UNA DONNA DA PRIMATI

Kathy Sullivan, dallo spazio all’abisso Challenger

Domenica 7 giugno, all'interno del sommergibile Dsv Limiting Factor, l'astronauta Kathy Sullivan – la prima donna a effettuare una “passeggiata spaziale” – ha raggiunto i 10.914 metri di profondità all'interno dell'abisso Challenger, un fondale tra i 10.898 i 10.994 metri sotto il livello del mare, divenendo anche la prima donna a raggiungere il punto più profondo della superficie terrestre.

     09/06/2020
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C’è un posto sul nostro pianeta che è considerato il punto più profondo della superficie terrestre. Si trova nell’Oceano Pacifico, a circa 300 Km dall’isola di Guam, nella fossa delle Marianne. Il suo nome è Challenger Deep, l’abisso Challenger, dal nome della nave Hms Challenger che lo scoprì durante una spedizione di quattro anni, dal 1872 al 1876.

Da allora molte sono state le missioni che hanno tentano di misurarne la profondità, cercando anche di accaparrarsi il record di profondità raggiunta in questo angolo remoto di oceano.

Domenica 7 giugno scorso, all’età di 68 anni, a riuscirci dopo aver toccato i 10.914 metri di profondità all’interno del veicolo per immersione profonda Dsv Limiting Factor – un sommergibile appositamente studiato per la ricerca in acque profonde – è stata lei, la prima donna americana ad effettuare una passeggiata spaziale: l’astronauta, scienziata, geologa e oceanografa Kathy Sullivan, ora la prima donna a raggiungere il punto più profondo conosciuto del globo terrestre.

Nata nel New Jersey il 3 ottobre del 1951, nel 1973 consegue la laurea in scienze della Terra all’Università della California, a Santa Cruz. Nel 1978 prende il dottorato in geologia e oceanografia alla Dalhousie University di Halifax, in Nuova Scozia, dove partecipa a diverse spedizioni oceanografiche negli oceani Atlantico e Pacifico.

L’astronauta Kathryn Dwyer Sullivan mentre si appresta ad effettuare le attività extra-veicolari (Eva) l’11 ottobre del 1984, durante la missione STS-41-G. Crediti: Nasa

Lo stesso anno viene selezionata nel primo gruppo di astronauti statunitensi che includeva donne, e nell’agosto del 1979 – dopo aver completato l’addestramento – diviene specialista di missione. Ha volato in tre missioni del programma Space Shuttle, la prima delle quali, la Sts-41-G – lanciata il 5 ottobre del 1984 – le permette di entrare nella storia dell’astronautica come la prima donna statunitense a compiere una passeggiata spaziale.

È anche grazie a lei  se è avvenuto con successo, durante la seconda delle sue missioni: la Sts-31,  il dispiegamento del Telescopio Spaziale Hubble. Missione per la quale ha ricevuto l’Haley Space Flight Award. Nel 1988 entra a far parte della US Naval Reserve come ufficiale oceanografico, in servizio proprio a Guam. Si ritira con il grado di capitano nel 2006.

Nel 1993, dopo 532 ore nello spazio, lascia la Nasa e inizia la carriera civile, divenendo prima capo scienziato presso la National Oceanic and Atmospher Administration e poi ricoprendo varie cariche dirigenziali presso la stella  amministrazione.

Il sommergibile Limiting Factor a bordo della nave Dssv Pressure Drop. Crediti: Five Deeps

Premiata con diversi riconoscimenti per la sua brillante carriera, ora, all’età di 68 anni un’altra impresa, forse il coronamento di un sogno: il raggiungimento, dopo quattro ore di discesa, del punto più profondo della Terra mai raggiunto prima dall’essere umano, dal quale Sullivan è risalita dopo circa un’ora e mezza di permanenza.

E la prima cosa che ha fatto – raggiunta la Dssv Pressure Drop, la nave madre del sommergibile Dsv Limiting Factor – qual è stata? Una chiamata agli astronauti a bordo della Stazione spaziale internazionale, a circa 400 km sopra la Terra. «Come oceanografa e astronauta», dice in una nota rilasciata alla Eyos Expeditions (la società che ha coordinato la logistica della missione), «vedere il paesaggio lunare del Challenger Deep e poi condividere le mie impressioni con i colleghi sulla Stazione spaziale internazionale circa il nostro straordinario veicolo spaziale esterno riutilizzabile nello spazio interno è stato un giorno straordinario, che capita una volta nella vita».