DALLE PROTOSTELLE AI BUCHI NERI

L’accrescimento è uguale per tutti

Un team internazionale di ricercatori ha analizzato dati raccolti dal telescopio spaziale Kepler scoprendo che le variazioni di luminosità dei dischi di accrescimento non dipendono dalla massa del corpo centrale, ma dalla dimensione del disco interno. La scoperta pone le basi per lo sviluppo di un modello universale per l’accrescimento in astrofisica

Artist’s impression of a supermassive black hole at the centreGli oggetti celesti che compongono l’Universo, a partire dalle protostelle per arrivare fino ai buchi neri supermassicci, possono accumulare materia e diventare più massicci sfruttando lo stesso processo di accrescimento, stando a quanto indica uno studio pubblicato su Science Advances.

L’accrescimento porta solitamente alla formazione di un disco in rotazione, che trasporta lentamente il materiale verso l’interno, ma il processo attraverso cui questo avviene non è del tutto chiaro. Anche se una serie di studi hanno accennato in passato a similitudini tra diversi sistemi di accrescimento, rimane poco chiaro se i meccanismi  funzionino allo stesso modo per diverse tipologie di corpi astrofisici.

Una prova schiacciante del fatto che si sta osservando un processo di accrescimento è la luminosità generata dal disco di materiale in rotazione. Le variazioni di luminosità producono curve di luce che possono essere rilevate in nuclei galattici attivi,  buchi neri di massa stellare, e nane bianche in accrescimento.

Utilizzando i dati dalla missione Kepler – K2 e Ultracam –  della NASA e la letteratura esistente, Simone Scaringi insieme a un gruppo internazionale di ricercatori ha mostrato che le variazioni di luminosità in molti dischi di accrescimento possono essere spiegate da una legge che dipende dal raggio del disco interno, e non la massa del corpo in accrescimento, come invece si pensava fino ad ora.

I risultati suggeriscono che la fisica dell’accrescimento può essere considerata universale, indipendentemente dalla massa, le dimensioni, o il tipo di oggetto celeste in accrescimento. Forniscono quindi la base per lo sviluppo di un modello fisico universale per l’accrescimento in astrofisica.

L’immagine mostra le diverse scale di dimensione degli oggetti in accrescimento. Crediti: Simone Scaringi

L’immagine mostra le diverse scale di dimensione degli oggetti in accrescimento. Crediti: Simone Scaringi

Leggi l’articolo: http://advances.sciencemag.org/content/1/9/e1500686