L'AVVINCENTE STORIA DELL'ORIGINE DELLA VITA

Dal Big Bang al corallo di Darwin

Pier Luigi Luisi, chimico di formazione, una vita dedicata all'insegnamento e un amore particolare per la chimica prebiotica, ha dato alla stampa un nuovo titolo “Sull'origine della vita e della biodiversità”. L’origine della vita: è proprio da lì, circa 3,5 miliardi di anni fa, che parte l’autore per percorrere un cammino che lo porterà di ipotesi in ipotesi, di interrogativo in interrogativo, fino ai giorni nostri

copertinaLa collana Mondadori Scienza e filosofia si arricchisce di un nuovo titolo “Sull’origine della vita e della biodiversità” ( pp. 264 € 18,00), autore Pier Luigi Luisi, chimico di formazione, una vita dedicata all’insegnamento e alla ricerca, con un amore particolare per quella branca della chimica – la chimica prebiotica – che studia il meccanismo con il quale le prime cellule viventi si siano formate sulla Terra.

L’origine della vita, quindi, ed è proprio da lì, da circa 3,5 miliardi di anni fa che parte l’autore per percorrere un cammino che lo porta fino ai giorni nostri, un cammino costellato di interrogativi più che di certezze che partono dalla nascita ed evoluzione dei primi organismi unicellulari – che sono riusciti ad accrescere la propria complessità – passano per l’ulteriore stadio degli organismi pluricellulari ed arrivando alla biodiversità tanto varia ai giorni nostri attraverso l’evoluzione darwiniana.

Ma se le domande e le ipotesi non mancano, quelle che rimangono sfuggenti sono le risposte, ad oggi non siamo in grado di stabilire quale sia l’origine della vita sulla Terra.

Tra tutte manca ancora oggi la risposta ad una domanda  fondamentale, ovvero se la nascita della vita sulla Terra sia stata un fenomeno casuale, frutto di una fortunata serie di coincidenze, o se piuttosto non sia stato in qualche modo un fenomeno obbligato, un meccanismo che sembrava essere solo in attesa di essere innescato. Una domanda davvero pregnante, soprattutto se si considera l’assunto che la vita sulla Terra sarebbe nata “il prima possibile”, appena le condizioni contingenti lo hanno permesso.

Il testo è avvincente, pur avendo, giocoforza molti passaggi tecnici di minore godibilità per il lettore non specializzato, ma rimane d’altronde un saggio universitario non un libro di pura divulgazione che offre comunque molteplici ed interessanti spunti di riflessione.

Sapevate che la prima ipotesi formulata secondo canoni scientifici, ovvero descritta in modo sistematico e basta su osservazioni sperimentali, riguardo la nascita della vita fu formulata dal russo Oparin solo nel 1924? Prima di allora, anzi fino agli esperimenti di Pasteur alla metà dell’800 quello della creazione divina era stato l’unico possibile paradigma, insieme alla superstizione diffusa dell’idea di “generazione spontanea della vita stessa.

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Lo schizzo dell’albero della vita fatto da Charles Darwin sulla famosa pagina 36 di uno dei suoi taccuini di appunti. Darwin precisò poi che per l’evoluzione non si doveva pensare ad un albero, piuttosto ad un corallo, nel quale molti rami appaiono secchi e morti.

Quindi sin dalle sue origini la ricerca sull’origine della vita si confronta con implicazioni di rilievo per la filosofia della scienza e della vita in generale, su tutte: come può la vita aver avuto origine dalla materia inanimata, senza un intervento trascendente? Il confronto su questo punto tra scienza e religione è stato a tratti assai aspro e le polemiche proseguono ad oggi con il creazionismo e l’intelligent design, mentre all’interno della scienza stessa la dicotomia tra determinismo e contingenza rimane da sempre al centro del dibattito.

Ma cos’è la vita? Ecco che Luisi tenta di dare una risposta a questa domanda, un tentativo nel quale la teoria dell’autopoiesi riesce a darci almeno una descrizione operazionale, una modellizzazione concettuale: la vita altro non è che un sistema capace di auto-mantenimento grazie ad una rete di processi che rigenerano i vari componenti interni. Le perturbazioni esterne vengono valutate in termini di consistenza con la struttura aiutopoietica, quindi l’evoluzione è vista in tale teoria come una paradossale conseguenza dell’auto-mantenimento.

Il motivo per cui tale concezione sistemica della vita non sarebbe assurta a corrente di pensiero principale nella scienza della vita è, secondo l’autore, perché si scontra con la visione DNA-centrica del pensiero attuale.

Noi siamo davvero i nostri geni? È possibile costruire la vita in laboratorio?

Queste tra le altre  domande cui Luisi cerca di rispondere, anche attraverso l’analisi del darwinismo ed i principi fondamentali dell’evoluzione biologica. Ma quale speranza abbiamo per un pianeta più sano e meno in pericolo? Secondo Luisi di uno dei determinanti genetici più nobili di cui ci ha arricchito l’evoluzione stessa: lo sviluppo della morale e della coscienza umana.

E questo e un concetto con cui ci piace concludere questa recensione del testo invitando il lettore a scoprire le altre domande ed i tentativi di risposta che si trovano al suo interno, senza dimenticare che, come afferma in conclusione lo stesso autore, porsi domande e cercare la verità è forse più importante che trovare una risposta.