DA STATICO A IN ESPANSIONE

Così Einstein cambiò idea sull’Universo

Un ricercatore dell’Istituto di Astronomia dell’ETH di Zurigo ha ricostruito la complessa vicenda che ha portato Albert Einstein a rinnegare la sua teoria dell’Universo statico. L’articolo pubblicato sull’European Physical Journal.

Albert Einstein

Albert Einstein

Anche le menti più geniali cambiano idea, e possono farlo in modo radicale. È il caso di Albert Einstein, che è arrivato a rinnegare completamente una delle sue teorie: l’Universo statico. Per accettare, suo malgrado, la teoria opposta secondo cui l’Universo è in continua espansione e accelerazione, ancora oggi appoggiata dalla maggioranza dei fisici.

Il cambio di rotta del grande scienziato in realtà non è una novità: secondo una leggenda metropolitana Einstein rimase fermo nelle sue idee fino al 1931, quando l’astronomo Edwin Hubble gli mostrò alcune emissioni di luce rossa prodotte da un insieme di ammassi nebbiosi lontani – oggi chiamati galassie.

La cosa invece meno nota è che ammettere il suo errore fu per Einstein un processo tortuoso e sofferto: è quanto emerge da un articolo appena pubblicato sull’European Physical Journal da Harry Nussbaumer dell’Istituto di Astronomia dell’ETH di Zurigo.

Nussbaumer ricostruisce l’intera vicenda a partire dal 1917, data in cui Einstein applicò all’Universo la sua teoria della relatività generale. Ne derivò un modello di Universo omogeneo e spazialmente curvato: è la teoria dell’Universo statico, secondo cui lo spazio non è né in espansione né in contrazione, ma è dinamicamente stabile. La cosmologia einsteiniana presentava però un problema non da poco: se la gravitazione è l’unica forza attiva, l’Universo dovrebbe collassare. Einstein risolse la questione introducendo una costante cosmologica alle sue equazioni della relatività generale: ecco aggirate le disastrose conseguenze della gravità.

Da quel momento in poi, contro la teoria “rivale” oppose una strenua resistenza. Ormai la maggior parte dei suoi contemporanei si era convinta che l’Universo fosse in espansione, e furono in molti a cercare di convincerlo. Per esempio, il fisico russo Alexander Friedman nel 1922 mostrò che proprio le equazioni di Einstein erano compatibili con la teoria dell’Universo in espansione; lo stesso fece l’astrofisico belga Georges Lemaître, che combinò la relatività generale con le osservazioni astronomiche. Ma Einstein non si diede per vinto, e ancora rifiutò di abbandonare il suo Universo statico.

Proseguendo il racconto di Nussbaumer, la svolta si ebbe nel 1931, ma non per l’incontro con Hubble. Alcuni documenti dell’Accademia Prussiana delle Scienze attestano infatti che il fisico adottò un modello dell’Universo in espansione insieme all’astronomo olandese Willem de Sitter. Teoria subito salutata da un unanime appoggio della comunità scientifica, e mantenuta pressoché invariata fino alla metà degli anni ’90. Una piccola consolazione per Einstein, che comunque non si perdonò l’abbandono della sua costante cosmologica.

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