INDIVIDUATI GRAZIE A HARPS

Due pianeti per una stella velocissima

Un gruppo di astronomi guidati dalla Queen Mary University di Londra ha scoperto due nuovi pianeti orbitanti attorno alla stella di Kapteyn. Uno dei due pianeti potrebbe ospitare condizioni favorevoli alla vita

Due nuovi pianeti intorno ad una stella velocissima. E’ questa l’ultima scoperta da parte di un team di astronomi della Queen Mary University di Londra che si è avvalso di i dati dello spettrometro HARPS dell’ESO. La stella in questione, una vecchia conoscenza proprio per la sua particolare velocità, si chiama Kapteyn. È una delle più vecchie stelle mai trovate vicino al Sole e la seconda più veloce del cielo. Scoperta alla fine del XIX secolo, deve il suo nome all’astronomo olandese Jacobus Kapteyn, che pur non avendo un telescopio la osservò per primo analizzando alcune fotografie del collega britannico David Gill.

Oggi sappiamo che Kapteyn è una nana rossa appartenente alla costellazione del Pittore, e che ha un terzo della massa del Sole. Quello che però non sapevamo ancora è che ha anche due pianeti.

Sfruttando l’effetto Doppler, che “sposta” lo spettro di luce della stella a seconda della sua velocità, gli scienziati sono riusciti poi a individuare alcune caratteristiche di questi due pianeti, come le loro masse e i periodi di rotazione.

“Ci siamo stupiti molto di trovare pianeti orbitanti attorno alla stella di Kapteyn” commenta Guillem Anglada-­Escude, prima firma dello studio che sarà pubblicato a luglio su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.

La stella di Kapteyn e i suoi pianeti vengono probabilmente da una galassia nana ora fusa con la Via Lattea. Il riquadro in basso mostra il caratteristico fascio di stelle che deriva da simili eventi di fusione galattica. Crediti: Victor Robles, James Bullock, Miguel Rocha / University of California Irvine, Joel Primack / University of California Santa Cruz

La stella di Kapteyn e i suoi pianeti vengono probabilmente da una galassia nana ora fusa con la Via Lattea. Il riquadro in basso mostra il caratteristico strascico di stelle che deriva da simili eventi di fusione galattica. Crediti: Victor Robles, James Bullock, Miguel Rocha / University of California Irvine, Joel Primack / University of California Santa Cruz

E così ecco due nuovi oggetti celesti a fare il loro ingresso nel complesso catalogo del cielo: Kapeteyn b e Kapeteyn c. Il primo è grande almeno 5 volte la Terra e ha un periodo di rivoluzione attorno alla stella di 48 giorni. Questo significa che Kapetyn b è abbastanza caldo da permettere la presenza di acqua liquida: un’ipotesi che andrà verificata, e che potrebbe portare a risvolti interessanti sul grado di abitabilità del pianeta (anche se altri studi dubitano che le Nane Rosse possano avere pianeti abitabili come si riporta in questa news di Media INAF).

Il “gemello” Kapteyn c ha invece caratteristiche molto diverse: è una super-Terra molto massiva, e il suo anno dura 121 giorni. Un periodo troppo lungo per permettere al pianeta di riscaldarsi, vista la sua massa; per questo gli astronomi pensano che, a differenza di Kapteyn b,  Kapteyn c non sia in grado di ospitare acqua.

Ora inizierà lo studio dettagliato di questi nuovi pianeti, che hanno il vantaggio di essere proprio a portata di mano: i sistemi planetari rilevati da Kepler della NASA, ad esempio, sono migliaia di anni luce da noi, mentre Kapteyn è una delle stelle più vicine a noi, a soli 13 anni luce.

Ma ancora più intrigante è la stima dell’età dei due pianeti, per ora solo approssimativa: circa 11.5 miliardi di anni. Questo significa che sono due volte e mezzo più vecchi della Terra, e “solo” due miliardi di anni più giovani dell’Universo. Come commenta Anglada­-Escude: “Viene da chiedersi che tipo di vita potrebbe essersi evoluta su questi pianeti in un tempo così lungo”.

Altra intrigante ipotesi avanzata nell’articolo è che Kapteyn potrebbe avere fatto parte di una galassia satellite, poi inglobata della Via Lattea. Questo spiegherebbe la velocità elevata e retrograda della stella che ha composizione simile alle stelle dell’ammasso globulare Omega Centauri che, in questa visione, sarebbe frutto della stessa collisione.

Ammasso globulare. Crediti: ESO

Ammasso globulare. Crediti: ESO

Ma al di là delle ipotesi, più o meno intriganti, secondo Richard Nelson, Direttore del Dipartimento di Astronomia alla Queen Elisabeth University di Londra, una considerazione va fatta: “nei prossimi anni, telescopi da terra e dallo spazio, come la missione PLATO, ci aiuteranno ad individuare molti potenziali pianeti abitabili e a studiarne meglio le caratteristiche, oggi a noi ancora misteriose”.

Per saperne di più:

Fonte: Media INAF | Scritto da Giulia Bonelli