L’ASTRONOMA ITALIANA NELLA TOP TEN DI NATURE

Marica Branchesi persona dell’anno

Per il suo contributo alla ricerca sulle onde gravitazionali, Marica Branchesi, ricercatrice del Gssi, è tra le dieci persone più influenti 2017 secondo la classifica “Ten people who mattered this year” di Nature. «Sono un'astronoma che lavora molto bene con i fisici delle onde gravitazionali», dice di sé in ques’intervista a Media Inaf

Marica Branchesi, presidente della commissione di Astrofisica delle onde gravitazionali della International Astronomical Union e membro del Comitato internazionale per le onde gravitazionali, è entrata a far parte della Collaborazione Virgo dell’Infn nel 2009, è membro del team Inaf Grawita ed è ricercatrice al Gran Sasso Science Institute

Quali sono state le persone più influenti del 2017? Nature ne ha scelte dieci, “ten people who mattered this year“, come s’intitola lo speciale della rivista inglese appena pubblicato. E al secondo posto, subito dopo il biologo David Liu, c’è lei, l’astronoma delle onde gravitazionali: Marica Branchesi. Unica astronoma e unica italiana.

Ricercatrice al Gran Sasso Science Institute, membro della collaborazione Ligo-Virgo e del team Inaf Grawita, Branchesi è una scienziata che le lettrici e i lettori di Media Inaf conoscono bene: l’avevamo intervistata già prima della rivelazione delle onde gravitazionali, poi in occasione dello Special Breakthrough Prize, e tutto il mondo l’aveva vista e ascoltata in diretta streaming da Washington lo scorso 16 ottobre, dove insieme ad altre tre scienziate italiane è intervenuta per descrivere la scoperta e l’importanza di Gw 170817, la prima onda gravitazionale da coalescenza di stelle di neutroni. Nonché il primo segnale mai registrato sia come onda gravitazionale sia come onda elettromagnetica. Un risultato, questo, che ha coinvolto una comunità di circa 3500 tra fisici e astronomi.

Ed è proprio per il ruolo determinante che Marica Branchesi ha avuto nel formare e tenere insieme questa comunità che Nature l’ha inserita nella top ten persone dell’anno. Come spiega a Davide Castelvecchi (autore del ritratto pubblicato sulla rivista inglese) Gabriela Gonzalez, fisica alla Louisiana State University e portavoce di Ligo all’interno della collaborazione di Ligo-Virgo, Branchesi «è stata la persona chiave che ha messo in comunicazione gli astronomi e i fisici, convincendoli a lavorare insieme».

Ma come c’è riuscita? Media Inaf lo ha chiesto direttamente a lei.

“Merger maker”, è lo stupendo titolo che le ha dedicato Nature. Giocando sul doppio significato della parola merger: fusione di due oggetti celesti – nel suo caso, due stelle di neutroni – e fusione di due comunità: quella dei fisici e quella degli astronomi. Ai primi ci ha pensato la Natura. Ma i secondi? Come ha fatto a farli lavorare insieme?

«Ho cercato di capire come i fisici delle grandi collaborazioni lavorano e raccontarlo agli astronomi da astronoma. Quando sono entrata nella collaborazione Virgo e Ligo è stato complicato capire le dinamiche delle grandi collaborazioni, le sigle che usano, una fisica che non conoscevo. Ma quando ho cominciato a capire le potenzialità dell’astronomia delle onde gravitazionali ho cercato di trasmettere il mio entusiasmo agli astronomi. La chiave per farli lavorare insieme è la scienza: per massimizzare la scienza, superare le difficoltà delle osservazioni e interpretare le osservazioni multi-messaggere è necessario lavorare insieme».

Questa sua abilità diplomatica, come la definisce Nature, l’ha sempre avuta o l’ha appresa con il tempo? 

«Fin da piccola mi è sempre piaciuto comunicare con le persone, ma molti aspetti di me sono cresciuti negli anni facendo questo lavoro. Lavoro che mi ha permesso di superare molte sfide personali, come parlare davanti a un pubblico numeroso. Quanto alla mia abilità diplomatica, nel comunicare con gli altri ho sempre pensato alla scienza: idee, opinioni diverse sono utili per trovare la soluzione migliore».

Da quando lavorano insieme sulle onde gravitazionali, gli astronomi hanno imparato dai fisici qualche cosa di nuovo, secondo lei? E i fisici dagli astronomi?

«I fisici hanno capito che nella time domain astronomy bisogna dare informazioni velocemente anche se non sono perfettamente precise. Rispetto al primo run di osservazioni abbiamo fornito con le allerta molte informazioni che si sono rivelate fondamentali il 17 agosto: distanza, classificazione del sistema. Quanto agli astronomi, stanno imparando che è necessario collaborare per vincere le grandi sfide osservative imposte dall’astronomia multi-messaggera».

E lei, a quale delle due comunità sente di appartenere maggiormente? 

«Sono un’astronoma che lavora molto bene con i fisici delle onde gravitazionali. La mia mentalità è quella dell’astronoma che ama l’emozione di aprire le immagini appena prese e capire cosa ci rivelano. Ma ora questo avviene anche con i dati delle onde gravitazionali… alla fine non c’è più una grande differenza tra i fisici delle onde gravitazionali e gli astronomi».

Come l’hanno presa, lì a casa a Urbino, a scoprire che vivono con una fra le dieci persone più importanti al mondo?

«Sono tutti molto emozionati e contenti. I miei bimbi piccolini, quando mi hanno guardato parlare da Washington, hanno perso un po’ di interesse non appena hanno capito che non parlavo con loro… Chissà cosa si ricorderanno da grandi!».