SPETTROSCOPIA DI UN ASTEROIDE ALIENO

’Oumuamua: cuore di ghiaccio sotto la roccia

Un lungo periodo di esposizione ai raggi cosmici (per miliardi di anni) ha portato alla stratificazione superficiale di materiale organico e isolante sull'asteroide. Il team di esperti ha spiegato che questa crosta ha protetto il nucleo ghiacciato dall'inevitabile vaporizzazione che si verifica al passaggio ravvicinato con il Sole

Rappresentazione artistica dell’asteroide interstellare ’Oumuamua. . Sembra che sia un oggetto scuro, rossastro, lungo circa 400 metri, roccioso o con un elevato contenuto di metalli. Non assomiglia a nulla di quanto di solito vediamo nel Sistema solare. Crediti: Eso/M. Kornmesser

Osservato per la prima volta lo scorso ottobre, l’oggetto “alieno” ‘Oumuamua si dirige verso il Sistema solare esterno a oltre 158mila chilometri orari. Nel frattempo, gli esperti stanno studiando questo esoasteroide in lungo e in largo per raccogliere più dati possibili prima di perderlo di vista. Un gruppo di scienziati della Queen’s University Belfast (Qub) ha guidato una serie di osservazioni per determinare con esattezza la natura geologica di 1I/2017 U1 e parte della sua storia. Alan Fitzsimmons, Michele Bannister (della Scuola di matematica e fisica della Qub) e il team d’esperti che lavora con loro hanno misurato come l’ospite alieno riflette la luce, deducendo che è molto simile ad altri oggetti ghiacciati ricoperti da una crosta di polvere e roccia.

La spiegazione, secondo i ricercatori, sarebbe nel fatto che ‘Oumuamua abbia attraversato un lungo periodo di esposizione ai raggi cosmici (milioni o anche miliardi di anni) che ha portato alla stratificazione superficiale di materiale organico e isolante. Il team di esperti ha spiegato (in un articolo pubblicato oggi sulla rivista Nature Astronomy) come questa crosta abbia protetto il nucleo ghiacciato dall’inevitabile vaporizzazione che si verifica al passaggio ravvicinato con il Sole (o con qualsiasi altra stella). Ricordiamo che al momento del perielio, l’oggetto si è trovato a “soli” 23 milioni di chilometri dal Sole.

L’oggetto interstellare ‘Oumuamua (cerchiato di bianco) visto dal William Herschel Telescope a La Palma. Sullo sfondo stelle e galassie. Crediti: A. Fitzsimmons, QUB/Isaac Newton Group, La Palma

Fitzsimmons ha spiegato: «Abbiamo scoperto che un rivestimento spesso mezzo metro di materiale organico ricco di materia organica avrebbe potuto proteggere l’interno ghiacciato simile a quello di una cometa dalla vaporizzazione», anche se le temperature durante il passaggio ravvicinato con il Sole si aggiravano intorno ai 300 gradi centigradi. Gli scienziati hanno rilevato che l’oggetto è dello stesso colore di alcuni dei pianeti minori ghiacciati che hanno già studiato alla periferia del nostro Sistema solare. Questo implica che anche altri sistemi planetari nella nostra galassia contengono pianeti minori.

Grazie ai dati raccolti da diversi telescopi (tra cui il William Herschel Telescope e lo spettrografo X-shooter montato sul Very Large Telescope), i ricercatori hanno scoperto altre caratteristiche in merito all’intruso interstellare. Bannister ha detto: «Abbiamo visto che si tratta di un planetesimo con una crosta che somiglia molto ai mondi più piccoli delle regioni esterne del nostro Sistema solare; ha una superficie grigiastra/rossa ed è molto allungato. È affascinante che il primo oggetto interstellare scoperto assomigli così tanto ai piccoli pianeti del nostro sistema. Questo suggerisce che il modo in cui si sono formati i nostri pianeti e gli asteroidi è simile con quello di sistemi intorno ad altre stelle».

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