IL VIA LIBERA DELL’ESO PER E-ELT

Il coraggio dell’astronomia europea

L'editoriale di Giovanni Bignami su La Stampa a riguardo della decisione del council dell'ESO a procedere alla realizzazione dell'European Extremely Large Telescope, una sfida scientifica e tecnologica che vale un miliardo di Euro

     05/12/2014

elt-2011-02-ccSe dimenticaste la vostra copia de La Stampa su una panchina all’esterno della Stazione Spaziale, niente panico: appena tornati a terra, potrete leggere la stessa copia del vostro quotidiano. Userete lo E-ELT, il nuovo telescopione la cui costruzione è appena stata approvata dagli astronomi europei: vi permetterebbe di leggere i titoli, il testo e ammirare le fotocolor.

Si respirava l’aria della riunione storica ieri, nel Consiglio dello European Southern Observatory. Con il fiato della concorrenza sul collo (cioè gli americani, che vorrebbero toglierci il primato della astronomia, attualmente europeo) da un lato, e con le limitazioni sui fondi per la ricerca in tutta Europa dall’altro, c’è voluto il coraggio e la visione di tutti i quattordici stati membri, dalla Germania all’Italia al Portogallo, per arrivare unanimi alla decisione.

Il telescopio avrà uno specchio di quasi 40 metri (!) di diametro, e sarà costruito nel deserto di Atacama, in Cile, dove l’Europa ha già tutte le sue più belle macchine per astronomia. E’ un posto ideale: notti perfettamente buie, aria pulitissima, 2500 metri di quota, e poche nubi: ci piove venti volte meno che nel Sahara…Per di più, il cielo dell’emisfero Sud è ricco di oggetti interessanti, a cominciare dal centro della Galassia in cui viviamo.

Bravi in tutto, eccellenti in astronomia, gli europei sono però un disastro come originalità nei nomi dei progetti. Il telescopio più grande del mondo si chiama E-ELT, per (European) Extremely Large Telescope, semplicemente perché viene dopo quello attualmente in funzione, il VLT, Very Large Telescope…Si poteva fare meglio, ma pazienza.

Quello che conta è che si tratterà di una grandissima sfida tecnologica, prima ancora che scientifica. E l’Italia, con INAF e il supporto industriale, sembra posizionata molto bene per giocare un ruolo da protagonista. C’è da fare, o meglio da inventare, di tutto. Da un edificio enorme, con cupola apribile e ruotante, in grado di resistere ai venti estremi delle Ande come ai terremoti, ad una struttura capace di sostenere un incrociatore ma di puntarlo con la precisione di un orologio svizzero, alla delicatissima ottica mobile (una specialità italiana) per correggere le turbolenze residue della atmosfera di montagna, a rivelatori di fotoni capaci di vedere una candela al di là della Luna (e dirti di che colore è).

Le nostre migliori industrie si stanno già posizionando, o meglio stanno sgomitando, all’interno di una competizione europea che non fa sconti, per i pezzi migliori. Si tratta di portare a casa contratti europei, ricchi di ritorno tecnologico, e che offrono occupazione nuova e molto pregiata. Sanno di poter contare sulla collaborazione dei ricercatori dell’INAF, alcuni dei quali hanno già in tasca, o almeno in mente, soluzioni tecniche a problemi impossibili. E’ il loro mestiere. Così come è il mestiere di chi prende le decisioni politiche assicurare loro quel minimo di supporto necessario per vincere in Europa. La posta in gioco, oltre al prestigio, è un ritorno industriale ed economico da sogno.

Naturalmente, gli astronomi europei ed italiani stanno già sognando, o meglio studiando, cosa guardare con EELT, dopo la sua “prima luce” nel 2024 (speriamo). Una astronomia tutta nuova: dallo studio delle atmosfere dei pianeti vicini simili alla Terra, cioè posti dove andare se qui si mette male, a guardare in faccia il buco nero al centro della nostra Galassia, alla nascita delle prime stelle dell’Universo, quelle che nessuno ha mai visto, le nonne del Sole. A soli quattro secoli del suo cannocchialino da 4 cm, chissà cosa direbbe quel toscanaccio di Galileo.