IL COMMENTO DI BIGNAMI

Mars One cade su MIT

Il più importante istituto di innovazione tecnologica al mondo boccia senza appello la missione Mars One, che dovrebbe portare nel 2025 quattro uomini su Marte, senza poter più tornare indietro. Il presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica: «A volte la fantascienza aiuta la scienza perché immagina il futuro, ma la conquista dello spazio è ben più ardua impresa»

Mars OneC’è chi sogna di andare via dall’Italia a causa della crisi, chi sogna di rincorrere il sogno americano negli Stati Uniti. E c’è anche chi sogna di vivere il resto della propria vita su Marte. Ma il sogno rischia di essere un incubo se non confortato dalla scienza e dalla tecnica. Secondo, infatti, un gruppo di ingegneri del Massachusetts Institute of Technology (MIT) potrebbe davvero rimanere soltanto un sogno. Stiamo parlando di Mars One, l’ambizioso progetto di una no-profit olandese che ha annunciato, nel 2012, di voler installare una colonia umana sul Pianeta Rosso entro il 2025. Sarebbero 4 i primi astronauti che dovrebbero partire nel 2023 e rimanere su Marte per tutta la loro vita, perché da questo viaggio (per arrivarci occorrono 180 giorni, il più lungo viaggio mai intrapreso da esseri umani nello spazio) non c’è ritorno – almeno con la tecnologia a disposizione oggi. Dalle selezioni alla partenza tutto dovrebbe essere seguito in diretta 24 ore su 24 con un reality, il tutto per raccogliere fondi per la missione che, a quanto risulta dalle prime stime, avrà costi molto elevati.

«La conquista di Marte è uno degli obiettivi dell’uomo ma quanto dimostrato dagli esperti del MIT è la conferma che viaggiare nello spazio non è una passeggiata», ha detto Giovanni Bignami, presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica. «Erroneamente a volte si crede che la fantascienza corrisponda alla realtà. La fantascienza a volte anticipa la scienza, perché rende possibile immagine il futuro, ma la conquista dello spazio è un’altra cosa dalla realizzazione di un film, per quanto affascinante possa essere», ha aggiunto. «A breve una sonda dell’ESA, Rosetta, calerà un lander sul nucleo della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko dopo dieci anni di viaggio: un’impresa mai realizzata dall’uomo, che rischia di non venir compresa fino in fondo, resa insipiente da film di fantascienza che rischiano di rendere tale impresa priva di appeal. Eppure i brividi a chi ne capisce le difficoltà non mancano perché l’operazione, lungi dall’essere conclusa, presenta molteplici difficoltà». «Non sono contro la fantascienza, al contrario. Chi mi conosce sa che adoro l’immaginazione concreta di Jules Verne, che ha immaginato il fax e il viaggio sulla Luna ben prima che questi potessero essere tecnologicamente pensati» ha concluso «ma renderli reali, sia il fax che il viaggio della Luna, ha visto molti grandi scienziati fare la propria piccola parte».

Per adesso il progetto di Mars One è ancora nelle fasi iniziali e sempre di più sono le difficoltà tecniche che vengono presentate alla società olandese. Dal MIT hanno avvertito che il progetto deve subire una battuta d’arresto per riconsiderare effettivamente la sua fattibilità. I tecnici hanno detto che sarà necessario sviluppare nuove tecnologie per permettere alla colonia umana di sopravvivere nel tempo. Un dato su tutti è sconvolgente: secondo Sidney Do la morte potrebbe arrivare entro i primi 68 giorni, perché secondo il progetto iniziale verranno utilizzate le stesse strutture sia per coltivare prodotti in loco e sia per ospitare gli astronauti. L’eccessiva presenza di ossigeno potrebbe produrre una serie di complicanze fisiologiche tali da portare alla morte gli abitanti umani. Una delle soluzioni potrebbe essere quella di espellere parte dell’ossigeno reindirizzandolo in altre serre, ma costerebbe troppo. C’è poi da considerare proprio il fattore viaggio: il team di Mars One ha calcolato che solo per il primo viaggio di rifornimenti saranno necessari 6 razzi Falcon Heavy, ma si tratta di un numero ottimistico perché i ricercatori del MIT hanno detto che ne serviranno almeno 15 e questo prima dell’arrivo effettivo degli astronauti. Per non parlare poi dei costi: solo questa fase della missione si aggirerebbe attorno ai 4,5 miliardi di dollari, cifra che salirà nel corso degli anni.

Secondo i piani di Mars One, il primo lancio dell’orbiter e del lander è previsto per il 2018; nel 2020 partirà un rover che perlustrerà la zona prescelta (si pensa a un sito tra 40 e 45 gradi latitudine Nord del pianeta, dove gli astronauti potranno avere abbastanza risorse in termini di energia solare e acqua – sotto forma di ghiaccio), e nel 2022 verranno inviati su Marte sei cargo con tutto l’occorrente per dare il via all’avventura.

Il gruppo di ingegneri non dice che la missione non è fattibile, ma semplicemente che i contro sono più dei pro. Per questo sono stati portati avanti diversi test sull’habitat, sui rifornimenti di parti di ricambio, sulle modalità di trasporto. Do ha simulato un giorno tipo di un colono su Marte. Sulla base del programma tipico di lavoro, i livelli di attività i e tassi metabolici degli astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), Do ha stimato che uno dei nuovi inquilini di Marte consumerebbe circa 3.040 calorie al giorno per rimanere in vita e in buona salute su Marte. Una dieta equilibrata prevede cui fagioli, lattuga, arachidi, patate e riso e per coltivarli sarebbero necessari campi per un totale di circa 200 metri quadrati di superficie (almeno all’inizio) – le stime di Mars One parlavano di 50 metri quadrati. In realtà costerebbe di meno inviare di volta in volta (ogni 26 mesi) un carico di cibo. «Su Marte sono necessari acqua e luce artificiale e per produrla servirebbero almeno 875 sistemi a LED che però non durano per sempre», ha detto Do. «Si avrà bisogno di lampadine di ricambio». I pezzi di ricambio, però, possono essere mandati solo ogni 26 mesi con nuove missioni su Marte e il viaggio, come detto, dura quasi 6 mesi. La soluzione potrebbe essere quella di produrre in loco con stampanti 3D ciò di cui si ha bisogno, ma per adesso la tecnologia non consente di produrre tutti gli oggetti adatti alla vita nello spazio.

E se tutto questo non bastasse bisogna mettere in conto altri fattori: i quattro coraggiosi dovranno sopravvivere agli asteroidi, il loro corpo dovrà abituarsi alla microgravità, che è del 38% rispetto alla nostra, muscoli e ossa saranno sottoposti a parecchio stress con la conseguente perdita di massa ossea e muscolare.

L’analisi dei ricercatori del MIT sembrerebbe bocciare per sempre il progetto, ma si è cercato anche di immaginari scenari diversi. Ad esempio, invece di inviare equipaggi di sola andata per il pianeta, quale sarebbe il costo complessivo della missione se gli equipaggi venissero sostituiti di tanto in tanto?