LA VITA ESAGERATA D’UNA STELLA MASSICCIA

Gioventù bruciata

Sebbene in termini astronomici sia ancora una bambina, ha già messo su una massa pari a 30 volte quella del Sole. Su MNRAS il raro ritratto d’una stella massiccia ancora in accrescimento, circondata da un disco kepleriano e avvolta in una nube di gas e polveri

Rappresentazione artistica della stella massiccia, del disco kepleriano chela circonda e del getto da essa prodotto. Crediti: A. Smith, Institute of Astronomy, Cambridge

Rappresentazione artistica della stella massiccia, del disco kepleriano chela circonda e del getto da essa prodotto. Crediti: A. Smith, Institute of Astronomy, Cambridge

È giovane, è grossa da far paura e non ha alcuna intenzione di smettere di crescere. Individuata a circa 11 mila anni luce da noi con i radiotelescopi del Submillimeter Array (SMA), alle Hawaii, e del Very Large Array (VLA), nel New Mexico, la stella adolescente G11.92–0.61 MM1 ha già messo su una massa pari ad almeno 30 volte quella del Sole. E sta ancora attirando a sé materia dalla nube molecolare entro la quale si è formata, spiegano gli astronomi che l’hanno scoperta, dunque tutto lascia supporre che, una volta adulta, sarà diventata ancora più massiccia.

Le giovani stelle “sovrappeso” – quelle con massa pari ad almeno otto volte quella del Sole, stando ai parametri adottati degli astronomi – sono paradossalmente assai più difficili da studiare rispetto a quelle più piccole, sebbene siano enormi. La ragione è semplice: più sono grosse, più si consumano in fretta. Morendo in giovanissima età, sono di conseguenza piuttosto rare.

«Una stella media, come il nostro Sole, si forma nell’arco di qualche milione di anni, mentre le stelle massicce impiegano tempi notevolmente più brevi – circa 100 mila anni», spiega il primo autore dello studio che descrive la scoperta della giunonica fanciulla, John Ilee, dell’Istituto di astronomia di Cambridge (Regno Unito). «Queste stelle massicce esauriscono anche molto più rapidamente il combustibile, dunque hanno vite nel complesso più corte, il che le rende difficili da individuare quando ancora sono bambine».

Ad aggiungere difficolta a difficoltà, poi, c’è il fatto che la protostella individuata da Ilee e colleghi, trovandosi in una regione di formazione stellare, è avvolta da una densa nube di gas e polveri che la oscura alla vista dei normali telescopi ottici, rendendo necessario l’impiego di strumenti, come appunto l’SMA o il VLA, sensibili a lunghezze d’onda più lunghe di quelle della luce visibile.

Ed è proprio misurando la quantità di radiazione infrarossa emessa dalla polvere fredda vicino alla stella, e ricostruendo tramite misure spettrali le “impronte digitali” caratteristiche delle differenti molecole presenti nel gas circostante, che i ricercatori hanno potuto dedurre anche la presenza, attorno alla stella, di un cosiddetto disco kepleriano, ovvero un disco di materia che ruota più rapidamente nella regione centrale rispetto al bordo esterno.

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Fonte: Media INAF | Scritto da Redazione Media Inaf