E ORA LA SONDA È PRONTA A RIPROVARCI

Ryugu, il falco ha catturato la sua preda

Pur senza poter ancora avere la certezza assoluta che i campioni siano effettivamente stati raccolti, le immagini delle fotocamere di bordo e i dati della telemetria di Hayabusa2 mostrano che l’operazione di touchdown è stata un successo. Ernesto Palomba (Inaf): «Noi del team stiamo vivendo momenti irripetibili e molto eccitanti»

Dall’alto verso il basso, il punto di approdo prima, durante e dopo il touchdown. Nell’ultimo pannello è facile distinguere la nuvola di materiale sollevata dal proiettile, segno che la procedura di raccolta dei campioni si è svolta correttamente. Crediti: Jaxa

The potential for sample collection is high”. Dovendo riassumere in una sola frase il report reso pubblico dalla Jaxa dopo il primo touchdown di Hayabusa2 – il “falco pellegrino” – sull’asteroide Ryugu, la scelta non potrebbe che cadere su questa: la probabilità che siano stati raccolti dei campioni è elevata. Se a un orecchio inesperto non sembra trasudare entusiasmo, in realtà è il massimo successo al quale si poteva ambire in questa fase della missione. La certezza assoluta che un campione sia stato effettivamente prelevato dalla superficie dell’asteroide, infatti, potremo averla solo quando la capsula della sonda giapponese rientrerà sulla Terra, non prima della fine del 2020. Fino ad allora possiamo solo sperare. Ma gli indizi raccolti durante touchdown del 21 febbraio autorizzano a essere più che ottimisti. Vediamoli.

Il primo è l’andamento della sonda di temperatura del meccanismo d’esplosione del proiettile di tantalio al quale spettava il compito di frantumare il suolo. La telemetria mostra un improvviso incremento in corrispondenza della ricezione del comando di “sparo”, segno che il proiettile è stato effettivamente esploso.

Impressione del resto confermata anche da un secondo indizio: le straordinarie immagini acquisite da Cam-H, la piccola fotocamera di bordo acquistata grazie al crowdfunding di appassionati che hanno voluto partecipare in prima persona alla missione, e dalla fotocamera grandangolare Onc-W1. Immagini che mostrano un indubbio sconvolgimento del terreno subito dopo il touchdown: una nuvola di frammenti che, esattamente come previsto, dopo essersi sollevati fluttuano a lungo nel vuoto a causa della bassissima gravità dell’asteroide.

Ed è proprio incamerando alcuni di questi frammenti che Hayabusa2 raccoglie i campioni, facendo in modo che risalgano lungo il “corno” (un lungo tubo appositamente predisposto) per poi depositarsi nell’area di raccolta al suo interno. Ebbene – terzo indizio del fatto che le cose sono andate secondo il programma – la telemetria mostra che il coperchio dell’area di raccolta si è azionato correttamente, ruotando in senso orario e spostando la fenditura sulla seconda area di raccolta, quella destinata a ospitare i campioni del prossimo touchdown.

«Il touchdown è andato benissimo», conferma a Media Inaf Ernesto Palomba dell’Inaf Iaps di Roma, membro del team di Hayabusa-2 e co-investigator della camera Onc e dello spettrometro Nirs3. «Il proiettile, nonostante le sue ridotte dimensioni, ha sollevato molti detriti e polveri e ci si aspetta un gran raccolto! Tanto che il terzo touchdown previsto nel piano originale dall’agenzia spaziale giapponese ha molte probabilità di venire cancellato, viste anche le criticità di un operazione del genere. Il secondo touchdown, invece, è confermato, e in questi giorni si stanno effettuando le prime osservazioni del secondo sito di campionamento. A metà aprile è previsto il “bombardamento” di questo nuovo sito, e all’interno del cratere che si sarà formato avverrà la cattura di altri frammenti del regolite circa un mese dopo. Noi del team stiamo vivendo momenti irripetibili e molto eccitanti».

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