ESITO POSITIVO PER L’ESPERIMENTO SAFFIRE-I

La NASA incendia lo spazio

Si sono svolte nella giornata di ieri le fasi di accensione dell’incendio controllato più grande che sia mai stato innescato nello spazio. Saffire-I è solo il primo di tre esperimenti condotti a bordo di veicoli spaziali Cygnus, grazie ai quali acquisiremo informazioni fondamentali per la pianificazione di missioni umane di lunga durata

L’esperimento Saffire-I legato saldamente al modulo pressurizzato del cargo Cygnus dell’Orbital ATK. Crediti: NASA

L’esperimento Saffire-I legato saldamente al modulo pressurizzato del cargo Cygnus dell’Orbital ATK. Crediti: NASA

Comprendere come si propaghi il fuoco in condizioni di microgravità è di vitale importanza per la sicurezza degli astronauti. A questo scopo la NASA ha condotto numerosi esperimenti, sia a bordo degli Space Shuttle che della Stazione Spaziale Internazionale, ma in tutti questi casi, per garantire la sicurezza degli equipaggi, è stato necessario limitare gli incendi in dimensioni e portata. I protocolli antincendio saranno fondamentali nella pianificazione di viaggi umani verso Marte, e più in generale per le missioni di lunga durata.

Lo Spacecraft Fire Experiment (Saffire) è un esperimento composto da tre parti, che verranno sviluppate a bordo di tre voli distinti del veicolo spaziale Cygnus. Saffire è pensato specificamente per indagare i limiti su larga scala della propagazione degli incendi e l’infiammabilità dei materiali in microgravità.

L’involucro che racchiude l’esperimento Saffire-I ha dimensioni pari a mezzo metro di larghezza per un metro di profondità e 1.3 metri di lunghezza, e consiste principalmente in un condotto di flusso. All’interno del condotto è posto il campione che è stato bruciato durante l’esperimento di ieri, 14 giugno. Nel caso di Saffire-I, il campione consiste in una miscela di cotone e vetroresina delle dimensioni di 0.4 m x 1 m.

Nell’immagine, il campione a bordo dell’esperimento Saffire-I illuminata da LED verdi. Il condotto di flusso è aperto perché sono in corso le fasi di test. Crediti: NASA

Nell’immagine, il campione a bordo dell’esperimento Saffire-I illuminata da LED verdi. Il condotto di flusso è aperto perché sono in corso le fasi di test. Crediti: NASA

L’esperimento si è svolto come da copione. Alle ore 15:30, ora italiana, il comandante Tim Kopra della NASA, operando il braccio robotico a bordo della Stazione Spaziale Internazionale ha rilasciato il veicolo spaziale Cygnus. Poco prima, attraverso comandi da Terra, Cygnus era stato staccato dalla stazione e manovrato affinché si trovasse in posizione per la partenza.

Quando Cygnus si è trovato a una distanza di sicurezza, dalle sale di comando del Glenn Research Center di Cleveland è stata avviata la sequenza di innesco di Saffire-I, e alle 17:30 i controlli dell’Orbital ATK in Virginia hanno attivato l’esperimento. Prima di questo esperimento, quello in cui era stato fatto bruciare il campione più grande in assoluto riguardava un oggetto delle dimensioni di una carta di credito.

Alle 22:55, ora italiana, è stato innescato l’incendio e la telemetria ha mostrato che tutto stava andando come previsto: il più grande incendio controllato è ufficialmente divampato nello spazio e ha bruciato il campione con successo.

Dopo l’innesco dell’incendio, il veicolo spaziale continuerà a orbitare attorno alla Terra per un massimo di otto giorni, durante i quali trasmetterà immagini ad alta risoluzione e dati scientifici raccolti dall’esperimento. Una volta che la trasmissione dei dati sarà completata, Cygnus compirà le manovre di rientro nell’atmosfera terrestre, e questo avverrà attorno al 22 giugno prossimo.

Saffire-I è stato lanciato all’interno della navicella Cygnus, a bordo del vettore di lancio Atlas V della United Launch Alliance, il 22 marzo scorso. I membri dell’equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale hanno agganciato con successo Cygnus alla stazione stessa il 26 marzo. Gli esperimenti Saffire sono stati sviluppati presso il Glenn Research Center della NASA.

Fonte: Media INAF | Scritto da Elisa Nichelli