L’IMPEGNO ITALIANO SALE AL 45 PER CENTO

ExoMars, semaforo verde per il rover europeo

Alla ministeriale ESA della settimana scorsa, la seconda parte della missione verso il Pianeta rosso è stata confermata grazie soprattutto all’impegno del nostro paese. Maria Cristina De Sanctis (INAF): «La scienza è assolutamente outstanding, e molto diversa da quella che è stata fatta su Marte fino ad oggi»

Voce per voce, la suddivisione dei 10.3 miliardi di euro allocati dai 22 stati membri dell'ESA. Fonte: "Council meeting held at ministerial level on 1 and 2 December 2016. Resolutions and main decisions". Elaborazione: Media INAF

Voce per voce, la suddivisione dei 10.3 miliardi di euro allocati dai 22 stati membri dell’ESA. Fonte: “Council meeting held at ministerial level on 1 and 2 December 2016. Resolutions and main decisions”. Elaborazione grafica: Media INAF (cliccare per ingrandire)

Bilancio più che positivo, soprattutto per il nostro paese, quello della ministeriale ESA 2016, che si è conclusa venerdì scorso a Lucerna con l’accordo su un programma da oltre dieci miliardi di euro. Bilancio più che positivo, dicevamo, soprattutto per l’Italia, che porta a casa, a fronte d’un cospicuo investimento, una serie di risultati che la vedono protagonista.

Anzitutto il ritorno di Luca Parmitano nello spazio, che rimetterà piede sulla ISS nel 2019. Poi l’approvazione del progetto guidato dal CIRA e da Thales Alenia Space Italia per lo sviluppo di un veicolo spaziale riutilizzabile, Space Rider, erede designato del piccolo shuttle europeo IXV volato nel febbraio 2015. Quanto al settore delle telecomunicazioni satellitari, l’investimento del nostro paese è praticamente raddoppiato, passando da 50 a 100 milioni.

Ma la notizia più attesa, quella che ha tenuto la comunità scientifica con il fiato sospeso, è la conferma che la missione ExoMars verrà completata, come previsto, con l’invio su Marte del rover europeo nel 2020. Come da programma, ma niente affatto scontato (soprattutto dopo la brutta fine del lander Schiaparelli nella prima parte della missione), come testimonia, del resto, la cancellazione di un’altra missione scientifica, AIM (Asteroid Impact Mission), depennata per mancanza di sufficiente sostegno da parte dei partner.

Per ExoMars è stata infatti decisiva, in questo caso più che mai, proprio la convinzione mostrata dall’Italia, che di fronte alla titubanza della Germania non ha esitato – come riportato dal sito dell’Agenzia spaziale italiana – ad aumentare il proprio impegno economico fino al 45 per cento del costo complessivo del programma. E, all’interno della comunità scientifica, i più soddisfatti sono ovviamente gli scienziati direttamente coinvolti nella seconda parte della missione, che finalmente non corrono più il rischio di vedere anni d’impegno, di passione e di sfide tecnologiche affrontate e superate, svanire con un tratto di penna. Scienziati come Maria Cristina De Sanctis, ricercatrice all’INAF IAPS di Roma e principal investigator di Ma_MISS, uno degli strumenti a bordo del rover di ExoMars2, che Media INAF ha intervistato.

De Sanctis, se lo aspettava?

«Sì, non credo che sarebbe stata una cosa saggia buttare via le esperienze e gli investimenti fatti fino ad oggi. Ritengo che una missione in fase realizzativa come ExoMars 2020 non possa che essere finanziata. La scienza è assolutamente outstanding, e molto diversa da quella che è stata fatta su Marte fino ad oggi».

C’è qualche timore, dopo quel che è accaduto a Schiaparelli? Come avete vissuto voi, responsabili degli strumenti del futuro ExoMars2, la disavventura capitata al lander

«Come ha detto: una disavventura. Non ci scordiamo che il lander è un “EDM”, ovvero un dimostratore di capacità di entrata in atmosfera e atterraggio. Arrivare su Marte è molto, molto difficile, e molte volte anche la NASA ha fallito. Lo schema di atterraggio del 2020 è leggermente diverso da quello del 2016, e i dati ottenuti da Schiapparelli aiuteranno a migliorare le tecniche di discesa e atterraggio».

Il periodo ipotizzato è sempre fine 2020 – inizio 2021: cambia qualcosa, per il programma scientifico? E farete in tempo a consegnare gli strumenti per il rover?

«Il periodo di lancio è sempre lo stesso, quindi non si vedono cambiamenti del programma né ritardi. Il sito di atterraggio era già stato selezionato (sia per il lancio nel 2018 che per quello nel 2020). Gli strumenti sono in fase realizzativa e non credo che ci saranno grandi problemi con le consegne».