare del nostro pianeta. Sulla Terra questo moto dura circa 26mila anni. Venere impiega un po’ più tempo: circa 29mila anni. Quanto alle dimensioni del nucleo del pianeta, il team ha stimato un raggio di circa 3.500 chilometri, dunque abbastanza simile a quello della Terra.

Il team continuerà ancora a inviare onde radio verso Venere. Anche perché, concludono i ricercatori, a ogni eco radio ricevuta il velo di mistero che circonda il pianeta si solleverà un po’ di più, rendendolo sempre meno enigmatico.

Per saperne di più:

  • Leggi su Nature Astronomy l’articolo “Spin state and moment of inertia of Venus” di Jean-Luc Margot, Donald B. Campbell, Jon D. Giorgini, Joseph S. Jao, Lawrence G. Snedeker, Frank D. Ghigo e Amber Bonsall