AZOTO DISCIOLTO NEGLI IDROCARBURI

Titano con tutte quelle bollicine

L’ultima notizia sulla luna più grande di Saturno arriva dal Jet Propulsion Laboratory della Nasa a Pasadena, in California, dove alcuni ricercatori hanno dimostrato con esperimenti in laboratorio che laghi e mari su Titano potrebbero occasionalmente trasformarsi in sterminate distese di liquido effervescente

Ligeia Mare è la seconda maggiore distesa di metano liquido sulla superficie di Titano, dopo il Kraken Mare. Crediti: ESA.

Ligeia Mare è la seconda maggiore distesa di metano liquido sulla superficie di Titano, dopo il Kraken Mare. Crediti: ESA.

Un mondo di idrocarburi. Così la missione Cassini-Hygens di Nasa ed Esa ci ha svelato in questi anni la vera natura di Titano, la più grande delle lune di Saturno. I dati raccolti da questa longeva e efficientissima sonda in orbita attorno al Pianeta degli anelli e ai suoi satelliti naturali raccontano di una vera e propria attività atmosferica e idrogeologica, simile per certi versi a quella della Terra, dove però a sostituire l’acqua ci sono idrocarburi, in gran parte metano ed etano. Ma le sorprese da questo lontanissimo oggetto celeste, distante da noi quasi un miliardo e mezzo di chilometri, sembrano non finire mai. L’ultima frizzante notizia – è proprio il caso di dirlo – arriva dal Jet Propulsion Laboratory della Nasa a Pasadena, in California, dove alcuni ricercatori hanno dimostrato con esperimenti in laboratorio che laghi e mari su Titano potrebbero occasionalmente trasformarsi in sterminate distese di liquido effervescente.

Simulando le condizioni estreme presenti su Titano, dove la temperatura si attesta intorno a -180 gradi Celsius, gli scienziati hanno infatti scoperto che, nelle piogge di metano liquido che cadono dal cielo della luna di Saturno per raccogliersi in fiumi, laghi e mari, possono essere disciolte consistenti quantità di azoto liquido. Azoto che, a fronte di anche lievi variazioni di temperatura, pressione o composizione può repentinamente separarsi dalla soluzione, esattamente come avviene quando stappiamo una bottiglia di una bibita gassata.

«I nostri esperimenti hanno mostrato che quando i liquidi ricchi di metano si mescolano con quelli ricchi di etano – come nel caso di una forte pioggia, o quando un fiume di metano si getta in un lago ricco di etano – l’azoto è meno capace di rimanere in soluzione», spiega Michael Malaska, che ha guidato lo studio pubblicato sulla rivista Icarus.

L’emissione di azoto può verificarsi anche quando gli oceani di metano si riscaldano leggermente al trascorrere delle stagioni su Titano. Una situazione difficile da gestire per il futuro sottomarino-sonda che potrebbe solcare quei lontani bacini liquidi, come vagheggiato da una proposta dell’agenzia spaziale statunitense e di cui avevamo parlato anche noi. Trovarsi letteralmente in un mare non solo di idrocarburi freddissimi ma anche di gorgogliante azoto potrebbe causare non pochi problemi di assetto e movimento caotico.

La presenza di questo fenomeno nei grandi bacini d’idrocarburi su Titano potrebbe forse aiutare a risolvere l’enigma delle cosiddette “isole magiche”, ovvero dell’improvvisa apparizione e sparizione di zone brillanti all’interno di mari e laghi del corpo celeste. I ricercatori hanno proposto diverse spiegazioni possibili a questo curioso fenomeno, tra cui quella della presenza di bolle di gas in risalita. E chissà, a darci le informazioni decisive potrebbe essere ancora una volta la sonda Cassini che il 22 aprile compirà l’ultimo suo sorvolo di Titano, prima di concludere a metà settembre la sua ventennale attività tuffandosi per l’ultima volta nel gassoso cuore di Saturno.