I NOMI SCELTI DALLA IAU

Conosciamo i nuovi 5 crateri di Mercurio

Si tratta di Carolan, Enheduanna, Karsh, Kulthum e Rivera. Come prevedono le regole in questo caso, i nomi dei crateri su Mercurio devono ricordare un artista, un compositore o uno scrittore famoso da più di 50 anni o comunque morto da più di 3 anni. Domani l'impatto della sonda MESSENGER sul pianeta più vicino al Sole

Nell'immagine potete vedere il pianeta Mercurio e i cinque crateri appena rinominati.

Nell’immagine potete vedere il pianeta Mercurio e i cinque crateri appena rinominati.

Mentre la sonda della NASA MESSENGER si prepara allo schianto sul pianeta Mercurio (che avverrà il 30 aprile), sono stati annunciati i nomi di altri 5 crateri sul primo pianeta del nostro Sistema solare. Messenger, lanciata nel 2004, cadrà sulla superficie di Mercurio (raggiunto nel 2001) a 3,91 chilometri al secondo e verrà ricordata come la prima sonda entrata in orbita intorno al pianeta più vicino al Sole.

La 3600 candidature per i nomi dei crateri sono state valutate da esperti del Working Group for Planetary System Nomenclature dell’International Astronomical Union (IAU). In semifinale ne sono arrivate 17 e le 5 vincitrici sono: Carolan, Enheduanna, Karsh, Kulthum e Rivera (CLICCA QUI per guardare i crateri nel dettaglio). Come prevedono le regole in questo caso, i nomi dei crateri su Mercurio devono ricordare un artista, un compositore o uno scrittore famoso da più di 50 anni o comunque morto da più di 3 anni.

Turlough O’Carolan (Carolan) è stato un compositore irlandese durante la fine del 16° secolo; Enheduanna, principessa degli Accadi vissuta nella città sumera di Ur nell’antica Mesopotamia, è considerata da molti studiosi la prima poetessa conosciuta;  Yousuf Karsh, armeno-canadese, e stato uno dei più grandi fotografi del 20° secolo; Umm Kulthum cantante egiziana, nonché autrice di canzoni e attrice di successo tra anni Venti e Settanta; infine Diego Rivera, un importante pittore messicano, marito di Frida Khalo.

La missione di MESSENGER volge al termine, ma la sonda della NASA ha superato tutte le aspettative: in circa quattro anni ha raccolto oltre 250.000 immagini numerose altre informazioni utili per comprendere l’origine e l’evoluzione del pianeta.

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