LE RAGIONI ALLA BASE DEI CONSIGLI DEGLI ESPERTI

Meteoriti, istruzioni (motivate) per l’uso

Perché, se si trova una meteorite, sarebbe importante non alitarci sopra, non avvicinare calamite e avvolgerla in un foglio di alluminio? Esistono davvero i “cani da meteorite”? Sono solo alcune delle tante domande che ci sono arrivate in questi giorni. Le abbiamo girate a uno fra gli ideatori del progetto Prisma, il planetologo dell'Inaf di Torino Mario Di Martino. Ecco le sue risposte

     10/01/2020
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“Come comportarsi con una possibile meteorite”: le nove semplici istruzioni da seguire in caso di ritrovamento di una possibile meteorite (cliccare per ingrandire). A cura dell’Associazione Meteoriti Italia

Il 31 dicembre scorso si trovava nello spazio. Mercoledì, il primo dell’anno, il suo ingresso nell’atmosfera produceva frammenti incandescenti le cui scie luminose sono state avvistate in diverse parti del Nord Italia. Giovedì 2 gennaio gli esperti della rete Prisma (Prima Rete Italiana per la Sorveglianza sistematica di Meteore e dell’Atmosfera), grazie ai filmati delle loro fotocamere, calcolavano – con un’incertezza di 2,2 × 1,5 km – la zona in cui, con molta probabilità, alcuni frammenti di quello che nel frattempo era diventato la meteorite di Capodanno si erano schiantati al suolo: un’area del Modenese, a pochi km a nord-ovest di Cavezzo, in Pianura Padana. Nell’articolo di Albino Carbognani, pubblicato anche qui su Media Inaf, oltre a dare indicazioni su dove cercare – ben prima che la cagnolina Pimpa e il suo proprietario, il 48enne di Mirandola Davide Gaddi, ne trovassero due frammenti proprio là dove i calcoli del progetto Prisma avevano previsto – abbiamo fornito un’infografica dell’associazione Meteoriti Italia con le istruzioni da seguire in caso di ritrovamento. Nove semplici regole su come “comportarsi con una possibile meteorite”.

Sul post nella nostra pagina Facebook relativo all’articolo in questione sono comparsi numerosi commenti nei quali si chiedevano i motivi di tali indicazioni: perché è importante non alitarci sopra o avvolgerla in un foglio di alluminio, per esempio? Abbiamo rivolto le vostre domande a uno degli ideatori del progetto Prisma, l’esperto di meteoriti e planetologo dell’Inaf di Torino Mario Di Martino, sperando che le indicazioni possano essere utili a chi, fra voi, anche nel prossimo fine settimana deciderà di cimentarsi nella ricerca di nuovi frammenti.

Dottor Di Martino, iniziamo togliendoci una volta per tutte un dubbio: meteorite, sostantivo maschile o femminile?

«È indifferente, ma io preferisco il femminile».

La prima indicazione dice di non toccarla a mani nude. Perché?

«Per evitare contaminazioni che potrebbero dare fastidio nel corso delle analisi, in modo particolare se la meteorite è molto fresca».

Le calamite anche no! Qual è il motivo?

«È quello di non alterare le caratteristiche magnetiche della meteorite».

La plastica: nemica dell’ambiente e delle meteoriti. Per conservarla, meglio avvolgerla nella carta alluminata?

«La plastica sappiamo che è composta da vari elementi che possono essere rilasciati e andare a “inquinare” la meteorite, mentre il foglio di alluminio è un materiale “asettico” che non tende ad alterare la meteorite».

Meglio non alitarci sopra, dite. Perché?

«Per lo stesso motivo per cui è meglio non toccarla con le mani nude: evitare le contaminazioni».

Una delle prescrizioni del vademecum per diventare cacciatori di meteoriti impeccabili suggerisce di creare una sorta di matrioska di vasi con assorbi-umidità per la conservazione e il trasporto. Un solo vaso non basta?
 
«Lo scopo del doppio contenitore è cercare di tenerla il più possibile isolata dall’ambiente esterno».

Le giro adesso una domanda che si sono posti molti nostri lettori, a ragion veduta aggiungo io: sono radioattive?

«No!».

Se decidessi di fare una bella passeggiata con il mio “cane da meteoriti” al seguito nelle zone di Cavezzo, magari proprio questo fine settimana, e trovassi una meteorite, sarebbe mia? Voglio dire, di chi è la roccia trovata?

«In Italia non esiste una legge che disciplini la proprietà delle meteoriti ritrovate. Ma la cosa migliore sarebbe conservarle in un museo».

 A proposito di “cani da meteoriti”, i nostri amici a quattro zampe davvero riescono a fiutarle?

«Credo che niente vieterebbe di addestrarli allo scopo. Il problema è però quello di reperire meteoriti “freschissime” come quella di Cavezzo da fare annusare affinché possano poi essere riconosciute dal fiuto di un cane. Certamente l’odore di una meteorite fresca, che ha subito da poco tempo un processo di fusione superficiale a causa dell’attrito con l’atmosfera, è diverso da quello di una pietra normale o di una meteorite “vecchia”».

In bocca al lupo, dunque. E non dimenticate di portare con voi una macchina fotografica e una cartina geografica, o uno smartphone: vi serviranno per fotografare l’oggetto dell’eventuale ritrovamento e mapparne il punto esatto. L’indirizzo al quale mandare il tutto è prisma_po@inaf.it.


Ma come si riconosce una meteorite? Qusto video del 2017 può essere di aiuto: