NUOVA ANALISI DELLE IMMAGINI MESSENGER

Mercurio si sta ancora restringendo

Prima di esaurire il carburante e schiantarsi su Mercurio un anno e mezzo fa, la sonda MESSENGER ha scattato per diversi mesi foto ravvicinate della superficie. In queste immagini sono ora state individuate delle piccole “rughe” sul volto del piccolo pianeta, probabile sintomo di una attività tettonica molto recente

Piccole scarpate di linea di faglia individuate su Mercurio, di solo poche decine di metri di larghezza. Crediti: NASA/JHUAPL/Carnegie Institution of Washington/Smithsonian Institution

Piccole scarpate di linea di faglia individuate su Mercurio, di solo poche decine di metri di larghezza. Crediti: NASA/JHUAPL/Carnegie Institution of Washington/Smithsonian Institution

Terremoti anche su Mercurio. Una nuova analisi dei dati raccolti dalla sonda NASA MESSENGER ha rivelato che Mercurio, il più piccolo pianeta del Sistema solare, si sta ancora restringendo a causa del raffreddamento interno, rendendolo l’unico, oltre alla Terra, a presentare un’attività tettonica recente. Le immagini ottenute a distanza ravvicinata da MESSENGER hanno rivelato la presenza di piccole scarpate di linea di faglia lungo la superficie di Mercurio. Gli autori del nuovo studio, pubblicato sulla rivista Nature Geoscience, ritengono che le ridotte dimensioni di queste fratture siano indice di una loro recente formazione.

«Estendendosi per pochi chilometri di lunghezza e con profondità di qualche decina di metri» spiega Maria Banks del Planetary Science Institute, fra gli autori delle ricerca, «queste scarpate di faglia su piccola scala sono diversi ordini di grandezza più piccole delle ben più grandi scarpate precedentemente riscontrate sulla superficie di Mercurio. Sono invece di dimensioni paragonabili a scarpate di faglia molto giovani individuate sulla superficie lunare e attribuite al restringimento della Luna».

Mercurio ha un mantello più sottile rispetto agli altri pianeti rocciosi del Sistema solare. Si tratta di  un unico rigido strato roccioso, senza placche come la Terra, cha ha impedito l’attività vulcanica a partire da 3.5 miliardi di anni fa. Il raffreddamento del nucleo, ha portato il pianeta a contrarsi di circa 7 chilometri negli ultimi 4 miliardi di anni, un restringimento che ha modificato profondamente il volto del pianeta.

Mercurio, un pianeta in via di restringimento. Crediti: NASA/JHUAPL/Carnegie Institution of Washington/USGS/Arizona State University

Mercurio, un pianeta in via di restringimento. Crediti: NASA/JHUAPL/Carnegie Institution of Washington/USGS/Arizona State University

La superficie di Mercurio si è spaccata, con alcune regioni che si sono rialzate lungo le linee di faglia, affiorando in forma di scarpate lunghe centinaia di chilometri ed alte fino a 1.5 chilometri, scoperte per la prima volta dalla sonda Mariner 10 negli anni ’70 e, molto più recentemente, studiate in dettaglio dalla missione MESSENGER.

Proprio nelle immagini raccolte da MESSENGER negli ultimi 18 mesi di attività, prima di esaurire definitivamente il carburante nell’aprile 2015, gli scienziati hanno potuto osservare una serie di scarpate decine di volte più piccole di quelle identificate da Mariner 10. Scarpate così piccole sarebbero state eliminate molto rapidamente dagli impatti di meteoriti e comete, il che suggerisce che queste formazioni siano molto giovani, in termini geologici.

«La giovane età di queste piccole scarpate permette a Mercurio di unirsi alla Terra nella famiglia dei pianeti tettonicamente attivi», commenta Tom Watters del Center for Earth and Planetary Studies allo Smithsonian Institution, primo autore del  nuovo studio. «Ancora oggi, nuove faglie si formano sulla superficie di Mercurio, mentre l’interno continua a raffreddarsi, contraendo il pianeta».

Gli scienziati suppongono che Mercurio possa attualmente essere caratterizzato da attività di natura sismica. Future missioni potrebbero essere in grado di confermare questi sospetti, posizionando dei sismometri sulla superficie del pianeta, che rilevino le scosse sismiche associabili alle piccole faglie. Come fu fatto dalle missioni Apollo sulla Luna, dove i sismometri satellite terremoti poco profondi di magnitudine prossima alla 5 della scala Richter.

«È per questo motivo che esploriamo», dice in conclusione Jim Green, direttore della Divisione di scienze planetarie della NASA. «Per anni gli scienziati hanno creduto che l’attività tettonica di Mercurio risalisse a un lontano passato. È emozionante sapere che questo piccolo mondo,  non tanto più grande della nostra Luna, è attivo ancora oggi».