CREATA IN LABORATORIO DA UN TEAM DEL CNRS

La ricetta della vita in una cometa artificiale

Dimostrato per la prima volta in laboratorio che uno dei mattoncini della vita, il ribosio, può essersi formato nei ghiacci cometari. I risultati su Science. «È un tipo di esperimenti che rientra a pieno titolo nella roadmap europea per l’astrobiologia», commenta Maria Teresa Capria dell’INAF

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Il ribosio, molecola chiave per l’origine della vita, rilevato in un analogo del ghiaccio interstellare con la gascromatografia multidimensionale. Il ribosio costituisce la spina dorsale dell’RNA, molecola coinvolta nella sintesi delle proteine nelle cellule viventi. Crediti: C. Meinert, CNRS

Su asteroidi e comete, quanto a composti organici, s’è trovato ormai di tutto. Compresi aminoacidi e basi azotate, rispettivamente i componenti delle proteine e uno dei componenti chiave degli acidi nucleici. Ma non proprio tutto: fra gli ingredienti indispensabili alla vita, almeno così come la conosciamo, che ancora si ostinano a non rispondere all’appello c’è il ribosio: uno zucchero talmente fondamentale per il materiale genetico che la lettera ‘R’ dell’RNA – l’acido ribonucleico, appunto – si riferisce proprio a lui. Il risultato descritto oggi sulle pagine di Science lascia però ben sperare chiunque faccia il tifo per la panspermia, l’ipotesi che la vita sia piovuta dal cielo: un team di ricercatori, guidato da Cornelia Meinert del CNRS/Université Nice Sophia Antipolis, è riuscito per la prima volta a farlo emergere dai ghiacci d’una cometa creata in laboratorio.

Ecco la ricetta seguita, nei locali dell’Institut d’Astrophysique Spatiale del CNRS, per raggiungere questo traguardo notevole. Anzitutto occorre preparare la “base”, vale a dire la cometa artificiale. Miscelando acqua, metanolo e ammoniaca in una camera a vuoto spinto a 200 gradi sottozero, gli astrofisici sono riusciti a simulare la formazione della materia prima delle comete: grani di polvere rivestiti di ghiaccio. Quindi, proprio come accade nelle nubi molecolari all’interno delle quali questo materiale ha origine, lo hanno irradiato con raggi ultravioletti. Il campione ottenuto è stato infine riscaldato a temperatura ambiente, come accade alle comete quando si avvicinano al Sole. A questo punto si è passati all’analisi della composizione del campione, affidata all’Istituto di chimica di Nizza.

Risultato: sono stati rilevati diversi zuccheri, fra i quali appunto il ribosio. La loro diversità e abbondanza relativa fanno pensare che abbiano avuto origine dalla formaldeide, una molecola che si trova nello spazio e sulle comete e che si produce in abbondanza da metanolo e acqua. Fra i composti che hanno fatto la loro comparsa, oltre al ribosio, altri zuccheri e polialcoli come il treosio, il glicerolo, il mannitolo e il sorbitolo. Tutti i campioni sono risultati completamente solubili in acqua, considerazione questa importante per l’astrobiologia.

«I risultati della ricerca descritta nell’articolo», osserva Maria Teresa Capria, ricercatrice all’INAF IAPS di Roma e rappresentante INAF, insieme a Ernesto Palomba, nel progetto europeo AstRoMap, «costituiscono una forte conferma all’interpretazione dei risultati dell’esperimento COSAC sul lander Philae, che hanno rivelato la presenza, nel materiale cometario scavato dal sito d’atterraggio della sonda, di svariati composti organici, tra cui proprio la glicolaldeide, considerata essenziale nella formazione prebiotica degli zuccheri. È da notare che questo tipo di esperimenti rientra a pieno titolo nei temi di ricerca indicati come fondamentali per il progresso dell’astrobiologia in Europa. Nella Roadmap per l’astrobiologia europea appena pubblicata, infatti, il secondo dei cinque temi di ricerca sui quali è ritenuto necessario investire risorse è proprio l¹origine dei composti organici nello spazio».

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Fonte: Media INAF | Scritto da Marco Malaspina