SI SPENGONO COSÌ ANCHE LE GALASSIE ORDINARIE

Buco nero in tazza grande

L’intensa attività energetica osservata dal VLA nel cuore di J1430+1339, una galassia ellittica meglio nota come Teacup Galaxy, ne sta soffocando la formazione stellare. Un processo più comune di quanto si ritenesse, che non riguarda dunque solo i quasar più luminosi

La Teacup Galaxy. Crediti: C. Harrison, A. Thomson; Bill Saxton, NRAO/AUI/NSF; NASA.

La Teacup Galaxy. Crediti: C. Harrison, A. Thomson; Bill Saxton, NRAO/AUI/NSF; NASA.

Tempesta in una tazza da tè” è il titolo dell’articolo appena uscito su ApJ. Il gioco di parole era scontato, visto che la galassia nel cui nucleo il Very Large Array (VLA) ha colto le tracce d’un impetuoso uragano di materia è nota agli astronomi – complice uno sbuffo d’emissioni radio che ricorda un po’ il manico d’una tazzina – proprio con il nome di “Teacup Galaxy”. Meno scontato, invece, il fenomeno osservato: una tempesta di quella portata, abbastanza intensa da spegnere le stelle sul nascere, in una galassia così quieta – secondo gli autori dello studio addirittura “noiosa” – proprio non ce la si aspettava.

Etichettata come J1430+1339, la Teacup è una galassia dal nucleo attivo (AGN) situata a oltre un miliardo di anni luce da noi. I dati raccolti qualche anno fa dallo Hubble Space Telescope la mostravano come una galassia ellittica, ma circondata da una tale quantità di gas da suggerire un processo di formazione stellare ancora pienamente in atto. Ora, grazie alle osservazioni con il VLA, è stato possibile identificare enormi strutture a forma di bolle che si estendono per 30 o 40 mila anni luce attorno al nucleo. E strutture più piccole, questa volta a forma di getti lunghi circa 2.000 anni luce ciascuno, in corrispondenza delle regioni nelle quali, stando alle osservazioni in banda ottica, il gas viene accelerato a velocità prossime ai mille chilometri al secondo.

«Ciò che queste osservazioni in banda radio ci mostrano», spiega uno degli autori dello studio, Alasdair Thomson, del Centre for Astronomy and Astrophysics della Durham University, «è che il buco nero centrale sta sollevando una tempesta nel cuore della galassia, emettendo potenti getti che accelerano il gas della galassia stessa ed entrano in collisione anche con il gas presente a scala più ampia». Fin qui, però, nulla d’inedito: il fenomeno era già stato osservato nelle radiogalassie più luminose. La vera novità sta nell’aver scoperto che «questi processi possono verificarsi anche in radiogalassie più deboli», sottolinea Thomson.

E se accade anche nelle galassie meno estreme, significa che probabilmente si tratta d’un processo assai più comune di quanto ritenuto. «La rimozione, o la distruzione, della materia necessaria alla formazione stellare da parte d’un buco nero attraverso l’emissione di getti», conclude il primo autore dello studio, Chris Harrison, anch’egli alla Durham University, «potrebbe dunque rappresentare un tassello fondamentale del puzzle della formazione delle galassie che vediamo attorno a noi».