LA TRAGEDIA IL 27 GENNAIO DI MEZZO SECOLO FA

Grissom, White e Chaffee, i tre dell’Apollo 1

In questo ricordo scritto da Luca Perri, la prima sciagura americana della corsa allo spazio. Un incidente, avvenuto a terra, che portò ad una completa revisione del programma Apollo per quanto riguardava la composizione dell’atmosfera interna, il sistema di cavi, i materiali utilizzati ed il sistema di accesso

Da sinistra: Virgil “Gus” Grissom, Ed White e Roger Chaffee nei pressi del Launch Complex 34 di Cape Kennedy, nel gennaio del 1967, durante l’addestramento per l’Apollo 1. Crediti: NASA

27 gennaio 1967. A Cape Canaveral sono le 18:31.

Nel complesso di lancio 34, la capsula della missione AS-204 è montata in cima al razzo vettore Saturn 1B. All’interno i tre astronauti Virgil Grissom, Edward White e Roger Chaffee stanno eseguendo una simulazione di volo per la missione AS-204, fondamentale per cominciare quel programma Apollo il cui obiettivo è portare l’uomo sulla Luna entro il decennio.

Grissom, pilota comandante, sei anni prima è stato il secondo americano mai lanciato nello spazio, grazie alla navicella Mercury. Quattro anni dopo è stato anche il primo ad andarci con la navicella americana successiva, la Gemini. Visto il curriculum, pare sia in lizza per diventare il primo uomo a camminare sulla Luna. Ed White, pilota maggiore, due anni prima è stato il primo americano a effettuare una “passeggiata spaziale”. Roger Chaffee, pilota, è invece il novellino del gruppo. Ma, in tutta onestà, non poteva avere maestri migliori.

I tre, nei rispettivi sedili, stanno finalmente giungendo alla fine di una lunga lista di operazioni, durata oltre mezz’ora. Hanno da poco risolto un problema relativo al sistema di comunicazione, che ora funziona perfettamente.

All’improvviso, in un punto dei 50 chilometri di cavi che percorrono la navicella, una scintilla parte da un filo di rame scopertosi a causa dello sfregamento con uno dei tre portelloni della cabina. Il filo si trova vicino ad una giunzione di una linea di raffreddamento, che in quel momento sta espellendo vapori altamente infiammabili. L’atmosfera all’interno della navicella è composta da ossigeno puro e, incredibilmente, fra i materiali di costruzione non mancano quelli infiammabili. «Hey! C’è del fuoco nella cabina!», dice l’equipaggio al centro di controllo. Le trasmissioni radio proseguono per ulteriori 17 secondi prima che nell’abitacolo la temperatura aumenti di qualche centinaio di gradi, ma credo non sia il caso di riportarle.

A causa del fumo e del calore, le squadre di soccorso ci metteranno più di 5 minuti ad aprire i tre portelloni della capsula. Normalmente ci sarebbero voluti 90 secondi. Comunque troppi.

L’incidente, la prima sciagura americana della corsa allo spazio, portò ad una completa revisione del programma Apollo per quanto riguardava la composizione dell’atmosfera interna, il sistema di cavi, i materiali utilizzati ed il sistema di accesso. Una battuta d’arresto di molti mesi che però, oltre che necessaria, si rivelerà fondamentale per evitare una seconda tragedia durante la spedizione Apollo XIII.

Dopo l’incendio, su pressioni delle tre vedove, la missione AS-204 venne ridenominata Apollo I, in memoria del volo che gli astronauti avrebbero dovuto svolgere e non fecero mai.

I nomi dei 3 piloti, assieme a quelli di altri 11 piloti caduti durante la corsa allo spazio avvenuta durante la Guerra Fredda, sono incisi in una targa depositata in un cratere del Mare Imbrium, assieme ad un piccolo astronauta in alluminio. Ce li ha portati nel 1971 David Scott, comandante dell’Apollo XV, senza dirlo a nessuno, nemmeno al controllo missione. Li ha commissionati segretamente e nascosti in mezzo all’apparecchiatura. Un omaggio al coraggio degli uomini, a prescindere dalla loro etnia e dalla loro nazionalità. Dei 14 nomi incisi, infatti, solo 8 sono americani. I restanti 6 appartengono a cosmonauti sovietici. Perché in fondo, dallo spazio, la Terra è una sola.

Oggi, nel complesso di lancio 34 di Cape Canaveral, le targhe commemorative sono due.

Sulla prima è scritto: «In memoria di coloro che hanno reso l’ultimo sacrificio perché altri potessero raggiungere le stelle. AD ASTRA PER ASPERA. Buon viaggio all’equipaggio dell’Apollo 1».

Sulla seconda, oltre alla data e all’ora dell’incidente, dopo i nomi dei 3 piloti, si legge: «Diedero la loro vita al servizio del loro paese per la continua esplorazione della frontiera finale dell’umanità. Non siano ricordati per la loro morte, ma per gli ideali per cui hanno vissuto».


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