222 NUOVI CRATERI DALLE IMMAGINI DI LRO

La superficie scabra della Luna

Grazie ai dati della Narrow Angle Camera, a bordo della sonda Lunar Reconnaissance Orbiter NASA, è stato possibile effettuare osservazioni comparate mettendo a confronto immagini riprese in differenti momenti della superficie della Luna, in particolare dei crateri che la caratterizzano. Lo scopo è quello di stabilire l’odierno tasso di formazione dei crateri stessi, e quali altri mutamenti avvengano attualmente sugli strati superficiali del suolo del nostro satellite. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature

La superficie della Luna osservata da Galileo (Sidereus Nuncius, 1610).

La superficie della Luna osservata da Galileo (Sidereus Nuncius, 1610).

«Siamo giunti alla convinzione che la superficie della Luna non è affatto liscia, uniforme e di sfericità esattissima […] ma, al contrario, diseguale, scabra, ripiena di cavità e di sporgenze, non altrimenti che la faccia stessa della Terra, la quale si differenzia qua per catene di monti, là per profondità di valli».

Questa la superficie della Luna come viene descritta nel Sidereus Nuncius da Galileo Galilei. Da allora di tempo ne è passato un bel po’, e chissà cosa avrebbe potuto fare quel genio di Galileo se avesse avuto a disposizione gli strumenti osservativi sui quali possiamo contare oggi, come ad esempio il Lunar Reconnaissance Orbiter NASA e la Narrow Angle Camera di bordo.

È proprio a partire dalle immagini raccolte dalla NAC che un team di ricercatori, guidato da Emerson J. Speyerer, della Arizona State University, ha effettuato osservazioni ‘prima e dopo’, ovvero in diversi momenti sulle medesime porzioni della superficie, in modo da studiare le variazioni occorse. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature. L’impatto di comete, asteroidi, o di frammenti residui di entrambi, formano e alterano la regolite, quello strato di materiale sciolto e di granulometria eterogenea, e le altre superfici rocciose della Luna. La numerosità dei crateri da impatto e il loro aumento nel tempo sono dati fondamentali per stabilire l’età relativa delle rocce delle unità geologiche. Il conteggio dei crateri e la misurazione radiometrica dell’età dei campioni raccolti forniscono i limiti da cui ricavare modelli assoluti che servano a datare le rocce non campionate, sulla Luna come nel resto degli oggetti celesti presenti nel Sistema solare.

Gli studi fatti sui crateri esistenti e sui campioni di rocce lunari raccolti danno indicazioni sul processo di formazione dei crateri stessi e sul loro passato tasso di formazione. Altro discorso è il tasso di formazione attuale e le conseguenze sullo strato di regolite superficiale a seguito degli impatti. Grazie alle osservazioni comparate fatte mettendo a confronto immagini riprese in differenti momenti della superficie lunare dalla NAC del Lunar Reconnaissance Orbiter è stato possibile definire l’attuale tasso di formazione dei crateri da impatto, studiare nel dettaglio i getti provocati dagli impatti e identificare un processo secondario provocato dagli impatti, che va a interagire con lo strato di regolite.

crateri-lunari

La distribuzione dei 222 nuovi crateri individuati grazie alle osservazioni fatte con la Narrow Angle Camera del Lunar Rec, evidenziati in giallo. Crediti: Nature, Emerson J. Speyerer et al.

Grazie a questo set di dati i ricercatori hanno potuto identificare 222 nuovi crateri da impatto e stabilire che – rispetto ai risultati indicati dal modello standard di Neukum – il tasso di formazione dei crateri (con diametro di almeno 10 metri) è del 33 percento più alto delle predizioni dei modelli. Sono state identificate zone con una grande riflettanza associate ai nuovi crateri, che i ricercatori hanno interpretato come prova di un processo legato al sollevamento di polveri. E a quanto pare anche la regolite subisce gli effetti di questo processo: la turbolenza indotta sarebbe addirittura 100 volte maggiore del previsto.

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