COLLABORAZIONE AL VIA CON L’ARRIVO DEL RAMADAN

Falce di luna nuova sull’inizio d’un nuovo cammino

Una lettera di intenti firmata nei giorni scorsi da Nichi D’Amico, presidente dell’Istituto nazionale di astrofisica, e da Abdellah Redouane, segretario generale del Centro islamico culturale d’Italia che sovrintende la Grande Moschea di Roma, apre la strada a una collaborazione nata con l'obiettivo di creare un nuovo modello di sviluppo relazionale sostenibile attraverso l'incontro tra cultura e scienza, per l’avvio di un dialogo interculturale volto a una più capillare diffusione scientifica dell’Astronomia nella comunità islamica nazionale. L'osservazione della falce di luna nuova che darà il via al Ramadan del 2020 sarà il primo passo di quello che promette di essere un lungo cammino, da fare insieme nel rispetto delle reciproche competenze. Perché anche se la osserviamo con occhi diversi siamo tutti sotto la stessa Luna

     23/04/2020

23.04.2020, ore 19:00

Falce di luna crescente. Crediti: Marina Costa/Osservatorio astronomico del Righi di Genova

Nei giorni scorsi ha visto la luce una nuova collaborazione tra l’Istituto nazionale di astrofisica e il Centro islamico culturale d’Italia (Cici), che sovrintende la Grande Moschea di Roma. Quello che si vuole favorire è una nuova fase di confronto culturale e scientifico e l’Inaf, il principale ente di ricerca italiano per lo studio dell’universo, e il Cici, unico ente islamico riconosciuto ufficialmente dalla Repubblica Italiana, intendono farlo a partire da concrete azioni di inclusione e dal dialogo interculturale partecipativo e cooperativo tra le diverse competenze. Si vuole così favorire la diffusione della cultura scientifica, obiettivo statutario dell’Inaf, grazie a progetti di didattica e divulgazione dell’astronomia che si rivolgano con contenuti e linguaggi mirati alla comunità islamica italiana.

«La filiera dell’astronomia, dallo sviluppo delle idee allo sviluppo delle tecnologie che ne derivano e alle loro applicazioni in differenti settori, ha sempre avuto un ulteriore valore per l’uomo al di là di quello scientifico e di utilità per la società, un valore simbolico fortissimo perché, alla fine, è l’universo il nostro ambiente naturale, in esso siamo immersi e in esso viviamo», dice Nichi D’Amico, presidente dell’Inaf. «Questo è per dire che, oltre all’impegno preciso che l’Inaf ha nel suo statuto di restituire i risultati della propria ricerca alla scuola e alla società, c’è anche qualcosa di più, e cioè una spinta a utilizzare il cielo come strumento per migliorare la società in cui viviamo. È una piccola goccia nel mare ma pur sempre molto importante».

«Gli obiettivi che ci siamo prefissi», conclude D’Amico, «sono anche quelli dell’Unione astronomica internazionale, che è impegnata in modo costante nell’inclusione sociale in tutto il mondo. E coincidono anche con quelli dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile promossa dalle Nazioni Unite, il programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 paesi membri dell’Onu e alla quale tutti gli enti pubblici di ricerca aderiscono».

«Sono molto contenta che vi stato questo importante seguito a un progetto che era nato a Padova nel 2017 e nell’ambito del quale si erano già svolti due incontri presso l’Osservatorio della mia città, nel 2017 e poi nel 1018, in occasione dell’inizio del mese di Ramadan», dice Caterina Boccato, responsabile del settore Didattica e divulgazione dell’Inaf. «Gli incontri erano stati organizzati da me, dal collega Federico di Giacomo e dall’imam Nader Akkad, nell’ambito del Master in studi interculturali dell’Università di Padova».

Uno scorcio della Grande Moschea di Roma, sede del Centro islamico culturale d’Italia, l’unico ente islamico la cui personalità giuridica è stata riconosciuta ufficialmente dalla nostra Repubblica. Crediti: Centro islamico culturale d’Italia

Il Centro islamico culturale d’Italia è nato, tra l’altro, per promuovere una migliore conoscenza della fede islamica e delle sue credenze, attraverso la realizzazione di opere culturali, sociali e filantropiche a favore della comunità musulmana in Italia e soprattutto rafforzare e sviluppare relazioni tra i fedeli di religione musulmana e i fedeli delle altre confessioni religiose, ma più in generale con tutte le componenti della società. Il tutto nell’autentica essenza dell’Islam, tesa alla convivenza, al dialogo e alla reciproca conoscenza.

L’attuale situazione sociale, economica e politica rende urgente un’opera di “ri­connessione”, possibile a condizione di innescare processi di profonda mutazione culturale e antropologica per mettere le basi della nascita di una nuova cittadinanza, che sappia integrare la pluralità delle culture, la responsabilità verso le giovani generazioni, il futuro e il pianeta.

Per raggiungere tali obiettivi, l’Inaf e il Cici metteranno in campo diversi strumenti, nel rispetto e per la valorizzazione delle reciproche competenze. La lettera di intenti prevede la costituzione di una Commissione scientifica bilaterale per garantire equilibrio e incisività prospettica di lavoro congiunto e la nascita di un tavolo scientifico interculturale, nel quale saranno approfondite le dinamiche interculturali costituenti. Si lavorerà per pubblicare congiuntamente entro il 2020 l’instrumentum laboris per contribuire alla nascita di una rete internazionale di studio e ricerca.

«La collaborazione tra il Centro islamico culturale d’Italia e l’Istituto nazionale di astrofisica, sancita con la lettera di intenti, costituisce un’esperienza unica e innovativa che vuole fare da apripista non solo in Italia ma in tutta Europa, dove ormai l’Islam è la seconda fede professata», dice il dottor Abdellah Redouane, segretario generale del Centro islamico culturale d’Italia. «Il Centro islamico riconferma ancora una volta il suo ruolo di istituzione riconosciuta dalla Repubblica Italiana, pienamente inserita nella società italiana e sempre cooperante con le altre realtà istituzionali che ne sono espressione e, al contempo, intende rendere un ulteriore servizio alla comunità dei fedeli musulmani italiani in uno dei momenti in cui la loro esperienza spirituale si fa ancora più profonda e vissuta, aprendo loro inoltre vie nuove di cooperazione e formazione».

Ogni anno si terrà almeno un evento diffuso sul territorio nazionale italiano, sul quale sono capillarmente dislocate le strutture dell’Inaf, nei giorni che precedono l’inizio del mese del digiuno (Ramadan), e si collaborerà nella comunicazione con riguardo all’avvistamento della Luna anche in altre occasioni considerate di grande importanza per l’Islam, come la fine del Ramadan, l’inizio del mese del pellegrinaggio (Dhu’l Hijja) e l’inizio del Capodanno islamico (Muharram). Tutto nell’ottica di fornire gli elementi scientifici necessari alla corretta interpretazione dei moti della Luna e dell’avvistamento lunare, sui quali si fonda il calendario islamico.

Alcuni dei relatori che interverranno questa sera, giovedì 23 aprile, al seminario di studi sulla Luna organizzato sulla scorta della lettera di intenti firmata tra l’Inaf e il Centro islamico culturale d’Italia. Crediti: Inaf

Quest’anno, nonostante la situazione dovuta alla pandemia di Covid-19, si è deciso di tenere comunque un seminario in videoconferenza dedicato allo studio della Luna in vista dell’avvio del Ramadan, sperimentando una modalità online fruibile da remoto a tutti gli Imam invitati a partecipare dal Centro Islamico.

Quello che si configura come un seminario di studio si terrà alle ore 19 di giovedì 23 aprile e sarà moderato da Caterina Boccato e dall’imam Nader Akkad, e dopo il saluto del presidente dell’Inaf Nicolò D’Amico e del segretario generale del Cici dottor Abdellah Redouane, Francesca Aloisio, della Struttura per la comunicazione di presidenza dell’Inaf, presenterà in breve i contenuti della lettera di intenti firmata di recente tra Inaf e Cici. Il seminario vedrà poi alternarsi sul palco virtuale vari astronomi dell’Inaf collegati dal nord al sud d’Italia: Giulia Iafrate da Trieste, Federico di Giacomo da Padova, Francesco D’Alessio da Roma, e Antonio Maggio da Palermo. Si cercherà di osservare la prima falce di Luna nuova, segno di avvio del mese di digiuno, cosa non banale visto che sarà molto bassa sull’orizzonte e molto vicina al Sole che tramonta. Ma è proprio per spiegare questo, la Luna e i suoi moti, che i ricercatori Inaf si sono messi in gioco in questa nuova avventura.

Anche se sarà difficile vederla, sarà sicuramente una Luna nuova all’insegna del confronto e del dialogo, perché anche se la guardiamo con occhi diversi camminiamo tutti sotto la stessa Luna.