IL MECCANISMO DEI NANOBRILLAMENTI

La corona che scotta

L’analisi dei dati ottenuti dal Solar Dynamics Observatory ha confermato che nelle regioni attive della corona solare si verificano i cosiddetti "nanobrillamenti". Ne parliamo con Fabio Reale che ha condotto la ricerca.

     05/07/2011

Una regione attiva della corona solare. Il plasma caldo è evidenziato in rosa

Quando i dati osservativi danno ragione alle previsioni teoriche, significa che con tutta probabilità la strada intrapresa è quella giusta. In questo caso i dati sono quelli del Solar Dynamics Obsevatory (SDO) della NASA, telescopio spaziale dedicato allo studio del Sole, mentre la teoria che trova conferma è quella dei cosiddetti nanobrillamenti, processi responsabili del riscaldamento impulsivo delle zone attive, cioè le più brillanti, della corona solare, regione più esterna dell’atmosfera della nostra stella.

I risultati dello studio, pubblicato su The Astrophysical Journal Letters, sono frutto del lavoro di un gruppo di ricercatori guidati da Fabio Reale, dell’Università di Palermo e associato INAF. “La nostra ricerca” spiega Reale “ si è focalizzata su una componente minore, che è abbastanza difficile rilevare”.

Una difficoltà superata grazie all’osservatorio orbitante SDO, riuscito a individuare una componente del plasma che, nelle regioni attive della corona, raggiunge temperature di ben 10 milioni di gradi. Il fatto che questa componente caldissima sia effettivamente presente, è la conferma attesa dal gruppo di Reale: “noi ne avevamo previsto la presenza, ma solo dal punto di vista teorico. Le ipotesi erano che questa componente fosse molto luminosa sulla banda in questione e che dovesse avere una struttura molto filamentosa. Entrambi questi punti sono stati confermati da SDO”.

Nelle regioni attive della corona, quindi, avvengono dei processi impulsivi che fanno schizzare la temperatura del plasma a picchi di 10 milioni di gradi:  scariche di energia improvvise, velocissime e su scale spaziali estremamente ridotte, con un meccanismo molto simile a quello dei brillamenti solari, ma in miniatura.

“Si tratta di archi coronali” spiega Reale “ovvero tubi di flusso magnetici che connettono zone di polarità magnetica opposta, riempite dal plasma caldo. La differenza fra le nostre conclusioni e quelle riportate in altri studi è che noi riteniamo che ciascun arco coronale sia a sua volta costituito da una collezione di fibrille molto sottili. In ciascuna di esse viene rilasciata una quantità di energia molto alta in un breve lasso di tempo. Significa che per un tempo molto limitato il plasma viene portato a temperature molto alte. Dopodiché si raffredda e si porta approssimativamente a 3 milioni di gradi. È un meccanismo di riscaldamento a rilascio impulsivo, molto localizzato sia nello spazio che nel tempo”.

L’importanza della scoperta sta nell’aver evidenziato che questi impulsi esistono e sono in grado di portare a picchi elevatissimi la temperatura del plasma.

“Non possiamo dire che quello dei nanobrillamenti sia l’unico meccanismo responsabile del riscaldamento” sottolinea Reale. “Il punto è capire il ruolo di questi processi a livello globale. Lo studio dimostra che questo meccanismo ha un ruolo importante nelle regioni attive della corona solare.”