POTREBBE AVER FAVORITO LA COMPARSA DELL’UOMO STANZIALE

Segni d’impatto cometario nella valle dell’Eufrate

Analizzando le caratteristiche chimico-fisiche di particolari inclusioni rinvenute in alcuni reperti archeologici, un team di ricercatori avrebbe trovato prove dell'impatto cosmico che circa 12.800 anni fa ha causato la distruzione del sito di Abu Hureyra, uno dei primi insediamenti umani al mondo. Lo studio è pubblicato su Scientific Reports

     10/03/2020

(A) Mappa del Medio Oriente, che mostra la posizione di Abu Hureyra (AH) in Siria. (B) Mappa del sito Abu Hureyra che mostra le posizioni, da A a G) degli scavi effettuati nel sito. Crediti: Andrew M. T. Moore et al. 2020

Nel Nord della Siria, nella valle dell’Eufrate, c’è un sito archeologico di nome Abu Hureyra – oggi sommerso dalle acque del lago Assad, che testimonia un momento importantissimo della nostra storia: il periodo in cui, quasi 12.800 anni fa, l’uomo da cacciatore e raccoglitore nomade è divenuto agricoltore stanziale. Abu Hureyra è dunque uno fra i primi insediamenti umani al mondo – così almeno sono giunti a concludere gli archeologi analizzando i reperti trovati nel sito prima che il lago si formasse in seguito alla costruzione della diga di Taqba, avvenuta negli anni ’70.

Ma pare che questa della nascita dell’uomo stanziale non sia l’unica storia che Abu Hureyra ha da raccontare. Uno studio condotto da un team di scienziati guidati da Andrew Moore (Rochester Institute of Technology di New York) e James Kennett (Università di  Santa Barbara, in California) sostiene, infatti, che Abu Hureyra documenti gli effetti di un evento conosciuto con il nome di impatto cosmico del Dryas recente, datato attorno a 12.800 anni fa.

Moore e colleghi sono arrivati a questa conclusione dopo aver analizzato la composizione geochimica, forma, struttura, temperatura di formazione, caratteristiche magnetiche e contenuto d’acqua di inclusioni trovate tra i cereali e i grani, sui primi materiali da costruzione e sulle ossa degli animali rinvenuti nel sito. Si tratta di materia vetrificata – in inglese meltglass –  contenente grani fusi di quarzo, chromferide e magnetite. Materia formata, secondo gli autori, dalla fusione e vaporizzazione quasi istantanea di biomasse, suolo e depositi alluvionali, seguita da raffreddamento istantaneo.

Rappresentazione artistica dell’impatto cosmico del Dryas recente. Crediti: Uc Santa Barbara

I risultati dello studio, pubblicati su Scientific Reports, suggeriscono che il materiale, composto da minerali ricchi di cromo, ferro, nichel, solfuri e titanio – e anche ferro fuso ricco di platino e iridio – si sia formato a temperature molto elevate, superiori a 2.200 gradi Celsius. Temperature molto più alte di ciò che gli esseri umani sarebbero stati in grado di ottenere a quell’epoca, e non spiegabili inoltre da nessuna attività legata a fattori ambientali quali vulcanismo o fulmini.

«Per avere un’idea, temperature così elevate scioglierebbero completamente un’automobile in meno di un minuto», dice Kennett. «Temperature elevatissime che possono essere associate solo a un impatto cosmico», aggiunge lo scienziato, che con i suoi colleghi già aveva riportato per la prima volta prove di un evento simile nel 2012.

Secondo gli studiosi, Abu Hureyra sarebbe quindi il primo sito a documentare gli effetti catastrofici diretti di frammenti cometari caduti su un insediamento umano. «Il villaggio di Abu Hureyra deve aver subito una distruzione improvvisa», continua Kennett. «Deve essersi verificato un impatto o uno scoppio aereo abbastanza vicino da coprire con una grande quantità di calore e vetro fuso l’antico villaggio»

Nei riquadri a, c ed e: microfotografie di tipici esempi di materia vetrificata. In b,d ed f: le rispettive immagini ottenute con microscopia elettronica a scansione. Crediti: Andrew M. T. Moore et al. 2020

Frammenti cometari, dicevamo. Infatti, poiché i materiali vetrificati trovati nelle inclusioni sono coerenti con quelli trovati in altri siti archeologici in tutto il mondo, è probabile che questi risultino non da impatti causati da singole comete o asteroidi, ma piuttosto che facciano tutti parte della stessa cometa, che probabilmente toccò l’atmosfera terrestre alla fine dell’epoca del Pleistocene.

«Un singolo grande impatto con asteroidi non avrebbe dato origine a materiali così ampiamente dispersi come quelli scoperti ad Abu Hureyra», dice a questo proposito Kennett. «Si ritiene invece che i più grandi detriti cometari siano in grado di provocare migliaia di esplosioni in atmosfera nell’arco di pochi minuti in un intero emisfero terrestre. L’ipotesi dell’impatto cosmico del Dryas recente propone questo meccanismo per tenere conto dei materiali coevi ampiamente dispersi lungo oltre 14mila chilometri fra gli emisferi Nord e Sud. Le nostre scoperte nel sito Abu Hureyra supportano fortemente un grande evento di impatto da una cometa così frammentata»

Un impatto che avrebbe contribuito all’estinzione della maggior parte degli animali di grandi dimensioni – compresi i mammut, i cavalli e i cammelli americani – e alla scomparsa del popolazione nordamericana dei Clovis. Segnando il repentino inizio del periodo climatico del Dryas recente, appunto: il periodo geologicamente breve di clima freddo alla fine del Pleistocene, approssimativamente compreso tra 12.800 e 11.500 anni fa. Proprio questi cambiamenti climatici, dicono infine gli autori, potrebbero  aver innescato la trasformazione da una condizione di cacciatore e raccoglitore nomade a quella di  agricoltore stanziale, una delle trasformazioni culturali più significative della storia umana.

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