L’EDITORIALE DI ANNA CURIR

Un ponte tra due culture

A 60 anni dall’uscita del pamphlet di Charles P. Snow “Le due culture”, venerdì 27 settembre si terrà alla Sapienza Università di Roma un incontro sul rapporto fra discipline scientifiche e umanistiche, con particolare riferimento ad alcune esperienze italiane

     25/09/2019

27.09.2019

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Il 7 maggio 1959 lo scienziato e letterato Charles P. Snow tenne all’Università di Cambridge una conferenza, nell’ambito delle Rede Lectures, dal titolo Le due culture. Il contenuto della conferenza venne poi pubblicato in un libro dello stesso Snow, avente come titolo Le due culture e la rivoluzione scientifica. Il libro ebbe grande successo, dando origine a una riflessione sulla spaccatura che si era originata tra la cultura scientifica e umanistica.

Secondo Snow le ragioni dell’esistenza di questa frattura sono molte e complesse, ma egli nel suo libro ne volle isolare una: la rivoluzione industriale. Snow mise ben in evidenza il fatto che tale rivoluzione determinò uno scollamento tra gli intellettuali dell’epoca (di formazione umanistica) e la nuova classe scientifica che si stava formando.

Nel Rinascimento, invece, scienziati/artisti come Leonardo, Michelangelo, Piero della Francesca e, anche più tardi, Pascal, Goethe, per citarne solo alcuni, operarono nella letteratura, nell’arte e nella scienza. Uno dei capisaldi dell’Illuminismo, la prima Enciclopédie, fu scritta da numerosi intellettuali sotto la guida di un letterato, Diderot, e di uno scienziato, D’Alembert.

Nel 1963 uscì un secondo libro di Snow – dal titolo Le due culture, un secondo sguardo – nel quale egli auspicava l’avvento di una terza cultura. In questa nuova cultura le difficoltà di comunicazione tra scienziati e letterati avrebbero dovuto attenuarsi.

Oggi il dibattito sulla nascita di una terza cultura è ancora attuale e non si può dire che tale nascita sia compiuta. Esistono discipline ibride, che si trovano al confine tra le scienze e la storia – come l’archeologia – o tra la scienza e la psicologia – come le neuroscienze, la psicologia evoluzionistica, la genetica comportamentale; la filosofia della scienza si pone il problema di indagare gli aspetti filosofici dei paradigmi scientifici. Ed esistono teorie che possono considerarsi “trasversali”, come la teoria dei sistemi complessi, che può descrivere sia sistemi fisici che biologici o sociali.

Dunque in alcuni settori si può parlare di un avvicinamento tra scienze e umanesimo. Ma non si può dire che il dialogo tra le due comunità sia profondo. Steven Pinker (scienziato cognitivo) ha perfino sentito il bisogno di pubblicare, nel 2013, un articolo sulla rivista The New Republic dal titolo “La scienza non è un vostro nemico” indirizzato, appunto, agli intellettuali di estrazione umanistica come storici, letterati e filosofi. Pinker mette in evidenza come ciascuna delle due comunità potrebbe trarre giovamento dal dialogo con l’altra.

Ed è vero che se agli scienziati gioverebbe l’attitudine critica dei filosofi, che li porterebbe a un maggior senso di responsabilità nelle loro scelte, ai filosofi potrebbe giovare l’atteggiamento scevro di dogmatismi tipico dell’evoluzione dei paradigmi scientifici: la scienza infatti insegna a non avere certezze, ad accettare il cambiamento. Gli storici potrebbero tenere in conto i risultati fondamentali della storia naturale, dell’antropologia evoluzionistica e della cosmologia moderna. Possiamo affermare il carattere umanistico della scienza, poiché essa contribuisce a costruire risposte alle grandi domande: chi siamo, da dove veniamo e dove stiamo andando.

Un aspetto su cui c’è poca riflessione è quello relativo al processo creativo. Si può infatti supporre una visione unificata della creazione scientifica, artistica, umanistica in generale, perché i processi mentali sono gli stessi: il processo creativo consiste infatti nel sottrarre un concetto o un’immagine alle vecchie associazioni mentali e riguardarlo in modo nuovo. Questo è ciò che è avvenuto per i concetti di simultaneità, spazio, tempo nelle rivoluzioni scientifiche della Relatività ristretta e generale. Ma è anche ciò che avviene per le immagini e i concetti delle intuizioni artistiche, poetiche, filosofiche.

A 60 anni dall’uscita del pamphlet di Snow, venerdì 27 settembre si terrà alla Sapienza Università di Roma un convegno dal titolo Un ponte fra culture: territori in comune fra discipline scientifiche e umanistiche, prima e dopo le ‘Due Culture di Charles P. Snow’. L’incontro, organizzato dalla Scuola di specializzazione in beni archivistici e librari dell’Università e dal Linacre College di Oxford, intende richiamare il contesto storico in cui nacque questo dibattito, con particolare riferimento ad alcune esperienze italiane. Si propone anche di esaminare gli sviluppi dell’idea di una terza cultura, a partire dal terreno comune della creatività scientifica e artistica, e dal ruolo che le discipline documentarie hanno assunto come strumento di elaborazione delle politiche scientifiche. Le discipline documentarie, infatti, per il loro carattere eminentemente trasversale e interdisciplinare rivestono sicuramente un ruolo cruciale nella tessitura di una cultura unitaria.

Nei vari contributi, saranno anche approfondite opere di autori che possono essere considerati pionieri di una terza cultura, per la loro personalità eclettica di scienziati e narratori, come Primo Levi e Leonardo Sinisgalli, e si parlerà anche delle novità scientifiche che possono essere considerate terreno di incontro per le diverse culture come i sistemi complessi, le neuroscienze e l’intelligenza artificiale.


Anna Curir, associata di ricerca all’Inaf, si occupa di dinamica della galassie e di struttura della Via Lattea. Si interessa anche di storia e psicologia della scienza. Il 27 settembre presenterà al convegno di Roma una relazione dal titolo ‘Verso una terza cultura?’